C'è chi vive le domeniche di calcio con distacco, e chi le porta dentro per giorni. Andrea Zini appartiene chiaramente alla seconda categoria. L'attaccante esterno dell'Ancona ha attraversato in poche ore un arco emotivo che pochi sportivi conoscono: l'errore dal dischetto nel momento decisivo, il riscatto con il gol della vittoria, e infine la consapevolezza di aver tenuto vivo un sogno collettivo. Quello della promozione in Serie C.
La partita di Fossombrone resterà negli annali del girone di ritorno biancorosso. L'Ancona, sotto nel punteggio, ha costruito una rimonta che gli addetti ai lavori hanno già definito da manuale: prima la punizione dell'1-1 firmata da Gerbaudo — conquistata proprio da Zini — poi l'assist millimetrico di Kouko e infine il guizzo vincente del numero biancorosso. Tre atti di una storia che sembrava compromessa.
«È stata una domenica emozionante», racconta Zini in una intervista al Corriere Adriatico, ancora visibilmente segnato dall'intensità di quei novanta minuti. «Sono passato dalla disperazione per aver sbagliato il calcio di rigore del possibile pareggio alla gioia incredibile per aver segnato il gol della vittoria. Sono contento anche di aver provocato la punizione dell'1-1 segnata da Gerbaudo. Ho vissuto felicità pura».
Il percorso di Zini in questa stagione è stato tutt'altro che lineare. La prima parte del campionato lo ha visto ai box con frequenza, condizionato da una serie di infortuni che ne hanno limitato l'apporto alla causa dorica. È nel girone di ritorno che l'attaccante toscano ha trovato continuità e, con essa, una forma straordinaria. Nove gol in campionato — dieci se si include la rete realizzata in Coppa — rappresentano un bottino considerevole per un esterno offensivo.
«Sicuramente», concorda lui quando gli si fa notare il dato, «anche perché per gran parte del girone di andata sono stato bersagliato dagli infortuni e non sono riuscito a dare il mio contributo».
Oltre alla concretezza sotto porta, Zini si è affermato come l'arma tattica più imprevedibile a disposizione del tecnico Maurizi: la sua capacità di saltare l'uomo nell'uno contro uno crea costantemente situazioni di superiorità numerica, aprendo spazi per i compagni e destabilizzando le difese avversarie. «Come caratteristiche sono stato sempre portato a incidere nell'uno contro uno», spiega, «ma ho dei compagni di squadra bravissimi ad innescarmi. L'ultimo esempio proprio domenica scorsa a Fossombrone, con Kouko che mi ha fatto un assist perfetto».
Numeri alla mano, la stagione dell'Ancona è già storica. Con 71 punti all'attivo, i dorici si trovano in una posizione che in qualsiasi altro contesto — e in quasi tutti gli altri gironi della Serie D — varrebbe la promozione da tempo. Eppure il primo posto rimane distante due lunghezze, occupato dall'Ostiamare. Un'anomalia che Zini stesso inquadra con lucidità.
«Squadre come il Grosseto o il Treviso hanno festeggiato la promozione rispettivamente a 68 e 66 punti, mentre noi a 71 stiamo ancora lottando», osserva. «Questo fa capire quanto tosto sia il girone F rispetto agli altri. In qualsiasi caso non vogliamo mollare e faremo di tutto per provare a recuperare questi due punti sull'Ostiamare».
Un girone F che si conferma tra i più combattuti e livellati d'Italia, con un divario qualitativo tra le formazioni partecipanti che non trova paragoni nelle altre poule della quarta serie nazionale. La matematica concede ancora all'Ancona la possibilità di ribaltare la classifica, ma i margini si assottigliano di settimana in settimana.
Nel dibattito che anima l'ambiente biancorosso nelle ultime settimane c'è anche una componente extracampale: alcune decisioni arbitrali avrebbero favorito l'Ostiamare nel corso del torneo, alimentando malumori e discussioni. Zini non si sottrae all'argomento, ma lo affronta con la consapevolezza di chi sa che le recriminazioni non spostano i risultati.
«Sarei un ipocrita se dicessi che non sono d'accordo, anche perché certe decisioni sono sotto gli occhi di tutti», afferma con franchezza. «Ma non è ancora finita: noi dovremo vincerle tutte sperando in un passo falso dei laziali».
Una dichiarazione che sintetizza bene lo stato d'animo dello spogliatoio: consapevole delle difficoltà, ma non disposto a rassegnarsi.
Arrivato nelle Marche in estate, Zini ha trovato un ambiente che lo ha accolto e valorizzato. Il legame con la città e con la squadra sembra andare oltre il semplice rapporto professionale, e l'attaccante non nasconde che la continuità con l'Ancona sarebbe uno scenario gradito.
«Mi sono trovato bene con la città, con la squadra e con la società. Qui mi trovo a mio agio anche perché le Marche assomigliano molto alla mia Toscana», racconta. «Sarebbe bello stabilizzarsi. Dipenderà da tanti fattori».
Una risposta che lascia aperta la porta, ma che tradisce un affetto genuino per una piazza che gli ha dato fiducia nei momenti difficili della stagione.
C'è un dettaglio biografico che aggiunge colore umano alla storia di Andrea Zini: suo fratello gemello Alessio è difensore della Sambenedettese, rivale storica dell'Ancona. Due fratelli, due maglie diverse, una stessa passione. «E io il suo», risponde prontamente quando gli si chiede se Alessio sia tra i suoi tifosi più fedeli. «Siamo molto legati e quando possiamo andiamo sempre a tifare per l'altro sugli spalti. Speriamo di poter raggiungere i nostri obiettivi».
Un finale che sa di sport autentico: quello fatto di legami, sacrifici e domeniche che — nel bene e nel male — non si dimenticano.
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