Il calcio, si sa, è fatto di storie che si intrecciano, di addii e di ritorni. Quella di Francesco Fedato con la Lucchese è una di quelle narrazioni che trascendono la mera dimensione sportiva, intessuta di affetto reciproco, appartenenza e ambizione condivisa. Il suo rientro in rossonero, avvenuto nel mercato di gennaio, ha rappresentato uno dei colpi più significativi della stagione, contribuendo in maniera determinante alla conquista del titolo nel campionato d'Eccellenza.
Un traguardo che, a inizio stagione, non era affatto scontato. La società aveva dovuto ripartire ad agosto affrontando numerose difficoltà, costruendo da zero un gruppo capace di reggere le pressioni di un torneo che, come sottolinea lo stesso Fedato, ha visto crescere significativamente il livello tecnico rispetto alle edizioni precedenti.
L'approdo di Fedato alla Lucchese nella finestra invernale di calciomercato non è stato frutto del caso. Il giocatore, che aveva trascorso la prima parte della stagione a Treviso, aveva già manifestato la volontà di tornare nella città toscana dopo l'esperienza della stagione precedente, vissuta con la maglia rossonera e culminata nella costruzione di «qualcosa di straordinario», come lui stesso ha definito quel percorso.
«Dopo un anno complicato come quello dello scorso anno, nel quale siamo riusciti a costruire qualcosa di straordinario, avrei voluto ripartire da qui in qualsiasi categoria. Purtroppo non ci sono state subito le tempistiche e quando si è prospettata la possibilità di andare a giocare a Treviso ho deciso di accettare. Poi a gennaio è arrivata la chiamata della nuova proprietà della Lucchese, che mi ha illustrato il progetto ed ho capito subito che il presidente ed il direttore sono persone serie, che vogliono creare un percorso ambizioso», ha dichiarato il giocatore in una intervista al quotidiano "La Nazione" a firma della giornalista Alessia Lombardi.
Parole che raccontano di una scelta ponderata, fondata non soltanto sul legame sentimentale con la città, ma anche su una valutazione lucida del contesto societario. La fiducia nella nuova proprietà, percepita come solida e orientata a un progetto di lungo respiro, ha fatto la differenza nel convincere Fedato ad accettare il trasferimento a stagione in corso.
Una volta inserito nel contesto della prima squadra, Fedato ha trovato rapidamente la sua dimensione. Sotto la guida tecnica di mister Pirozzi, il giocatore ha ottenuto quella continuità di impiego che gli ha permesso di esprimere al meglio le proprie qualità, mettendo sistematicamente in difficoltà le difese avversarie grazie a un repertorio tecnico di indubbia qualità.
Il suo contributo alla causa rossonera è stato tutt'altro che marginale: Fedato ha rappresentato uno degli elementi più influenti nelle fasi decisive della stagione, incarnando quella maturità e quella esperienza capaci di fare la differenza nei momenti cruciali.
L'episodio simbolo del campionato è arrivato domenica scorsa, nella partita contro il Perignano. Con il punteggio ancora fermo sullo zero a zero, Fedato si è presentato sul dischetto con la fredda determinazione di chi ha vissuto situazioni di pressione ben più intense nel corso della carriera. Il rigore è entrato in rete, sbloccando una gara che il gruppo aveva preparato con grande attenzione tattica, consapevole di avere di fronte un avversario di alto livello.
«È stata un'emozione unica segnare davanti ad un pubblico del genere che mai si era visto in una partita d'Eccellenza. Con i miei compagni ci siamo detti di partire subito forti, perché davanti avevamo un avversario molto forte, che in questo campionato ha fatto molto bene. Poi il rigore ha sbloccato il match e siamo stati bravi a chiuderlo nel momento migliore», ha raccontato Fedato.
Il Porta Elisa, gremito in modo inusuale per una categoria come l'Eccellenza, ha offerto uno scenario emozionale che ha amplificato il valore della prestazione. Un pubblico straordinario, protagonista tanto quanto i calciatori in campo.
Oltre al calcio, c'è qualcosa di più profondo che lega Fedato a Lucca. La città ha conquistato non soltanto il giocatore, ma anche la sua famiglia, e questo elemento affettivo pesa in maniera concreta nelle riflessioni sul futuro.
«Certamente che vorrei rimanere qui. A Lucca sto molto bene, è una Città meravigliosa, dove anche la mia famiglia si trova benissimo e vorrei continuare il mio cammino con la magia della Lucchese», ha affermato senza esitazioni.
Parole di un uomo radicato, non di un calciatore di passaggio. E in un mondo dove la mobilità è la norma, un legame così genuino con un luogo e con una maglia acquista un valore particolare, sia per il giocatore stesso sia per i tifosi che lo sostengono.
Nel guardare avanti, Fedato non dimentica di rendere merito a chi ha reso possibile questo titolo. Il ringraziamento va al presidente, al direttore sportivo, allo staff tecnico e ai compagni di squadra, protagonisti di una cavalcata che ha richiesto sacrifici e coesione sin dal primo giorno di ritiro estivo.
«Prima di tutto voglio fare i complimenti al presidente, al direttore, ai miei compagni di squadra e a tutto lo staff, perché ripartire ad agosto con tante difficoltà non era assolutamente scontato. Il campionato d'Eccellenza rispetto a qualche anno fa è migliorato tantissimo e non era scontato vincere», ha precisato il giocatore, riconoscendo implicitamente il lavoro collettivo che sta alla base di ogni impresa sportiva.
E per il futuro, il messaggio è chiaro: «Adesso bisogna rimanere tutti uniti perché credo che anche il prossimo anno ci possiamo togliere qualche bella soddisfazione. Vedere un pubblico come quello di domenica al Porta Elisa è stato qualcosa di unico e spettacolare, che ci ha dato una marcia in più».
Un campionato vinto, un gruppo ritrovato, una città innamorata della propria squadra. La storia di Francesco Fedato e della Lucchese è ancora in corso, e le premesse per scrivere nuovi capitoli appaiono più solide che mai.
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