La retrocessione sembra scritta, i numeri parlano chiaro e la classifica non lascia spazio a molte interpretazioni. Eppure, nello spogliatoio dello Spezia, nessuno ha ancora pronunciato la parola resa. «Mancano ancora 4 gare, dovremo giocarle tutte al massimo, dobbiamo provarci, sarebbe un delitto non farlo»: con queste parole il tecnico Luca D'Angelo ha risposto a chi, dopo il match contro il Mantova, chiedeva se avesse ancora senso parlare di salvezza. Una risposta che racchiude l'essenza di uno spogliatoio che, almeno a parole, non si è ancora arreso.
Il quadro, tuttavia, è impietoso. In trentaquattro giornate di campionato, le Aquile hanno collezionato appena sette vittorie — un dato che le accomuna al solo Pescara nel novero delle squadre meno vincenti del torneo — nove pareggi e ben diciotto sconfitte, primato negativo assoluto dell'intera competizione. Quattro i punti che separano lo Spezia dalla zona playout, un abisso da colmare in appena quattro turni. L'aritmetica del possibile è spietata: per raggiungere almeno lo spareggio salvezza, i liguri dovrebbero vincere tre delle quattro partite rimanenti e pareggiarne una. Un'impresa che rasenta l'utopia, ma che — ed è qui il punto — non è tecnicamente impossibile.
Tecnico, giocatori, dirigenza, proprietà e tifoseria sembrano tutti aggrappati alla stessa fragile fiamma. Non si tratta di illusione, precisano in molti nell'ambiente spezzino, ma di una combattività che vuole resistere fino all'ultima occasione utile. Il problema, riconosciuto anche internamente, è che la squadra ha mostrato nel corso della stagione una fragilità disarmante, persino nei suoi elementi di maggiore esperienza. Le paure hanno troppo spesso prevalso sulla tenacia, le incertezze caratteriali hanno pesato quanto — se non più — i limiti tecnici. Perché la rimonta possa anche solo avvicinarsi al limite del credibile, sarà necessario che quei meccanismi si invertano radicalmente e in tempi brevissimi.
Eppure il calcio, si sa, ha la memoria lunga e sa essere generoso con chi ci crede fino in fondo. La storia recente della Serie B offre almeno tre precedenti capaci di alimentare, con qualche fondamento, la speranza spezzina.
Il caso più recente e forse più emblematico è quello della Reggiana nella scorsa stagione. Al giro di boa della trentaquattresima giornata, i granata emiliani occupavano la penultima posizione in classifica con 32 punti, preceduti nell'ordine dal Brescia a 34, dal Cittadella a 35 e dalla Salernitana a 36 — le ultime due in zona playout. Un'agonia che sembrava volgere verso il peggio. Invece, la Reggiana inanellò quattro vittorie consecutive contro Cittadella, Modena, Spezia e Juve Stabia, conquistando una salvezza diretta che in pochi avrebbero scommesso. Un epilogo clamoroso, che trasformò quella che sembrava una condanna in uno dei finali di stagione più sorprendenti degli ultimi anni.
Ancora più indietro nel tempo, nella stagione 2021-22, il Vicenza guidato da Francesco Baldini si trovava in una situazione per molti versi sovrapponibile. Terz'ultimo in classifica con 25 punti, i biancorossi veneti accusavano un ritardo di tre lunghezze dal Cosenza — all'epoca in zona playout — e di quattro dall'Alessandria. Nelle quattro giornate conclusive, il Vicenza raccolse nove punti, riuscendo persino a battere la capolista Lecce, e centrò l'obiettivo minimo dei playout. Lo spareggio fu poi disputato e perso contro il Cosenza, ma quella rimonta parziale rimase nella memoria collettiva come dimostrazione concreta di quanto il calcio possa riservare sorprese fino alla fine.
Il precedente forse più pertinente alla situazione attuale dello Spezia risale però al campionato 2019-20, e protagonista fu proprio il Cosenza, allora guidato da mister Occhiuzzi e con in rosa alcuni giocatori poi passati alle Aquile — tra cui Sciaudone, Baez e Bruccini. I calabresi erano penultimi con 34 punti, a quattro lunghezze dalla zona playout occupata dalla Juve Stabia a quota 38. La distanza era identica a quella che oggi separa lo Spezia dalla salvezza. Il Cosenza vinse tutte e quattro le partite rimanenti — contro Pordenone, Pisa, Empoli e la stessa Juve Stabia — e si salvò direttamente, recuperando nell'arco di un mese ben otto punti al Perugia. Un'autentica impresa sportiva, entrata di diritto nell'antologia delle rimonte impossibili della cadetteria italiana.
Sono storie diverse, con protagonisti diversi e contesti diversi. Ma tutte raccontano la stessa verità: fino a quando la matematica lascia aperta anche solo una finestra, quella finestra merita di essere tenuta spalancata. Lo Spezia ne è consapevole, e in quei tre precedenti cerca la scintilla per alimentare una fiducia che i numeri di questa stagione avrebbero altrimenti già spento del tutto.
Quattro partite. Un'impresa ai limiti del realistico, ma non oltre quei limiti. Come amava ripetere un celebre personaggio cinematografico: «Si può fare».
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