Alberto Aquilani, il nuovo timoniere del Catanzaro, si è aperto in un'intervista approfondita rilasciata alla Gazzetta dello Sport, svelando i retroscena che lo hanno portato sulla panchina giallorossa e condividendo le sue visioni per il futuro. Dopo un anno di riflessione e aggiornamento professionale, l'ex centrocampista della Roma è pronto a rimettersi in gioco, forte di una maturità acquisita e di un legame speciale con la piazza calabrese.
Il rapporto tra Aquilani e il Catanzaro non è una novità, ma la concretizzazione di un corteggiamento che affonda le radici nel tempo. «Con il Catanzaro era una storia che andava ormai avanti da anni», ha rivelato Aquilani, sottolineando come i contatti fossero già avvenuti in passato, in particolare dopo la storica promozione in Serie B. L'anno precedente, la trattativa era diventata una vera e propria "telenovela", ma il destino ha voluto che il 2025 fosse l'anno propizio. «Questo invece era l'anno giusto», ha affermato con convinzione, sigillando un accordo che promette scintille.
Un ruolo cruciale in questa decisione è stato giocato da Pietro Iemmello, "il Re di Catanzaro", con cui Aquilani ha condiviso l'esperienza al Sassuolo. Il legame con Iemmello ha rappresentato un incentivo significativo: «Lo stimo, ci siamo confrontati molto, il nostro legame è stato un motivo in più venire qui». Aquilello ha paragonato l'influenza di Iemmello a quella di Francesco Totti per la Roma, evidenziandone il peso sia in campo che fuori: «Rappresenta il legame tra squadra e città, ha fatto grandi cose e ha un peso dentro e fuori dal campo, un po’ come Totti a Roma. Con le dovute proporzioni».
Il ritorno di Aquilani in panchina arriva dopo un'annata sabbatica che, lungi dall'essere una pausa, si è rivelata estremamente formativa. «È stato un anno formativo, non sono stato in vacanza», ha chiarito il tecnico romano. Questo periodo è stato dedicato allo studio e al confronto con alcuni dei più brillanti innovatori del calcio contemporaneo.
Aquilani ha seguito da vicino l'operato di Cesc Fàbregas al Como, un'esperienza che lo ha particolarmente intrigato: «Ho seguito da vicino Fabregas, il suo Como mi incuriosiva e lui è stato gentilissimo ad ospitarmi». Non è mancata anche una visita a Roberto De Zerbi a Marsiglia, con cui Aquilani intrattiene un rapporto di amicizia: «Sono stato anche da De Zerbi a Marsiglia, è un amico. Confrontarmi con loro è stato utile». Queste immersioni nel lavoro di colleghi di alto profilo hanno arricchito il bagaglio tattico e strategico di Aquilani, affinandone le idee.
Il passaggio dalla panchina della Primavera alla Serie B è stato un percorso graduale e meditato. «Credo di aver sempre fatto gli step giusti», ha riflettuto Aquilani, pur riconoscendo le difficoltà iniziali: «Passare dalla Primavera alla Serie B non è stato facile anche se avevo vinto quasi tutto». Oggi, però, si sente più pronto che mai: «Oggi mi sento più maturo e con le idee ancora più chiare».
L'esperienza precedente in Serie B, al Pisa, non fu semplice, ma Aquilani la considera comunque positiva: «Io lo ritengo positivo. Fu un salto tosto, ricco di difficoltà di cui ho fatto tesoro». Riguardo alla promozione ottenuta l'anno successivo sotto la guida di Filippo Inzaghi, Aquilani ha precisato le differenze: «Era una squadra diversa dalla mia. Tanti giocatori c’erano anche con me, ma a causa di alcuni infortuni li ho potuti allenare poco».
Un momento particolarmente toccante dell'intervista è stato il ricordo di Joe Barone, il compianto direttore generale della Fiorentina, che aveva visto in Aquilani il futuro allenatore viola. «Perderlo è stato un duro colpo, Joe per me era più di un direttore: era un punto di riferimento», ha confessato Aquilani, esprimendo il profondo legame che li univa: «Aveva disegnato un progetto su di me ed è stato come perdere un parente».
Sul fronte dei modelli di riferimento, Aquilani ha citato due figure che hanno lasciato un'impronta indelebile sulla sua filosofia di gioco. Luciano Spalletti è stato il tecnico che lo ha formato più di ogni altro: «Spalletti mi ha formato più di tutti, è uno di quelli che si evolve sempre». Un'altra figura fondamentale è stata Jorge Jesus in Portogallo, per la sua capacità di innovare in tempo reale: «Jorge Jesus in Portogallo invece mi ha acceso la lampadina su tante cose, come il cambio modulo all’interno della partita: le trasmetteva in maniera così maniacale che rimanevano dentro e davano giovamento».
Per quanto riguarda il suo Catanzaro, Aquilani ha un'idea chiara, ma predica prudenza in attesa della costruzione definitiva della rosa. «Vorrei una squadra che propone qualcosa, però aspetto che sia costruita e poi decideremo», ha dichiarato. La sua filosofia si basa sulla versatilità e sul coraggio: «Di certo al giorno d’oggi bisogna saper fare tutto e il coraggio non deve mancare mai».
L'entusiasmo che circonda la piazza di Catanzaro è palpabile, e Aquilani ne è consapevole: «C’è tanto entusiasmo qui a Catanzaro, da qualche anno è un club che sta facendo grandi cose. E anche le mie ambizioni sono alte». Tuttavia, il tecnico ha sottolineato l'importanza del lavoro sul campo: «Però contano il sacrificio e la voglia di lavorare: le parole non bastano».
Aquilani raccoglie un'eredità significativa, lasciata da predecessori illustri come Alessandro Caserta e Vincenzo Vivarini, entrambi protagonisti di semifinali playoff per la promozione in Serie A. Questa sfida, per Aquilani, è uno stimolo: «Questo è uno stimolo per me. Caserta ci è arrivato partendo in sordina con umiltà, poi giocando bene si è meritato quel traguardo. Dovremo fare lo stesso cammino, anche se ogni campionato ha una storia sé».
La squadra prenderà forma definitiva con l'arrivo di nuovi innesti. «Mi aspetto che arrivino un paio di esterni d’attacco, gente con entusiasmo», ha anticipato Aquilani. Solo a rosa completa si definiranno i dettagli tattici: «Una volta al completo vedremo come giocare, ora lavoriamo sui principi di gioco e poi vediamo».
Infine, uno sguardo alla prossima Serie B, che si preannuncia insidiosa: «Sarà un campionato trappola. Parliamo di un torneo particolare, chi parte per vincere rischia magari di retrocedere e viceversa. Quindi dovremo tenere le antenne dritte e occhio alle insidie». Un monito chiaro per affrontare una categoria che non ammette distrazioni, con la consapevolezza che il lavoro e la determinazione saranno le chiavi per il successo.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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