L'avventura di Mauro Chianese sulla panchina dell'Aquila non poteva iniziare sotto una stella migliore. Il successo di misura ottenuto contro la Maceratese rappresenta ben più di tre semplici punti messi in cascina; è un'iniezione di fiducia vitale per un ambiente che stava attraversando un momento di profondo scoramento. Il tecnico, apparso visibilmente soddisfatto in sala stampa, ha voluto sottolineare come questo risultato rompa un tabù casalingo che durava dall'inizio dell'anno solare, regalando una gioia necessaria a tutto il popolo rossoblù.
Secondo l'analisi dell'allenatore, il successo è arrivato al termine di una battaglia durata quasi cento minuti, includendo il corposo recupero. Chianese ha evidenziato come l'aspetto psicologico sia stato determinante, soprattutto dopo il cambio di guida tecnica che solitamente porta con sé incertezze. «Era fondamentale dare un segnale forte perché i ragazzi, come avevo percepito fin dal mio arrivo, erano i primi a soffrire per i risultati mancanti; dopo la sconfitta della settimana precedente si sentivano quasi sotto un treno» ha confessato il mister, lodando la reazione emotiva del gruppo.
La partita non è stata priva di ostacoli tattici, con una Maceratese capace di mettere in difficoltà i padroni di casa grazie a una fitta rete di passaggi. Chianese ha ammesso con onestà che la sua squadra ha faticato nelle battute iniziali, specialmente nel contenere le avanzate avversarie sulle corsie esterne e nel portare la prima pressione con i tempi giusti. Tuttavia, con il passare dei minuti, l'assetto della squadra è migliorato, permettendo ai rossoblù di guadagnare metri e di legittimare il vantaggio con una prestazione solida e ordinata.
Un dato che conforta particolarmente il nuovo allenatore è la solidità difensiva mostrata durante l'arco dei novanta minuti. Nonostante la qualità dell'avversario nel palleggio, la retroguardia dell'Aquila ha concesso pochissimo, proteggendo efficacemente l'area di rigore. «La Maceratese è una compagine che sa giocare bene a calcio, eppure oggi credo che il nostro portiere sia rimasto quasi inoperoso; questo significa che l'intensità e la voglia di sacrificarsi per il risultato sono state quelle giuste» ha ribadito Chianese con orgoglio.
Le scelte tattiche operate durante la gara, con diversi cambi a centrocampo tra il primo e il secondo tempo, sono state motivate dalla necessità di trovare maggiore equilibrio e dinamismo. Il mister ha spiegato di aver corretto alcune posizioni che inizialmente esponevano troppo la squadra alle ripartenze tra le linee. «Ho la fortuna di allenare dei professionisti seri che sanno di essere parte integrante di questo progetto; qualcuno può darti tanto in un momento, qualcun altro può essere decisivo la domenica successiva» ha sottolineato l'allenatore, ribadendo che non esistono gerarchie fisse ma solo necessità del momento.
In merito al cambio di modulo attuato dopo pochissimi giorni di lavoro, Chianese ha minimizzato l'idea che si sia trattato di un gesto di particolare audacia. Per lui, la priorità era mettere in campo giocatori pronti a dare tutto per la maglia e per la città, indipendentemente dal minutaggio concesso. «Non parlerei di coraggio, semplicemente ho cercato di spingere su ciò che avevo visto meglio durante gli allenamenti settimanali; che si giochi per due minuti o per l'intera partita, bisogna essere sempre pronti a dare il massimo» ha dichiarato con fermezza il tecnico.
L'esultanza finale di Chianese è stata lo specchio di una tensione accumulata e poi scioltasi al triplice fischio. Seguire la partita quasi «telecomandando» i propri uomini da bordo campo è parte del suo stile, volto a tenere alta la concentrazione fino all'ultimo istante. Il mister ha concluso il suo intervento ribadendo la stima per il valore umano dei suoi calciatori, dai più esperti ai giovanissimi: «Sono estremamente contento per loro, perché sono uomini di spessore che non si risparmiano mai, e questa vittoria serve a restituire loro la stima che meritano».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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