Giampaolo (presidente San Luca): «Non mi sono mai nascosto: volevo un campionato di vertice»

14.04.2021 06:30 di Redazione NotiziarioCalcio.com Twitter:    Vedi letture
Giampaolo (presidente San Luca): «Non mi sono mai nascosto: volevo un campionato di vertice»

La serie D entra nel vivo. Il quarto campionato d'Italia sta vivendo la sua fase cruciale, con le gare che diventano sempre più importanti. Per questo motivo, la redazione di notiziariocalcio.com, sta intervistando esponenti delle società coinvolte in questo finale di stagione. Il protagonista odierno è Francesco Giampaolo, presidente del San Luca: «Fino a Gennaio la squadra era da 7.5, da gennaio ad oggi siamo ad un 5.5. C'è stata questa flessione perché c'è poca convinzione in chi mi gira intorno. A mio avviso, generalizzando, sono soddisfatto a metà perché il mio obiettivo è stato dichiarato all'inizio, non mi sono mai nascosto dietro ad un dito. La squadra è stata costruita per raggiungere minimo i playoff; altri hanno detto che siamo costruiti per la salvezza, solo perché siamo per la prima volta in D, come se stare da decenni significherebbe stare in C... Se una società si sa attrezzare, non vedo perché non debba lottare per il vertice, come fatto da noi lo scorso anno in Eccellenza».

«Se non dovessimo stare tra le prime», continua Giampaolo, «sarà colpa del covid. La nostra società è stata brava in questi anni perché ha saputo vendere il prodotto e, tutte le aziende, hanno dato sempre una grossa mano, siamo stati capaci nel farci apprezzare. Ma con la pandemia siamo una società che, nei singoli soci, siamo una squadretta non paragonabile a realtà più grandi, siamo da Seconda Categoria o al massimo una Prima Categoria. Siamo bravi a fare calcio, sappiamo programmare, ma in tempi di pandemia non è facile mettere mano alla tasca, non siamo imprenditori»

Sul girone I e la lotta promozione: «Ho visto che, nella parte sinistra della classifica, non c'è grande differenza. Le prime hanno qualcosa in più, ma è un gap che si può recuperare: il campionato è stato equilibrato, si può vincere e perdere con tutti, anche se ora i risultati sono più lineari, dato che qualcuno ha allentato la presa».

Sulla decisione della LND di fermare il campionato per disputare i recuperi: «L'ho sempre detto: questo campionato non doveva proprio partire, lo ripeto oggi dopo averlo detto ad inizio anno. Non c'è nessun gusto, specie tra i dilettanti, giocare senza pubblico, che è l'attore principale del gioco del calcio. Non c'è neanche quella voglia dei calciatori, la gioia del gol viene strozzata dagli spalti vuoti; senza contare tutti questi contagi, non c'è voglia di allenarsi e giocare sapendo che il contagio è dietro l'angolo. Hanno fatto partire in maniera vergognosa il campionato d'Eccellenza, solo per la forzatura di qualche società che vuole salire, una buffonata all'italiana: bisognava avere la schiena dritta e capire che, senza la sicurezza adeguata, bisognava fermarsi. Il calcio produce 1.5% del pil nazionale? Tante attività sono crollate, perché il calcio deve stare su un piedistallo rispetto ad altre realtà? La scuola, la cultura, dove la mettiamo? Mi dispiace dirlo, ma non vabbene così per il nostro paese».