Il sipario sulla stagione della Virtus Francavilla si è abbassato lasciando dietro di sé un clima di forte tensione e incertezza. Il presidente Antonio Magrì, intervenendo per analizzare un’annata che ha visto i biancazzurri scivolare dal sogno di vertice a un anonimo nono posto, non ha nascosto l'amarezza per come si è concluso il percorso sportivo.
«È stato un anno complicato, non siamo partiti benissimo e purtroppo siamo stati costretti a fare il cambio di guida tecnica e di direzione sportiva per rilanciare il nostro progetto» ha esordito il patron, sottolineando come gli sforzi economici non siano mancati. «Anche quest’anno sono stati fatti investimenti importanti ma c’è da considerare anche che il girone H di serie D è un vero e proprio inferno».
Secondo la visione del numero uno del club, il raggruppamento pugliese-lucano nasconde insidie mortali per chiunque. «Squadre che partono per vincere rischiano di retrocedere come è successo quest’anno a Sarnese, Nola ed Heraclea e come è successo due anni fa al Barletta» ha precisato Magrì per inquadrare le difficoltà di un torneo estremamente competitivo.
Sul fronte tecnico, il presidente ha voluto chiarire quali fossero le reali ambizioni della società al momento della firma dei nuovi responsabili dell'area sportiva. «L’obiettivo di questa stagione era quello di fare un campionato importante, abbiamo allestito una rosa con un budget superiore a quello di altre squadre che hanno chiuso sopra di noi. L’arrivo di Taurino e Fernandez conferma questa ambizione».
Magrì ha poi rivelato un dettaglio contrattuale per smentire l'idea di una stagione di transizione: «Non credo che venivano a Francavilla per raggiungere la salvezza, entrambi così come molti componenti della squadra avevano un premio definito contrattualmente al raggiungimento e alla vittoria dei playoff».
Il punto di rottura mediatico è arrivato però dopo le recenti dichiarazioni dell'allenatore Roberto Taurino, che aveva allargato l'analisi del momento critico agli ultimi quattro anni di gestione societaria. Una presa di posizione che il patron non ha affatto gradito, definendola senza giri di parole inappropriata per un tesserato.
«Ho ascoltato con stupore le dichiarazioni del nostro tecnico Roberto Taurino» ha ammesso Magrì. «Mi sembra francamente irrispettoso che un allenatore faccia considerazioni che vanno oltre le valutazioni di una singola partita appena terminata o comunque oltre il periodo che lo ha visto protagonista sulla panchina della squadra di cui ha la responsabilità tecnica».
Nonostante la fermezza, il presidente ha provato a smorzare i toni ricordando il legame di lunga data con il mister: «Devo dire che sono abituato ad alcuni suoi eccessi in termini di comunicazione e diciamo che lo “giustifico” perché lo conosco da tanti anni e conosco la sua foga dettata anche dal forte attaccamento al progetto e alla piazza».
Magrì ha rivendicato con forza il sostegno dato all'allenatore anche nei momenti più bui: «Ho “giustificato” pubblicamente, proponendo anche ricorso, il famoso gesto che ha dato origine alle 12 giornate di squalifica. E non so quanti altri Presidenti lo avrebbero fatto. Nessuno gli ha mai addebitato responsabilità specifiche, ma un presidente ha il diritto oltre che il dovere di esprimere insoddisfazione».
I numeri delle ultime giornate, d'altronde, parlano chiaro secondo la proprietà. «Nelle ultime quattro partite la squadra ha totalizzato solo un punto subendo ben 11 reti e realizzandone solo 3. Mi sembra assolutamente fuori luogo da parte di un tesserato allargare le valutazioni agli ultimi 4 anni parlando addirittura di fallimenti. Lo faccio solo per ristabilire pubblicamente verità e rispetto dei ruoli».
Entrando nel merito dei risultati storici del club, Magrì ha respinto l'etichetta di fallimento globale per il recente passato della Virtus. «È ingiusto e ingeneroso parlare di fallimenti. Negli ultimi quattro anni l’unica vera stagione negativa è stata quella della retrocessione, tra l’altro maturata negli ultimi 10 minuti di una sfortunata partita di playout».
Per il presidente, non raggiungere un traguardo non equivale a un disastro sportivo totale: «Negli altri tre anni non abbiamo raggiunto i playoff ma neanche fatto i playout, non credo che questo possa essere considerato un fallimento ma semplicemente un mancato raggiungimento degli obiettivi. I fallimenti nel calcio sono ben altri!».
Il futuro resta un rebus, anche se i contratti direbbero altro. «Se sarò ancora io il presidente di questa società, la mia intenzione è quella di rispettare i contratti in essere. Sia Fernandez che Taurino sono persone valide di cui conosco bene la professionalità, non ci sarebbe motivo per cambiare, ma andrebbe capita anche la loro volontà».
In chiusura, un pensiero rivolto alla gradinata, l'unica componente che sembra essere uscita indenne dalle critiche presidenziali. «Vorrei fosse chiaro che le mie scelte hanno esclusivamente natura personale e non sono legate ai tifosi o alla piazza. Anzi devo dire che ringrazio i tifosi che quest’anno sono stati davvero encomiabili, percepisco ogni giorno tutto l’affetto verso la mia persona».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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