Il calcio dilettantistico sardo si trova a un bivio. Da una parte un livello tecnico che nell'ultima stagione ha raggiunto standard elevati, dall'altra una serie di problematiche strutturali che rischiano di compromettere la crescita del movimento. A fotografare questa situazione complessa è Giacomo Demartis, 41 anni, ex calciatore di Torres, Savona, Grosseto e Rieti, che si appresta ad affrontare la sua seconda stagione consecutiva alla guida dell'Ossese nel campionato di Eccellenza sarda.
In una lunga intervista rilasciata al quotidiano "La Nuova Sardegna", il tecnico originario di Ossi ha offerto una panoramica lucida e critica del calcio regionale, toccando temi che vanno dalla qualità dei giovani talenti alle dinamiche economiche che caratterizzano anche le categorie più basse.
L'Eccellenza sarda al top, ma tornano i fuori quota
Secondo Demartis, il campionato di Eccellenza della scorsa stagione ha rappresentato un punto di riferimento qualitativo. «Prendo in considerazione quello che conosco meglio: il campionato di Eccellenza. Nella della passata stagione direi ottimo: il migliore degli ultimi anni. All'innalzamento della qualità generale ha contribuito molto l'abolizione dei fuori quota», ha dichiarato l'allenatore dell'Ossese.
Una valutazione positiva che però si scontra con una decisione che il tecnico non condivide pienamente: la reintroduzione dei fuori quota per la prossima stagione. «Il motivo penso sia lo stesso: la crescita dei giovani, specialmente i nostri. Io però credo fortemente nella meritocrazia. Un calciatore deve scendere in campo se ne ha i mezzi, non per regolamento. E se un giovane è bravo è giusto che giochi, a prescindere dall'età», ha spiegato Demartis, mettendo l'accento sulla necessità di valorizzare il merito piuttosto che l'anagrafe.
Il declino della qualità giovanile: cause e conseguenze
Uno dei passaggi più significativi dell'intervista riguarda l'analisi del panorama giovanile sardo. Se da un lato Demartis riconosce la presenza di «qualche talento interessante», dall'altro non nasconde una preoccupazione generale: «In linea generale la qualità sta scendendo. La mia generazione e quelle precedenti hanno sfornato calciatori di grandi doti. Ogni squadra, a partire dalla Prima Categoria, aveva 2-3 elementi in grado di fare la differenza. Ora trovare giovani di questa levatura è più difficile».
Le cause di questo declino sono molteplici e interconnesse. Demartis individua innanzitutto un fattore spesso sottovalutato: «Uno è stato da molti sottovalutato: il calo demografico». A questo si aggiunge la scomparsa di quella palestra naturale che era il calcio di strada: «L'altro aspetto invece lo sottolineano tutti: la mancanza del calcio di strada che abituava il giovane calciatore a scelte e situazioni che avrebbe trovato nell'immediato futuro nelle ufficialità delle gare».
Il confronto generazionale è impietoso: «Inoltre le scuole calcio danno la possibilità di allenarsi qualche ora la settimana. Noi bambini di allora giocavamo 3-4 ore al giorno». Ma c'è un elemento che secondo il tecnico ha influito pesantemente sul movimento calcistico nazionale: «Però c'è un importante motivo per la minore qualità: i due mondiali mancati dall'Italia, che addirittura potrebbero essere tre. Queste rassegne agivano da traino a tutto il movimento».
Le criticità del sistema delle scuole calcio
L'analisi si estende anche al funzionamento delle scuole calcio, dove Demartis rileva problematiche di approccio e metodologia. «Se non si sfornano tanti talenti qualcuno dovrebbe interrogarsi sui motivi. Che si punti prioritariamente sulla competenza dei tecnici e non su altri fattori», ha osservato, suggerendo la necessità di una maggiore professionalizzazione del settore giovanile.
Ma il problema va oltre gli aspetti puramente tecnici: «Ma c'è anche un'altra considerazione: non tutti i ragazzi vedono il calcio come possibile prospettiva di crescita culturale e sociale. Tutto ciò è a discapito della passione, motore trainante per emergere nello sport». Una riflessione che tocca il cuore del rapporto tra giovani e calcio, evidenziando come sia venuto meno quell'aspetto formativo che un tempo caratterizzava lo sport.
L'eccesso di denaro: un problema trasversale
Una delle critiche più dure di Demartis riguarda la gestione economica del calcio dilettantistico. «Sì, sono troppi. Anche in Seconda e Prima Categoria ci sono budget eccessivi. C'è una rincorsa spasmodica alla vittoria del campionato. Ciò crea squilibrio, a volte false aspettative», ha denunciato il tecnico, evidenziando come l'ossessione per i risultati immediati stia distorcendo i valori del calcio dilettantistico.
La soluzione, secondo Demartis, passa attraverso un cambio di mentalità: «Le società dovrebbero avere più pazienza, non sempre infatti i soldi portano risultati. In una piccola realtà ad esempio anzitutto bisognerebbe avvicinare il calcio alla comunità». Un approccio che privilegia la sostenibilità e il radicamento territoriale rispetto alla logica del risultato a tutti i costi.
La questione stranieri: numeri e motivazioni
Anche il tema degli stranieri nel calcio dilettantistico trova spazio nell'analisi di Demartis, che individua luci e ombre: «Un numero eccessivo e questo a volte soffoca la crescita dei nostri ragazzi. Devo anche sottolineare che diversi stranieri, a pari età con i nostri, appaiono più motivati. Una forma mentis maggiormente volitiva».
Il tecnico dell'Ossese mostra però una visione equilibrata della questione: «Ricordiamoci però che viviamo in un mondo globalizzato. Un ambiente totalmente diverso a quello in cui sono cresciute le nostre generazioni», riconoscendo come i cambiamenti sociali abbiano inevitabilmente influenzato anche il mondo del calcio.
L'Ossese e le ambizioni per la nuova stagione
Guardando alla prossima stagione, Demartis ha delineato gli obiettivi della sua Ossese: «Senza spese pazze cercheremo di effettuare un campionato di vertice. Buona parte della rosa dello scorso anno sarà riconfermata. Poi ci saranno acquisti mirati. Sarà un torneo bellissimo, con avversari del calibro di Nuorese, Tempio e Ilva, solo per citare alcuni nomi».
Un approccio che rispecchia la filosofia del tecnico, basata sulla continuità e sulla programmazione piuttosto che sui colpi di mercato. L'orgoglio di allenare la squadra del proprio paese rappresenta un valore aggiunto: «Anzitutto orgoglioso, uno stimolo in più per dare il massimo», ha concluso Demartis, sintetizzando il legame emotivo che lo lega al progetto Ossese.
La stagione che si appresta ad iniziare rappresenterà quindi un banco di prova importante per verificare se le ricette proposte da Demartis - meritocrazia, sostenibilità economica e radicamento territoriale - possano davvero rappresentare una via alternativa per il calcio dilettantistico sardo.
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