Un borgo di circa 300 anime che si siede al tavolo delle grandi del calcio dilettantistico italiano. Basterebbe questo per descrivere la portata storica dell'impresa del Nibbiano & Valtidone, fresco di una straordinaria promozione in Serie D. Una stagione trionfale, culminata con la vittoria del campionato di Eccellenza e impreziosita dalla conquista della Coppa Dilettanti Emilia Romagna in finale contro una corazzata come la SPAL (Ars et Labor Ferrara all'anagrafe odierna della FIGC, ndr).
Per farci raccontare le emozioni di questo traguardo e le prospettive future, la redazione di NotiziarioCalcio.com ha raggiunto in esclusiva Filippo Alberici, giovane e lungimirante vice presidente sportivo del club piacentino.
La promozione di quest'anno ha il sapore dolce della rivincita. L'anno scorso, infatti, il sogno si era infranto nello spareggio sul campo neutro di Fiorenzuola nello spareggio contro la Correggese. «È stato un bel colpo – ammette Alberici – perché avevamo fatto una rimonta straordinaria da -8 a +6. C'era l'amaro in bocca per il finale, ma siamo stati bravissimi a tenere lo stesso gruppo, lo stesso allenatore e a inserire un paio di pedine importanti. Ripetersi l'anno dopo è sempre difficile, ma noi abbiamo fatto addirittura meglio vincendo sia la Coppa che il campionato. I ragazzi sono stati bravi a resettare».
Una cavalcata che ha avuto il suo punto di svolta nel girone di ritorno: «Il momento chiave sono stati i due scontri diretti con la seconda e la terza in classifica. Vincendo in casa al 90' contro la Vianese e poi in trasferta in modo convincente a Fiorenzuola, giocando tra l'altro ogni tre giorni, abbiamo lanciato il messaggio definitivo: quest'anno avremmo vinto noi».
Con l'approdo in Quarta Serie, per il Nibbiano all'orizzonte si profila un derby che ha dell'incredibile contro il Piacenza. «Per noi era fantascienza fino a qualche anno fa» confessa il vice presidente. «Per la nostra comunità è un sogno. Ricordo che siamo partiti da zero, in Terza Categoria, da una realtà genuina, 'a pane e salame' come si suol dire. Da lì abbiamo centrato quattro promozioni di fila, poi nove anni di Eccellenza strutturandoci sempre di più ed alzando l'asticella di stagione in stagione fino a raggiungere il livello attuale. Autofinanziandoci e lavorando bene, è motivo di grandissimo orgoglio».
Ora, però, la Serie D impone un cambio di passo organizzativo: "Dovremo riorganizzare lo staff e inserire nuove figure. Gli allenamenti diventeranno pomeridiani, le trasferte più lunghe. L'impatto ci sarà e dovremo essere bravi ad abituarci, cercando prima di tutto di consolidarci nella categoria. Aver vinto il campionato in anticipo ci regala un mese in più per prepararci al meglio».
Alberici non si sottrae quando il discorso si sposta sui grandi temi nazionali, in particolare sulle recenti dichiarazioni del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, secondo cui ai vertici del calcio dovrebbero esserci solo bacini d'utenza con centinaia di migliaia di tifosi. «Lo sport è meritocratico, altrimenti non sarebbe tale» ribatte con fermezza il dirigente piacentino. «Certo, è bello vedere le grandi cornici di pubblico, ma i risultati vanno meritati sul campo, come ha fatto il Leicester in Premier League o come fa il Sassuolo. Altrimenti i campionati perdono di significato e vincerebbero sempre Inter, Milan o Juventus. Paradossalmente, seguendo quel ragionamento, nemmeno il Napoli avrebbe dovuto vincere due scudetti negli ultimi tre anni, dato che storicamente non è sempre stato a quei livelli. Se una società lavora alla perfezione e arriva in alto, merita solo applausi».
La Serie D porterà in dote anche la complessa gestione degli "Under", che quest'anno saranno tre obbligatori in campo. Una sfida gestionale che Alberici è pronto ad affrontare, pur avendo un'idea molto chiara (e controcorrente) sull'utilizzo dei giovani: «Nei dilettanti la regola delle quote andrebbe toltar, perché anzi toglie spazio ai giovani anziché aiutarli. Da quando non c'è più l'obbligo in Eccellenza, il livello si è alzato e i giovani forti giocano lo stesso. Prima le corazzate prendevano tutti i migliori under per farne giocare tre e tenere gli altri in panchina a fare le riserve; oggi quei ragazzi vanno in squadre di medio-alta classifica e giocano titolari tutto l'anno. Riguardo all'obbligo per la prossima stagione in serie D... è una cosa molto impegnativa, perché sono tanti giocatori tra campo e panchina e non puoi prenderli a caso. Ci stiamo un po' organizzando anche per prendere i giocatori con le caratteristiche giuste. Ed è sicuramente una differenza importante rispetto allo scorso anno a livello di lavoro. Ci sono più cose da controllare, ma lo facevamo qualche anno fa in Eccellenza, quindi lo faremo nuovamente. Sicuramente è una preoccupazione in più, una cosa impegnativa».
Diverso il discorso per il professionismo: «In Serie A serve più coraggio. Vedo pochissimi esordi giovanissimi, a differenza dell'estero. Ricordo la scelta coraggiosa, considerata 'follia', di Mihajlovic che lanciò Donnarumma a 16 anni: servirebbe più intraprendenza di quel tipo. Inoltre, nei settori giovanili bisogna cambiare mentalità: l'obiettivo principale deve essere sviluppare i giocatori, non vincere il campionato giovanile».
Idee chiare, programmazione e tanta umiltà. Il Nibbiano & Valtidone si affaccia alla Serie D con la consapevolezza di chi sa che i miracoli, nel calcio, si costruiscono mattone dopo mattone.
Autore: Marco Pompeo / Twitter: @Marco_Pompeo
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