Il quarto successo di fila ottenuto dal Trento sul difficile campo della Pro Vercelli rappresenta un traguardo che va ben oltre i tre punti, sancendo la crescita di un gruppo capace di soffrire e reagire con una maturità impressionante. Al termine della contesa vinta per 3-1, Luca Tabbiani si è presentato in sala stampa con un’analisi lucida e onesta, riconoscendo i meriti dei suoi ma anche le difficoltà incontrate durante un match estremamente intenso.
«Dobbiamo essere tutti molto soddisfatti di questo risultato, anche se è stata una partita combattuta in cui probabilmente abbiamo raccolto più di quanto il campo avesse inizialmente suggerito, dato che anche i nostri avversari hanno creato situazioni di grande pericolo» ha esordito il tecnico. Tabbiani ha voluto riservare un elogio particolare al proprio estremo difensore, Sergio, autore di interventi prodigiosi che hanno mantenuto a galla la squadra nei momenti di massima pressione dei piemontesi.
Il mister ha colto l’occasione per sottolineare l'importanza del percorso di recupero del portiere: «Ci tenevo a precisare che quando un calciatore rientra da un infortunio necessita del giusto tempo, mentre oggi si tende a pretendere tutto e subito; lui ha seguito il suo iter e nelle ultime tre gare è risultato decisivo nei frangenti chiave». Vincere su un terreno così ostico, caratterizzato da un rimbalzo del pallone molto differente rispetto al sintetico di Trento, ha dato un ulteriore valore alla prova dei gialloblù.
Secondo l’allenatore, la partita è stata vinta più con il carattere che con la pura estetica del gioco, complicata peraltro dall'atteggiamento aggressivo di entrambe le formazioni che toglievano sistematicamente tempo e spazio alla manovra. «Ai miei ragazzi ho detto chiaramente che questa è stata una vittoria di cuore: sia chi ha iniziato la sfida sia chi è subentrato ha fornito un contributo fondamentale, dimostrando una determinazione e una compattezza davvero fuori dal comune» ha aggiunto con orgoglio.
Dal punto di vista tattico, Tabbiani ha spiegato la gestione degli esterni offensivi, partendo con Chinetti a destra e Dalmonte a sinistra, con l'intento di accentrare la loro posizione per favorire le sovrapposizioni dei terzini. L'idea era quella di colpire i terzini avversari, validi in attacco ma potenzialmente fragili in fase di copertura, anche se durante la gara è stato necessario invertire nuovamente i due calciatori per assecondare le loro inclinazioni naturali.
«Nicola lavora meglio sulla fascia destra per caratteristiche e quindi abbiamo optato per il cambio in corsa, ma non credo sia stato l’elemento decisivo; oggi era complicato palleggiare con fluidità a causa della loro pressione, quindi abbiamo dovuto affidarci anche a soluzioni più lunghe» ha puntualizzato il mister. La capacità del Trento di adattarsi alle diverse fasi del match è stata la chiave per superare i dieci-quindici minuti di sofferenza seguiti al vantaggio iniziale.
Il momento del pareggio della Pro Vercelli sembrava aver spostato l'inerzia della sfida dalla parte dei padroni di casa, ma un episodio fortunato ha permesso al Trento di riportarsi subito avanti. «Parlo di episodi favorevoli perché, non appena abbiamo incassato l'uno a uno nel loro momento migliore, abbiamo trovato quel gol quasi casuale per il 2-1 che ha spezzato il colpo agli avversari» ha ammesso con schiettezza Tabbiani, elogiando poi la gestione del vantaggio nella parte finale del match.
Nonostante le numerose occasioni per chiuderla in anticipo, il Trento ha dovuto attendere il finale per il gol del definitivo 3-1, un momento che ha scatenato un'esultanza collettiva coinvolgente. «La scena che mi ha colpito di più è stata vedere l'intera panchina scattare in campo per festeggiare l'ultima rete; l'hanno vinta con lo spirito e con la voglia di soffrire insieme, confermando che il talento da solo non può bastare se non è accompagnato da questa compattezza» ha concluso il tecnico.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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