Saronno, Addio a Giuseppe Zoni: lo storico presidente del Fbc Saronno 1910

In tanti hanno voluto dare l'ultimo saluto a quest'uomo. Purtroppo la moglie non ha assistito alla celebrazione perchè colta da malore e portata al nosocomio saronnese col 118.
26.05.2011 16:15 di Silvia Galli  articolo letto 1854 volte
Giuseppe Zoni
Giuseppe Zoni

Saronno si è stretta ancora una volta nel dolore. Questa volta per dare l’addio a Giuseppe Zoni, 79 anni, presidente del leggendario Fbc Saronno 1910, dal 1981 al 1986. Il cuore di Zoni ha cessato di battere lo scorso lunedì 22 maggio. Ai suoi funerali, oggi giovedì 26 maggio, erano presenti tutte le vecchie glorie del passato: Enrico Lattuada, Francesco Stucchi, Roberto Savi, Pierluigi Cattaneo, Marco Zaffaroni e il mitico accompagnatore Pio Frangi. Un tuffo nel passato: alla memoria sono tornati gli anni gloriosi della società biancoceleste. Sulla sua bara un gagliardetto del Saronno, in ricordo della sua passione calcistica. “Zoni è stato per mè nell'ambito del calcio un papà, lui mi ha sempre dato grandi consigli, era un duro dal cuore tenero – ci dice commosso l’attuale presidente del Saronno, Mario Busnelli -. Non perdonava gli errori, voleva sempre una gestione perfetta, diceva sempre non è la categoria che fa la serietà di una società. Amava molto osservare tutta la primavera del calcio in zona, capiva subito quanto era bravo un bambino non appena toccava il pallone e posso assicurare che non sbagliava mai. Amava venire alla domenica per osservare sempre il più giovane che giocava nella prima squadra. Il calcio era la sua vita, quante volte nel ritorno dopo una partita analizzava in macchina ogni azione svolta e con molta oculatezza mi spiegava pregi e difetti. Un uomo d'altri tempi che viveva con una mentalità da giovincello e sapeva interfacciarsi con tutti.... tant'è che lo soprannominavo IL MARZIANO. Amava allenarsi con la prima squadra e vivere in ritiro con loro le serate giocando alle carte. Zoni è stato l'uomo che ha portato il calcio saronnese sulla bocca di tutta l'Italia. Abbiamo perso una storia importante d'umanità e di rigore nello stesso tempo nel mondo del calcio”.