Cinque gare consecutive senza sconfitte, ma ancora nessun successo davanti al proprio pubblico. Il Campobasso non va oltre l'1-1 contro la Torres e prolunga la propria serie positiva, mancando però per l'ennesima volta l'appuntamento con i tre punti tra le mura amiche, attesi dai tifosi fin dalla prima giornata.

A commentare la gara, in sala stampa, è stato il vice allenatore Davide Calabrese, chiamato a sostituire Mangia per effetto della lunga squalifica inflitta al tecnico. Il suo racconto restituisce l'immagine di una partita dominata a tratti, ma decisa ancora una volta da un episodio.

Il copione, ha riconosciuto Calabrese, ricalca quello del confronto con il Pineto: tante occasioni, poca concretezza e un episodio che finisce per indirizzare l'esito. Il vice ha ricostruito le opportunità create nel primo tempo, a partire dal quinto minuto, quando Bifulco si è trovato a tu per tu con il portiere avversario, situazione ripetutasi poi per due volte con Prado, senza dimenticare le conclusioni dalla distanza di Stoppa.

Il vantaggio è arrivato da una palla inattiva, grazie a Corbo, su calcio d'angolo. Un'impresa non da poco, perché la Torres non aveva mai subito una rete in quel modo e il Campobasso è stato il primo a riuscirci. Nella ripresa la gara si è fatta più spezzettata e gli ospiti hanno trovato il pari proprio su un corner, sul quale Calabrese ha espresso più di una perplessità.

«Sicuramente è stata una partita molto simile a quella contro il Pineto. Nel primo tempo abbiamo creato tanti presupposti per andare in vantaggio. Già al quinto minuto Bifulco si è trovato a tu per tu con il portiere, poi è successo altre due volte con Prado. Abbiamo creato quattro o cinque situazioni nitide, oltre a qualche conclusione dalla distanza con Stoppa, senza però riuscire a concretizzare. Poi siamo riusciti a segnare su palla inattiva e loro non avevano mai subito un gol in questo modo. Eravamo stati bravi a sfruttare quella situazione. Nello spogliatoio avevamo detto che un singolo episodio avrebbe potuto cambiare l'inerzia della partita e così è stato. Nel secondo tempo è venuta fuori una gara più sporca. Loro, sia nel primo sia nel secondo tempo, hanno cercato molto le verticalizzazioni alle spalle della nostra linea difensiva. L'avevamo preparata così, l'avevamo analizzata e sapevamo che avrebbero potuto crearci difficoltà. Poi abbiamo preso gol su un calcio d'angolo che, secondo me, è molto dubbio. Non voglio cercare alibi, ma Papini lascia sfilare una palla su cui probabilmente subisce anche fallo. Ho sentito il quarto uomo dire che non c'era corner, mentre l'arbitro lo ha assegnato. Da quell'angolo è nato il pareggio. Alla fine stiamo commentando un pareggio arrivato in questo modo. Erano due squadre che arrivavano da quattro risultati utili consecutivi e volevamo dare continuità, possibilmente con una vittoria da regalare ai nostri tifosi, che attendono il successo casalingo dalla prima giornata. È vero, questo copione si sta ripetendo e ci stiamo lavorando. Però sono convinto che, continuando a creare così tante occasioni, alla lunga arriverà anche una percentuale realizzativa più alta. Ne sono certo».

Alla domanda su un Campobasso apparso meno riconoscibile rispetto alle prime giornate e sul perché della sostituzione di Stoppa, il vice allenatore ha escluso ragioni tecniche, difendendo il valore del gruppo e indicando nella gestione del pallone l'ambito in cui servirà maggiore continuità.

«Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, questa è una squadra che ha qualità. Dobbiamo sicuramente avere maggiore continuità nella gestione del pallone, che deve diventare un'arma in più per noi. Abbiamo avuto un netto predominio nel primo tempo, anche se potevamo essere più continui. È vero che abbiamo sbagliato diversi passaggi e controlli, concedendo qualche ripartenza, ma nel complesso non ricordo particolari occasioni create dalla Torres, a parte il tiro dalla distanza nel finale del primo tempo. Stoppa ha praticamente sempre giocato ed è uno dei giocatori con più minutaggio. Davanti abbiamo calciatori di qualità che si allenano sempre al massimo. Non abbiamo alcun problema a effettuare cambi perché sappiamo che chi entra può darci lo stesso contributo di chi parte titolare. Non è una questione tecnica. Era una scelta legata alla necessità di avere più brillantezza, maggiore aggressività in pressione sui loro centrali e una migliore copertura del campo».

