Il futuro della Vibonese resta appeso a un filo, ma da oggi quel filo sembra decisamente più robusto grazie alle rassicurazioni di Pippo Caffo. In un clima di profonda incertezza, caratterizzato da scossoni societari e da un organico che appare smarrito, il presidente emerito e storico punto di riferimento del club ha deciso di uscire allo scoperto per lanciare un segnale di speranza e, allo stesso tempo, di sfida a tutto il territorio vibonese. La sua disponibilità a garantire la prosecuzione del campionato non è più in dubbio, rappresentando una certezza granitica in un momento in cui le nubi sul "Luigi Razza" sembravano farsi sempre più fitte.
Attraverso parole cariche di pragmatismo, l’imprenditore ha voluto chiarire la sua posizione nel corso di un confronto che mira a dare stabilità immediata alla squadra. «Io ci sono per la Vibonese, per come ci sono sempre stato. Mi incontrerò con il sindaco Romeo e gli ribadirò questo. Non getto la spugna», ha dichiarato fermamente, ponendo fine alle voci di un suo possibile disimpegno totale. Il suo supporto non sarà solo morale, ma si tradurrà in risorse economiche concrete per far fronte alle scadenze più urgenti. Grazie alle sponsorizzazioni e alle quote che devono ancora essere versate, la società avrà la liquidità necessaria per onorare gli impegni economici con i tesserati, garantendo il pagamento degli stipendi almeno fino al mese di febbraio.
Oltre all'aspetto finanziario, la preoccupazione di Caffo è rivolta alla tenuta psicologica del gruppo squadra. In una fase di transizione così delicata, il rischio di un crollo emotivo è altissimo e il presidente emerito ne è pienamente consapevole. «I giocatori in questo momento sono sbandati, non hanno un punto di riferimento se non il sottoscritto», ha ammesso, fotografando con estrema lucidità la solitudine dei calciatori in un contesto dirigenziale svuotato. Tuttavia, nonostante questa centralità ritrovata, Caffo ha ribadito di non voler tornare a occupare ruoli operativi o di rappresentanza formale, preferendo restare nelle retrovie come finanziatore e garante. «Io non voglio incarichi di responsabilità», ha precisato, lasciando così al primo cittadino Enzo Romeo il compito di ridisegnare l'organigramma e trovare nuove figure capaci di gestire il club quotidianamente.
Caffo ha anche voluto fare una riflessione amara sull'atteggiamento della classe imprenditoriale locale, evidenziando un paradosso che penalizza fortemente la crescita dello sport cittadino. Il suo è un attacco diretto a chi preferisce guardare altrove invece di investire sulle realtà del proprio territorio. «Qui è difficile trovare imprenditori anche che facciano da sponsor, però poi li trovi con i tabelloni allo stadio di Catanzaro. Così non può andare», ha tuonato, sottolineando come la Vibonese sia un patrimonio dell'intera provincia e non solo di una ristretta cerchia di appassionati. Sostenere una realtà in Serie D, d'altronde, è diventata un'impresa titanica a causa della riforma del lavoro sportivo che ha equiparato, sul piano dei costi fiscali e contributivi, il dilettantismo al professionismo. Per questo motivo, l'invito a farsi avanti è esteso a tutti: «Mi aspetto una risposta dell’intera città e della provincia, perché la squadra si chiama Vibonese e non Vibo Valentia: rappresenta tutti».
In merito alle critiche ricevute per l'eccessivo turnover di giocatori durante questa stagione, Caffo ha fornito una spiegazione tecnica legata alle attuali normative federali. Secondo il suo punto di vista, il mercato perennemente aperto fino a gennaio facilita una mobilità estrema che non risparmia nessuno, nemmeno la Vibonese. «Sono stati cambiati 40 giocatori? È frutto di una normativa che in pratica tiene aperto il mercato da luglio fino a fine gennaio, con la risoluzione contrattuale dei contratti», ha osservato, aggiungendo poi una nota polemica nei confronti di chi ha lasciato la maglia rossoblù senza troppi complimenti. «Alcuni giocatori hanno scelto di andare via loro, non sono stati costretti. Anche inventando scuse varie, mentre il giorno dopo li vedevi già accasati altrove». Per Caffo, dunque, non si tratta di una gestione fallimentare, ma di una dinamica che accomuna ormai moltissimi club della categoria.
Il prossimo passo istituzionale sarà il faccia a faccia con il sindaco Romeo, al quale verrà chiesto di accelerare la ricerca di nuove forze dirigenziali, specialmente alla luce di possibili ulteriori addii nel settore organizzativo. Anche sul fronte tecnico, Caffo ha preferito non dettare linee rigide, delegando le scelte alla gestione commissariale guidata dal Comune. Sull’eventualità di richiamare in panchina Raffaele Esposito, la posizione è di cauta attesa: «È una scelta che andrà meditata. Forse in questo momento sarebbe una soluzione giusta, forse no». Qualunque sia la decisione, l'importante resta l'obiettivo comune di traghettare la squadra verso acque più tranquille.
L'orizzonte immediato si chiama salvezza, un traguardo che va conquistato prima possibile per poter programmare con serenità il prossimo anno, per il quale Caffo ha già garantito il rinnovo della sua sponsorizzazione principale. Ma prima c'è il campo e c'è bisogno del calore della piazza. L'appello finale è un'invocazione alla compattezza in vista del prossimo impegno casalingo. «Adesso la città deve fare quadrato attorno alla squadra, bisogna raggiungere al più presto la salvezza e poi guardare alla prossima stagione», ha concluso il presidente emerito. Domenica, contro il Sambiase, lo stadio "Luigi Razza" dovrà tornare a essere una bolgia per spingere la Vibonese oltre l'ostacolo e dimostrare che la città ha davvero recepito il messaggio del suo principale sostenitore.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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