Il Messina non riesce a trovare i tre punti nemmeno contro la Sancataldese e il pareggio casalingo lascia strascichi pesanti in chiave classifica. La squadra peloritana incassa il terzo risultato utile consecutivo senza vittoria, avvicinandosi pericolosamente alla zona calda della graduatoria. Il punto conquistato permette sì di ridurre di un'unità il distacco dai play-out, ma il rammarico per un'opportunità non sfruttata è tangibile nelle parole del tecnico Pippo Romano, che al termine dell'incontro non ha nascosto la propria amarezza per come si sono sviluppati gli eventi.
L'analisi del mister parte dalla fase iniziale della gara, quando il Messina aveva preso in mano le redini del gioco con autorevolezza. «Abbiamo avuto una buona partenza e siamo rimasti abbastanza alti per andare a recuperare palla nella metà campo avversaria», ha esordito Romano, sottolineando come il piano tattico studiato durante la settimana avesse funzionato egregiamente nei primi sessanta minuti circa. La squadra ha aggredito gli avversari nella loro zona di competenza, ha mantenuto un baricentro alto e ha saputo costruire trame di gioco interessanti. «Abbiamo fatto bene, poi dopo il vantaggio negli ultimi venticinque minuti siamo un po' crollati», ha proseguito l'allenatore, individuando il momento esatto in cui la partita ha cambiato volto.
Il crollo fisico della squadra negli ultimi venticinque minuti è stato evidente agli occhi di tutti, Romano compreso. «Fisicamente si vedeva che la gamba non c'era più per andare davanti», ha ammesso senza mezzi termini il tecnico, riconoscendo come il calo atletico abbia compromesso la capacità di spingere in fase offensiva e di mantenere la pressione sugli avversari. Quando le energie vengono a mancare, diventa difficile continuare a giocare con la stessa intensità e aggressività mostrate in precedenza, e la squadra inevitabilmente arretra. «Abbiamo avuto un calo fisico che ha portato la squadra a indietreggiare e abbiamo beccato un gol evitabile», ha aggiunto Romano, collegando direttamente il crollo atletico alla rete subita. Un gol che poteva e doveva essere evitato, frutto non tanto di una giocata straordinaria degli avversari quanto di una disattenzione difensiva favorita proprio dalla stanchezza.
Nonostante le difficoltà emerse nella parte conclusiva del match, Romano ha voluto sottolineare l'impegno profuso dai suoi ragazzi. «I ragazzi hanno lottato e corso, fino a quando hanno potuto», ha dichiarato, riconoscendo la generosità di un gruppo che ha dato tutto quello che aveva in termini di volontà e sacrificio. Il problema non è stato l'atteggiamento, non è stata la mancanza di applicazione, ma semplicemente il limite fisico che a un certo punto si è palesato in modo netto, impedendo alla squadra di mantenere il ritmo necessario per portare a casa i tre punti.
L'ex allenatore del Licata non ha utilizzato giri di parole per definire il risultato finale. «È una partita che volevamo e dovevamo vincere ma non ci siamo riusciti. Pazienza ma è un'occasione sprecata, senza giri di parole», ha affermato con franchezza, assumendosi la responsabilità di quanto accaduto e ammettendo apertamente che questa era una gara da conquistare. Il termine pazienza suona quasi di circostanza, perché è chiaro che la delusione prevale su qualsiasi tentativo di minimizzare. L'importanza della posta in palio era enorme, e Romano lo ha ribadito senza alcuna esitazione. «Questa partita valeva sei punti perché vincere significava ottenere una classifica buona e stare proprio a ridosso della salvezza diretta, in piena zona play-out», ha spiegato, chiarendo come la vittoria avrebbe avuto un doppio effetto benefico: aggiungere tre punti al proprio bottino e sottrarli a una diretta concorrente per la permanenza in categoria.
Il mancato successo, quindi, non rappresenta solo la perdita di due punti in senso assoluto, ma soprattutto l'occasione mancata di operare un sorpasso decisivo in classifica e di dare una svolta psicologica alla stagione. Rimanere invischiati nella zona play-out anziché issarsi verso la salvezza diretta è una differenza sostanziale, che si ripercuote sul morale della squadra e sull'ambiente che circonda la società. Da qui nasce l'urgenza di invertire immediatamente la rotta. «Dobbiamo ripartire da martedì, lavorare e cercare di fare meglio di quello che si è visto anche a livello di tenuta fisica», ha dichiarato Romano, fissando già il prossimo obiettivo. Non c'è tempo per piangersi addosso, bisogna rimboccarsi le maniche e affrontare con determinazione il lavoro settimanale per arrivare alla prossima sfida in condizioni migliori.
