Parole di orgoglio, consapevolezza e determinazione. Ignazio Abate si presenta ai microfoni della conferenza stampa pre-partita con la lucidità di chi ha guidato un gruppo attraverso acque agitate, e lo ha fatto senza perdere la rotta. Domani la Juve Stabia ospita il Catanzaro in una sfida che, nelle parole del tecnico, trascende il semplice valore dei tre punti.
Il primo tema affrontato è inevitabilmente quello extracampo. Le settimane recenti hanno visto la società castellammarese al centro di vicende societarie che hanno creato un clima di incertezza attorno all'ambiente. Abate non elude l'argomento, anzi lo affronta di petto, rivendicando con forza il lavoro svolto dal suo spogliatoio.
«In questi mesi abbiamo cercato di costruire sul campo il presente e il futuro del club. Speriamo che il nostro impegno sia uno stimolo per chi deve tutelare il nome e la storia di questa società», dichiara il tecnico, prima di tributare un riconoscimento esplicito ai propri giocatori: «Devo fare un applauso enorme ai miei giocatori: hanno lavorato con un rumore di sottofondo costante e non è stato facile. Hanno sempre avuto dedizione e concentrazione, avvertendo il peso della piazza. Io so cosa abbiamo vissuto e sono orgoglioso di allenare questo gruppo».
Una stima che non rimane astratta, ma si traduce in una proiezione concreta verso la fase finale del campionato: «Ora arriva il momento più bello della stagione e queste difficoltà possono unirci ancora di più. Sono convinto che faremo un grande finale se resteremo compatti».
Analizzando l'avversario di giornata, Abate non nasconde la statura della formazione calabrese, pur rivendicando le armi a disposizione delle Vespe. «È una gara difficilissima contro una grande squadra. Ma sono convinto che sarà complicato anche per loro venire a giocare qui», afferma il mister, che poi lancia un appello alla tifoseria: «Mi aspetto uno stadio unito, un abbraccio corale: domani i tre punti possono cambiare la classifica, ma valgono soprattutto per la piazza. Arrivare a 51 punti sarebbe fantastico».
Sul piano tattico, Abate ha le idee chiare su come neutralizzare i punti di forza avversari. Il Catanzaro viene descritto come «una squadra forte, dinamica, con qualità e un buon mix tra giovani ed esperti», capace di essere letale in zona offensiva: «Se gli lasci mezzo metro negli ultimi 30 metri ti puniscono». La chiave della sfida, secondo il tecnico, risiederà nella gestione della palla e nella lettura dei momenti: «Bisogna capire quando verticalizzare e quando mantenere il possesso, perché recuperarla non sarà semplice. Poi le partite si vincono anche con la testa: serve intelligenza, capire i momenti, sapere quando attaccare e quando soffrire».
Sul fronte della disponibilità, il quadro è parzialmente positivo. Abate fa il punto con precisione: «Non ci sarà Bellich per un affaticamento muscolare, abbiamo preferito non rischiarlo. Buglio ha ancora problemi alla cicatrice e va gestito. Zeroli si è allenato ma lo valuteremo domani». Tra le buone notizie, spiccano i recuperi di Leone — «una notizia importante», sottolinea il tecnico — e di Varnier, che «è a disposizione e sta trovando continuità». «Piano piano stiamo recuperando i pezzi», conclude Abate con cauto ottimismo.
Alla domanda se sia lecito iniziare a guardare alle posizioni più elevate della graduatoria, il tecnico risponde con equilibrio, senza cedere alle sirene dell'entusiasmo. «Dobbiamo tenere i piedi per terra. È giusto guardare avanti, ma pensiamo partita per partita. La classifica è cortissima e ci sono tantissimi incroci. Le gare in casa per noi sono fondamentali, dobbiamo sfruttarle. Poi gli scenari sono aperti, ma ora conta solo il Catanzaro».
Altrettanto netto il rifiuto di proiettarsi già ai playoff: «No, non ci pensiamo. Sarebbe una bugia. Siamo dentro a questo obiettivo e vogliamo restarci, ma pensiamo solo alla partita di domani. È troppo importante per il momento della piazza, vale più dei tre punti». A rincuorare il tecnico, però, è lo stato d'animo dello spogliatoio: «Vedo i ragazzi carichi, con lo sguardo giusto: non vedono l'ora di scendere in campo».
Cosa chiede Abate alla sua squadra per la sfida di domani? La risposta è fedele alla filosofia che ha contraddistinto la sua gestione: «Voglio vedere quello che vedo ogni giorno in allenamento: motivazione, dedizione e unità. Questo è un gruppo dai valori morali altissimi. Servirà organizzazione, coraggio e una grande fase difensiva. Nei momenti di sofferenza si costruiscono i risultati: lo abbiamo visto col Cesena. Dovremo essere compatti e sfruttare le nostre armi». E in questo contesto, il ruolo del pubblico assume un peso specifico: «Sono sicuro che il pubblico sarà il nostro dodicesimo uomo».
Chiude la conferenza una riflessione sul sistema di gioco, con Abate che respinge qualsiasi visione rigida o ideologica dell'approccio tattico: «Io nasco con la difesa a quattro, ma mi sono adattato alle caratteristiche dei giocatori. Sarebbe stato stupido non farlo. Abbiamo costruito un sistema che esalta le qualità della squadra». Una dichiarazione che rivela la maturità di un allenatore capace di anteporre il pragmatismo al dogmatismo: «Difendere bene non è una vergogna, anzi: è una base per ottenere risultati. Poi ognuno ha la sua idea di calcio».
Domani, tra le mura amiche e con una piazza che attende risposte sul campo e fuori, la Juve Stabia è chiamata a dimostrare che i valori proclamati in conferenza trovano riscontro nei novanta minuti. Abate ci crede. E ci crede il gruppo.
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