Sul tema della concentrazione e del rammarico per una gara che ricorda quella con il Pineto, Calabrese ha richiamato quanto detto negli spogliatoi alla vigilia della ripresa, riconoscendo al contempo il valore dei sardi.

«Avevamo detto proprio questo nello spogliatoio: queste sono partite in cui gli episodi fanno la differenza e cambiano l'inerzia dell'incontro. Noi eravamo riusciti a farlo con il gol di Corbo su calcio d'angolo, sottolineando ancora una volta che la Torres non aveva mai subito una rete da palla inattiva e siamo stati i primi a riuscirci. Nel secondo tempo abbiamo concesso un po' più di campo, perso qualche distanza e loro sono venuti fuori. La Torres è una squadra importante, molto forte in entrambe le fasi. È tra le migliori per transizioni offensive e, statisticamente, attaccanti come Scotto e Di Stefano sono tra quelli che tirano di più in porta. Detto questo, oggi tutta questa loro predominanza non l'ho vista perché i nostri ragazzi sono stati molto bravi a limitarne le qualità. Resta l'amaro in bocca, perché volevamo conquistare i tre punti, però diamo continuità ai risultati. Questo è il quinto risultato utile consecutivo. Adesso ci aspetta una trasferta molto impegnativa contro il Ravenna. Da martedì prepareremo quella sfida, analizzeremo con calma la gara di oggi e lavoreremo sugli aspetti da migliorare».

Il discorso si è poi spostato sullo sviluppo del gioco sugli esterni, in una squadra ricca di giocatori offensivi che amano ricevere palla sui piedi. Il vice allenatore ha spiegato come ogni partita richieda un piano diverso e come contro la Torres, solida nei duelli individuali, si sia puntato maggiormente sulla profondità. A complicare i piani, i problemi fisici che hanno condizionato la settimana di alcuni interpreti.

«Sì, anche se ogni partita richiede una strategia diversa. La Torres è una squadra che lavora molto bene nei duelli individuali. Oggi, rispetto ad altre volte, abbiamo cercato maggiormente la profondità sia per gli attaccanti sia per il trequartista che si inseriva tra i centrali. Contro squadre che difendono così forte uomo contro uomo, questa è spesso la soluzione che può creare maggiori problemi. Sugli esterni avevamo anche qualche difficoltà. Cristallo e Coccia si erano fermati durante la settimana per problemi fisici e siamo stati costretti ad adattare Celesia, che comunque ha disputato una buona partita. Quando è uscito Pierno, abbiamo inserito Cristallo, recuperato praticamente in extremis in mattinata, e poi anche Coccia, perché Papini aveva un problema alla spalla».

Alla constatazione di una squadra apparsa imbottigliata al centro nel secondo tempo, Calabrese ha risposto illustrando i meccanismi con cui il Campobasso cerca di occupare le fasce, tornando poi sugli episodi arbitrali e chiudendo con un riferimento al pittore britannico William Turner.

«Le corsie esterne sono zone che noi cerchiamo già di occupare con il terzino, con la punta che viene a lavorare lateralmente e con il trequartista. Contro una difesa a cinque non è semplice perché ci si trova spesso di fronte al loro quinto di centrocampo, ma è una situazione che prepariamo e sviluppiamo attraverso movimenti codificati, coinvolgendo anche la mezzala opposta. Per quanto riguarda gli episodi arbitrali, ribadisco che non voglio cercare alibi. Dobbiamo essere bravi ad avere quella giusta resilienza emotiva che consenta di affrontare le difficoltà che si presentano durante la partita. Questo è sicuramente un aspetto sul quale possiamo migliorare. C'è una storia che mi piace ricordare. Riguarda il pittore britannico William Turner, straordinario paesaggista famoso per le sue tempeste marine. A differenza di altri artisti che osservavano la tempesta dalla spiaggia, lui convinse il capitano di una nave a portarlo in mare aperto e si fece legare per quattro ore all'albero maestro per viverla dall'interno. Ecco, noi dobbiamo fare un po' la stessa cosa: essere disposti ad andare oltre le nostre qualità e le nostre caratteristiche, affrontando le difficoltà dall'interno, per superare i nostri limiti e riuscire a fare meglio degli altri».

Ora la squadra molisana può contare su una serie di cinque risultati utili consecutivi, ma anche sulla consapevolezza di dover trasformare in gol la mole di gioco prodotta. Da martedì il gruppo inizierà a preparare la difficile trasferta di Ravenna.

Sezione: Serie D / Data: Mar 06 ottobre 2026 alle 09:15
Autore: Antonio Sala
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