Il problema della tenuta atletica è stato ribadito ancora una volta dal tecnico. «È stato palese che negli ultimi venti-venticinque minuti non siamo riusciti più a ripartire, a spingere in avanti», ha sottolineato, mettendo il dito sulla piaga di una squadra che ha mostrato evidenti limiti sotto questo aspetto. Se nella prima ora di gioco il Messina era riuscito a dettare i ritmi e a tenere gli avversari nella propria metà campo, nel finale è emersa una fatica che ha impedito qualsiasi tentativo di ripartenza offensiva. I giocatori non riuscivano più a scattare, a proporsi per il passaggio, a chiudere rapidamente sugli avversari, e questa situazione ha inevitabilmente favorito la Sancataldese nel trovare spazi e occasioni.
Sul gol subito, Romano ha analizzato con precisione la dinamica dell'azione che ha portato al pareggio avversario. La difesa peloritana, fino a quel momento la meno battuta dell'intero girone d'andata, ha commesso un errore marchiano proprio nel momento cruciale. «Siamo andati nel pallone e il gol lo abbiamo beccato su un fallo laterale a favore nostro, su una palla persa non abbiamo ripiegato velocemente verso l'area di rigore», ha raccontato il mister, descrivendo una situazione in cui paradossalmente la squadra stava per battere una rimessa laterale a proprio favore. La perdita del possesso in quella circostanza ha colto il Messina impreparato, con i giocatori non abbastanza reattivi nel tornare a difendere la propria porta.
«C'è stato un cambio di gioco dalla parte in cui si batteva il fallo laterale, nessuno ha scalato velocemente, Barile si è trovato un po' da solo, poi ha messo questa palla dall'altra parte», ha proseguito Romano, ricostruendo passo dopo passo l'azione che ha portato alla rete del pareggio. La mancata scalata difensiva ha lasciato isolato un giocatore che si è trovato in difficoltà nel contrastare l'avversario, il quale ha poi avuto il tempo e lo spazio per effettuare un cross pericoloso dalla parte opposta. Una sequenza di errori individuali e collettivi che il tecnico non ha cercato di nascondere: «Abbiamo sbagliato sicuramente», ha ammesso con onestà, riconoscendo le responsabilità della squadra in quella circostanza. Per una retroguardia che aveva fatto della solidità il proprio punto di forza durante tutto il girone d'andata, concedere un gol del genere rappresenta una macchia che brucia particolarmente.
Sul fronte offensivo, Romano ha dovuto fare i conti con l'assenza ormai prolungata di Touré, elemento fondamentale nello scacchiere peloritano. Da tre partite consecutive la squadra deve rinunciare al suo apporto, e questo ha inevitabilmente inciso sulla capacità realizzativa del reparto avanzato, poco incisivo nei precedenti centottanta minuti di gioco. Per sopperire a questa mancanza, il tecnico ha deciso di dare spazio a volti nuovi, inserendo dall'inizio Tedesco e soprattutto gli esordienti Zerbo e Oliviero, che hanno garantito una verve diversa all'attacco.
«Abbiamo cercato di cambiare. Andrea l'ho tenuto in campo perché ha strappo e gamba e pensavo che in una situazione di uno contro uno sull'esterno poteva fare male, come è accaduto diverse volte», ha spiegato Romano riferendosi a Oliviero, evidenziando le caratteristiche fisiche e tecniche del giocatore che lo rendono particolarmente pericoloso nelle situazioni di duello individuale sulle corsie laterali. La scelta di mantenerlo in campo per tutta la durata della gara è stata dettata proprio dalla volontà di sfruttare la sua velocità e la sua capacità di saltare l'uomo negli uno contro uno, situazioni che effettivamente si sono create in diverse circostanze durante la partita.
Per quanto riguarda gli altri due inserimenti, Romano ha dovuto fare i conti con condizioni fisiche non ottimali e con i tempi di ambientamento. «È chiaro che ancora la condizione di Tedesco non è ottimale, Zerbo è arrivato venerdì e ancora non si conosce bene con i compagni, però ha qualità», ha ammesso il mister, riconoscendo i limiti oggettivi derivanti dalla preparazione non completa del primo e dalla scarsissima conoscenza dei meccanismi di squadra del secondo. Zerbo, arrivato solo due giorni prima della gara, ha avuto pochissimo tempo per integrarsi con il gruppo e per assimilare i movimenti dei compagni, ma le sue qualità tecniche sono parse evidenti anche in questa prima uscita. «Abbiamo cercato comunque di metterli in campo per dare ancora più spessore alla squadra», ha concluso Romano, sottolineando come la decisione di affidarsi a questi elementi sia stata dettata dalla necessità di alzare il livello qualitativo del reparto offensivo, anche a costo di sacrificare parte dell'amalgama e dell'intesa che si costruisce solo con il tempo.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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