Il nuovo anno è appena iniziato ma a Bari sembra non esserci alcuna tregua. La situazione che avvolge il club pugliese appare sempre più complessa e difficile da decifrare, con una crisi che non accenna a trovare soluzioni e che, anzi, continua ad aggravarsi settimana dopo settimana. La sconfitta patita contro la Carrarese ha rappresentato l'ennesimo colpo al morale di una squadra che sembra incapace di reagire, intrappolata in un momento negativo che dura ormai da troppo tempo e che sta consumando certezze, fiducia e prospettive.
I galletti non riescono a sollevarsi da una fase di stagione che li ha visti arrancare in campo e arrancare altrettanto fuori dal rettangolo di gioco, dove il mercato sta procedendo a rilento e le manovre per rinforzare la rosa appaiono timide, inconcludenti, prive di quella determinazione che servirebbe per invertire la rotta. Le settimane di emergenza si sono accumulate senza che arrivassero risposte concrete, e ora la sensazione è quella di una società che sta scivolando sempre più in basso, senza riuscire a trovare appigli per fermare la caduta.
Anche Vincenzo Vivarini, l'allenatore chiamato a guidare la squadra in questa stagione travagliata, non nasconde più il proprio malessere. Il tecnico, che in passato ha allenato Frosinone e Pescara, ha deciso di non tenere più per sé le proprie perplessità e ha parlato con franchezza sia prima che dopo la partita contro la Carrarese, esprimendo senza mezzi termini la propria insoddisfazione per un progetto di rosa che non riesce a prendere forma. Le sue parole hanno riempito il vuoto dialettico di una situazione che, osservando solamente quanto accade in campo, risulterebbe invece quasi apatica, priva di slanci e di energia. Vivarini ha dunque scelto di scuotere l'ambiente, di mettere in chiaro che qualcosa non funziona e che servono cambiamenti.
Ma la crisi non si ferma alla panchina. Nelle ultime ore, infatti, è riemersa con forza l'ipotesi di un allontanamento del direttore sportivo Magalini, una prospettiva che, se confermata, assumerebbe contorni paradossali. Siamo infatti in pieno mercato, una finestra che la società avrebbe dovuto sfruttare con lucidità e programmazione per dare alla squadra quegli innesti necessari a cambiare il volto di una stagione deludente. Eppure, proprio in questa fase delicata, il dirigente che avrebbe dovuto orchestrare le operazioni si ritrova con la posizione traballante, contestato e apparentemente destinato a lasciare.
La questione solleva interrogativi pesanti. Se davvero il Bari dovesse procedere con l'allontanamento di Magalini, significherebbe ricominciare da capo in un momento in cui il tempo è prezioso e le rivali si stanno muovendo con decisione per rafforzarsi. Perché non agire prima, magari durante la pausa, per evitare di sprecare giorni fondamentali e per permettere a un nuovo dirigente di impostare il mercato con la necessaria tranquillità? Invece, il club si ritrova ora ad aver fatto poco o nulla nelle prime battute della sessione invernale, accumulando un ritardo che rischia di pesare come un macigno sul prosieguo della stagione e avendo per di più lavorato con un uomo ormai inviso a una larga parte della tifoseria.
La posizione di Magalini non sarebbe l'unica a essere in bilico. Anche l'ex capitano Di Cesare, figura che ha rappresentato tanto per il Bari nei suoi anni da giocatore, si ritrova oggi al centro di voci e malumori. Una consistente fetta dei tifosi sembra aver perso fiducia nei suoi confronti, anche se il suo destino potrebbe non essere necessariamente legato a quello di Magalini. Tuttavia, l'incertezza che aleggia attorno a entrambe le figure contribuisce a rendere ancora più confuso e instabile il quadro complessivo.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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