La redazione di Notiziariocalcio.com prosegue la sua inchiesta approfondita sulle complessità logistiche ed economiche che le formazioni sarde devono affrontare militando nei campionati nazionali dilettantistici. Affrontare un torneo come la Serie D, pur rappresentando un importante veicolo di visibilità e competizione, si trasforma per i club isolani in una vera e propria odissea settimanale, con un impatto significativo sui bilanci e sull'organizzazione societaria.
Abbiamo contattato ogni singola società sarda attualmente impegnata nel Girone G di Serie D, estendendo l'indagine anche a chi ha partecipato al medesimo campionato negli anni precedenti. L'obiettivo è tracciare un quadro completo delle difficoltà strutturali che gravano sul calcio isolano.
Protagonista della nostra conversazione odierna è Federico Russu, Segretario Generale e Coordinatore delle Operazioni Logistiche dell'Olbia. Con lui abbiamo analizzato i costi, gli sforzi organizzativi e le soluzioni possibili per alleggerire l'enorme peso delle trasferte che, di fatto, trasformano i dirigenti in veri e propri specialisti del trasporto aereo e navale.
«Siamo ormai abituati alle difficoltà, sia come prima squadra che come settore giovanile. Assumersi l'impegno di organizzare un viaggio che include aereo o nave fa parte della nostra routine. Tuttavia, il problema principale rimane l'aspetto economico: i costi di queste trasferte sono estremamente significativi nel bilancio di una società come l'Olbia. Le difficoltà sono strettamente logistiche, soprattutto in base al girone in cui veniamo inseriti».
«In questa stagione, la maggiore criticità è rappresentata dalle trasferte in Campania. Questo perché l'itinerario tipico prevede prima l'arrivo all'aeroporto di Fiumicino, e solo successivamente il trasferimento via terra per raggiungere la Campania, aggiungendo un notevole dispendio di tempo e chilometri. Quando, invece, si gioca nella zona di Roma, l'organizzazione è più semplice. I costi, comunque, sono sempre importanti: spostare una delegazione di circa trenta persone è oneroso, nonostante l'esistenza di convenzioni con alcune compagnie. La logistica è gestibile quando si gioca nelle vicinanze di Roma o Civitavecchia, dove nel raggio di 50-60 km si hanno a disposizione tutte le strutture necessarie. Ma quando bisogna recarsi a Nola, Nocerina, Vallo della Lucania... si parla di dover coprire anche 300 chilometri di pullman».
Russu evidenzia la frequenza e la complessità di queste operazioni: «Il fatto è che lo facciamo ogni due settimane; in pratica, diventiamo quasi un'agenzia di viaggi. Siamo costantemente in contatto con vari hotel e referenti logistici. Fare calcio in Sardegna richiede questo, e noi a Olbia siamo persino agevolati dalla presenza sia del porto che dell'aeroporto».
«Questo girone di Serie D è comunque più abbordabile rispetto a quando eravamo in Serie C e affrontavamo trasferte sul versante adriatico o al Nord, che erano nettamente più complicate. Ora, a incidere maggiormente sono le quattro o cinque squadre campane. Esistono delle sovvenzioni da parte della Regione Sardegna, ma i fondi arrivano soltanto a fine anno, costringendoci ad anticipare tutte le spese».
Per quanto riguarda la prenotazione dei biglietti, la regola è una sola: «Bisogna lavorare sempre con grandissimo anticipo, specialmente in prossimità delle festività, e per poter usufruire del risparmio dato dalla tariffa residenti».
«Per quanto riguarda la prima squadra, mi viene da scherzare: in questo momento, mi sento quasi un segretario da Serie A, dovendo gestire aereo e albergo con regolarità. Tuttavia, ripensando ai miei sette anni come segretario dell'attività agonistica, spesso viaggiavamo con la nave verso Livorno. Ricordo un aneddoto particolare: una volta, in occasione del ritorno da una trasferta con la Primavera a Lecco, dopo l'arrivo a Livorno, abbiamo rischiato di rimanere a terra perché il portellone della nave era già chiuso al nostro arrivo, poi, per fortunam ci hanno aspettato. O ancora, quando giocammo a Bolzano, la trasferta ci portò via ben due giorni».
Rispetto alla preferenza delle destinazioni, Russu è chiaro: «Assolutamente meglio le squadre napoletane che le salernitane. Il top per noi sarde sarebbe un girone sardo-laziale, anche se comprendo bene che l'alternanza e i problemi di ordine pubblico possano influire sulla composizione dei raggruppamenti. Il nodo cruciale sono i collegamenti: se ci fosse un volo diretto Olbia-Napoli operativo con costanza, cambierebbe tutto. Noi, per esempio, per andare a Nocerina, siamo costretti ad arrivare a Roma e da lì percorrere in pullman 300-400 km. La nostra difficoltà si riflette anche sul rientro, il che ci obbliga spesso a chiedere l'anticipo delle partite».
Sulla trasferta più complicata in assoluto: «La trasferta a Ischia è un calvario. Bisogna chiedere di giocare la mattina, altrimenti è impossibile fare in tempo a rientrare a Roma per prendere l'aereo, il che rende obbligatorio partire il giorno prima. Quest'anno, pur di abbattere i costi, abbiamo effettuato qualche trasferta su Roma in giornata: alle sei del mattino si deve essere in aeroporto, si arriva a Roma, si mangia al volo, si gioca e si rientra. È un vero massacro».
«A livello logistico, la soluzione passa attraverso i collegamenti principali che, per Olbia, Alghero e Cagliari, rimangono Roma o Milano. O ci spostano al Nord, o è essenziale che si rimanga nel Lazio, per ridurre al minimo i chilometri di trasferimento via terra. A Milano, nel raggio di 100 km, si trovano molte squadre, lo stesso vale per Roma. L'ideale sarebbe un accorpamento con un'unica regione. Dai tre aeroporti principali della Sardegna, il collegamento più semplice e frequente è quello con il Lazio. Da Olbia, una possibile alternativa agevolata sarebbe anche la Toscana, in quanto la tratta navale da Livorno è quotidiana; ma questo creerebbe problemi logistici alle altre squadre sarde. Bisogna sempre considerare anche le esigenze delle altre società: se si parla con i colleghi del Lazio, quando vedono squadre sarde nel girone... si mettono le mani nei capelli. Ma una cosa è venire cinque volte in Sardegna, un'altra è per noi dover andare tredici volte sulla terraferma».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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