Potrebbe essere stato il pomeriggio del 22 febbraio a scrivere, se non l'epilogo, quantomeno il capitolo decisivo del girone A di Eccellenza. In una stagione vissuta sul filo dell'equilibrio, fatta di sorpassi e controsorpassi, la trentesima giornata ha consegnato al campionato il primo vero strappo: il Brindisi scappa a +5 sul Bisceglie. E se è vero che la matematica impone cautela – con 24 punti ancora in palio per la capolista e i nerazzurri che devono recuperare una gara – la sensazione è che l'inerzia psicologica sia ora tutta dalla parte degli adriatici.
Al "Fanuzzi" va in scena il copione delle grandi squadre: vincere anche quando l'estetica lascia spazio al pragmatismo. Contro un Racale ostico, il Brindisi l'ha spuntata col "corto muso", per dirla alla maniera dei grandi strateghi. A togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato Julen Bernaola: il centrocampista spagnolo si sta rivelando l'uomo della provvidenza. Dopo il gol decisivo a Bitonto a inizio anno, la sua incornata ha spazzato via le nubi di una prestazione offensiva non brillante, regalando tre punti di platino.
Ma la vera forza di questa squadra risiede nella sua impermeabilità. Mister Salvatore Ciullo ha costruito un bunker: imbattuti e con soli undici gol al passivo in trenta gare, i biancazzurri hanno trovato quella solidità che, statistiche alla mano, fa vincere i campionati. È la decima vittoria nelle ultime undici uscite, un ruolino di marcia impressionante puntellato da un mercato invernale chirurgico (gli innesti di Alboni, Caputo e dei due Sanchez) che ha completato lo scacchiere tattico.
Mentre il Brindisi faticava ma vinceva, dagli altri campi arrivavano notizie clamorose. La "sliding door" della stagione si è aperta a Massafra, dove il Bisceglie è naufragato sotto i colpi di Losavio (autore di una tripletta) in un pesante 5-1. Un risultato che ha trasformato i mormorii del "Fanuzzi" in boati di gioia: con i nerazzurri fermi a 61 punti e il Brindisi volato a 66, la classifica assume una fisionomia inedita.
Nonostante l'allungo, in via Benedetto Brin vige la legge del "piedi per terra". La società, consapevole delle insidie delle restanti otto giornate, ha optato per un profilo bassissimo, quasi un silenzio stampa strategico rotto solo dalle parole del socio Damiano Pozzessere. Il messaggio è chiaro: vietato montarsi la testa. L'entusiasmo della piazza è palpabile, ma la dirigenza sa che questo è il momento di serrare i ranghi.
Tuttavia, un dato è inconfutabile: da oggi il Brindisi non deve più guardare gli altri. Padrona del proprio destino, la squadra di Ciullo ha in mano il pass per la Serie D. Basterà non lasciarselo sfuggire.
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