La storica Rondinella Marzocco è tornata nel calcio che conta. Con una cavalcata trionfale nel campionato di Eccellenza toscana, la storica "seconda squadra" di Firenze ha strappato il pass per la Serie D con due giornate di anticipo, dominando un girone che in molti avevano ribattezzato una "mini Serie D".
Dietro questo traguardo, però, non c'è solo un successo di campo. C'è la realizzazione di un progetto nato dal basso, costruito passo dopo passo e segnato, negli ultimi mesi, dal vuoto incolmabile lasciato dalla scomparsa dello storico presidente Lorenzo Bosi. A raccoglierne il testimone e a portare a compimento la missione è stato l'attuale presidente, Riccardo Cerza, che in un'intervista esclusiva ai microfoni di NotiziarioCalcio.com ha raccontato le emozioni di questi giorni.
La domenica appena trascorsa rimarrà scolpita nella storia del club biancorosso. Un momento di gioia assoluta, velato però da una comprensibile malinconia.
«Nel successo c'è tutto di Lorenzo (Bosi, ndr)» esordisce il Presidente Cerza ai nostri microfoni. «Lo chiamo Lorenzo perché mi legava a lui un'amicizia fortissima. Noi abbiamo iniziato questa avventura insieme dalla Terza Categoria con un progetto che lui aveva ben chiaro in testa e che mi aveva trasmesso: riuscire a riportare la Rondinella, questa grande squadra di Firenze che era andata negli inferi, nelle serie nazionali che meritava. E poi chissà dove, perché il sogno finale è quello di portarla al professionismo».
Un percorso durato un decennio che ha del fantascientifico: «Domenica è stata una festa dolceamara: dolce perché è stato raggiunto il successo, amara perché mancava Lorenzo. Per questo abbiamo sempre cercato di dedicare questa vittoria al suo ricordo: lui l'ha inventato questo progetto, l'ha fatto crescere come un figlio. Noi abbiamo fatto un miracolo sportivo: in 10 anni abbiamo riportato una società dalla Terza Categoria alla Serie D. Non è venuto nulla per caso, è stata fatta una programmazione passo dopo passo. Questo insegna tanto: il calcio bisogna saperlo fare e bisogna saper programmare».
La scomparsa di Bosi rischiava di far crollare l'intero castello. Cerza si è trovato a dover fare da scudo a un gruppo scosso: «Quando, dopo la morte di Lorenzo, ci siamo trovati tra dirigenti, ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: "Che cosa facciamo?". Tutti hanno detto: "Bisogna continuare e cercare di portarla a casa". Io ero il più naturale successore, e mi sono preso questa responsabilità con serenità, perché alla Rondinella abbiamo un gruppo di dirigenti all'altezza. Il mio compito è stato facile, ma sicuramente è stato difficile tenere tutti insieme: in un momento di dramma come questo era facile disfarsi, Lorenzo era il collante di tutto. Sono orgoglioso di aver tenuto insieme la parte tecnica e quella dirigenziale. Perché si vince, come si dice sempre, dal custode al presidente. Tutti bisogna remare nella stessa direzione».
La svolta della stagione? Il Presidente non ha dubbi: «La partita della maturità è stata quella di Mazzola. Venivamo da due pareggi, avevamo tanti infortuni e andare a giocare a Mazzola non era facile. Il Grassina, invece, era in piena salute e veniva da due vittorie. Lì abbiamo dato una prova di grande maturità: abbiamo fatto un gol e poi abbiamo controllato senza mai far tirare in porta l'altra squadra. È venuta fuori la forza di questa squadra».
La Rondinella Marzocco non è solo prima squadra. Attraverso la "Fondazione Rondinella", il club fiorentino porta avanti una concezione dello sport che va ben oltre il rettangolo verde. Un modello virtuoso in netta contrapposizione con l'attuale situazione del nostro movimento calcistico.
«Il calcio deve essere sostenibile - sottolinea con forza Cerza - perché da una crisi sportiva si rinasce, da una crisi economica non si rinasce più. Da noi arrivano bambini e devono uscire uomini e donne. Lo sport deve essere inclusione: chi non può pagare la quota o il kit, gli vanno trovate le risorse. Dobbiamo dare educatori per far crescere i ragazzi nei principi dello sport, soprattutto oggi che i giovani sono soli davanti al telefonino e ai social. Devono relazionarsi, divertirsi e crescere con sani principi. Per questo la Rondinella ha creato anche la Fondazione, che aiuta la parte sportiva a portare avanti questo».
Parole che si scontrano con la dura realtà del "sistema" Italia: «La nostra è una crisi di sistema. Quando si è pensato che il calcio era solo quello professionistico e il dilettantismo è stato denigrato e privato di risorse, si arriva a questo. Le squadre professionistiche vengono a prendere ragazzini di 5-6 anni, non lasciano nulla alle società dilettanti, e tutto ricade sulle nostre spalle con costi di gestione assurdi tra luce, gas e impianti».
Cerza indica anche la via d'uscita, guardando all'estero e agli altri sport: «Non si può pensare solo al risultato. Prendo l'esempio della Finlandia: lì fino a 13 anni non c'è agonismo, tutti possono fare sport finanziato dallo Stato, un po' come faceva da noi attraverso il vecchio Totocalcio. Da noi è tutto alla rovescia e si raccoglie il nulla. La divisione assurda tra dilettanti e professionisti negli sport in cui vinciamo a livello mondiale, come la pallavolo, non esiste: lì il sistema è sano e porta i giovani in Nazionale».
L'entusiasmo della promozione ha già lasciato spazio alla programmazione per la Serie D, una categoria impegnativa sotto tutti i punti di vista. Ma la linea guida della presidenza è ferrea.
«La nostra anima e identità non la vogliamo perdere. Domenica esultavo e lunedì pensavo già a fare i budget per capire come fare calcio in Serie D con le nostre risorse. Faremo una Serie D con tanti giovani: il nostro progetto è farli giocare e farli crescere. Entriamo in punta di piedi in una nuova categoria, ma vogliamo rimanerci, cercando di fare del buon calcio ma sempre mantenendo la sostenibilità economica. Un passo più lungo della mia gamba non lo farò mai, per il bene della Rondinella. In passato è fallita e non voglio mai più riportarla a quegli anni bui».
Passione, memoria, sostenibilità e fiducia nei giovani. È questa la ricetta con cui la Rondinella Marzocco si affaccia al campionato di Serie D. Una ventata di aria fresca per l'intero movimento dilettantistico nazionale.
Autore: Marco Pompeo / Twitter: @Marco_Pompeo
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