Il giugno del Pontedera si preannuncia rovente, e non soltanto per le temperature stagionali. Nei primi dieci giorni del mese si concentrano decisioni che determineranno il futuro immediato di una società finita in Serie D dopo una retrocessione che ha lasciato più di una ferita aperta. A pesare sul clima, più ancora dell'incertezza sportiva, è un silenzio che si è fatto assordante: quello della proprietà, il fondo brasiliano Sportheca, che risulta operativa sulla carta ma imperscrutabile nei fatti.

Va precisato che l'ufficio stampa del club ha mantenuto la propria consueta puntualità e disponibilità. Il problema riguarda i vertici societari, la cui scarsa propensione alla comunicazione pubblica alimenta dubbi e preoccupazioni in una piazza già provata da una stagione amara.

Le questioni sul tavolo sono molteplici e urgenti. Entro la fine di questa settimana il club è chiamato a saldare i conti della stagione appena conclusa: un adempimento che non rappresenta soltanto un obbligo burocratico, ma che costituisce il presupposto indispensabile per poter avanzare un'eventuale domanda di ripescaggio in Serie C. Una finestra che rimane aperta, almeno in teoria, e sulla quale la dirigenza non ha mai smesso pubblicamente di fare affidamento.

Oltre alla questione economica, restano da definire l'organigramma societario, lo staff tecnico e il futuro dei calciatori attualmente legati al club. Un cantiere aperto su più fronti, in un momento in cui ogni giorno che passa vale doppio.

Dopo la retrocessione, il presidente Gustavo Nikitiuk aveva cercato di smorzare le preoccupazioni con dichiarazioni che suonavano come una promessa: "La realtà del Pontedera è però ora la D, ma questa diversità, per noi che siamo del Sudamerica, è un qualcosa in più per lavorare e per portare il prima possibile il Pontedera in C: si lavorerà anche al ripescaggio". Una posizione ribadita anche davanti all'amministrazione comunale, alla quale Nikitiuk aveva confermato la disponibilità a mettere sul piatto le risorse economiche necessarie per ottemperare a tutte le scadenze federali.

Parole che ora attendono i fatti. E i fatti, al momento, tardano ad arrivare.

A destare ulteriore attenzione è la posizione dell'amministrazione comunale, che aveva inizialmente supportato l'ingresso della nuova proprietà e che ora inizia a manifestare segnali di inquietudine di fronte all'opacità che circonda la gestione del club. Un cambio di atteggiamento che, pur arrivando in ritardo rispetto all'evolversi della situazione, viene accolto come un passo nella direzione giusta. Come si suol dire: meglio tardi che mai.

I prossimi giorni saranno decisivi. Dal comportamento di Sportheca dipende non soltanto la partecipazione al campionato di Serie D, ma anche la stessa credibilità di un progetto che, fin dal suo esordio, ha faticato a convincere sul piano della trasparenza e della concretezza operativa.

Sezione: Serie D / Data: Mar 02 giugno 2026 alle 15:30
Autore: Chiara Motta
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