Ripresa Dilettanti, dal Veneto: Non si riprenderà prima di marzo

19.01.2021 10:00 di Anna Laura Giannini   Vedi letture
Ripresa Dilettanti, dal Veneto: Non si riprenderà prima di marzo
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Lo sguardo è desolatamente triste, perché ovunque ti giri, lungo le strade statali, provinciali e comunali, la visione d’insieme è sempre la stessa: campi da gioco deserti, cancelli sbarrati, spogliatoi chiusi. Il calcio dilettantistico e quello giovanile sono fermi, bloccati dalla pandemia.

Non ci sono segnali di uscita, almeno parziale, dal tunnel e anche nella nostra regione i dirigenti a capo del movimento sono fortemente preoccupati: il nuovo Dpcm allontana infatti l’ipotesi di una ripartenza imminente dei campionati, condizionando non poco il lavoro del Comitato veneto della Figc, dal presidente Giuseppe Ruzza, eletto pochi giorni fa per la terza volta al vertice, ai suoi collaboratori. 

Almeno un mese e mezzo. La più ottimistica delle previsioni indica nel week end di fine febbraio (sabato 27 e domenica 28) la possibile ripresa dall’Eccellenza in giù, ma sono in molti ad ipotizzare il primo fine settimana di marzo (sabato 6 e domenica 7) come probabile punto di partenza per rimettere in moto il carrozzone dei vari tornei, parcheggiato da oltre due mesi in area di sosta. «Sin qui», spiega Ruzza, «sono state disputate sei giornate dell’Eccellenza e sette di Promozione, Prima e Seconda Categoria. Per concludere il girone di andata ne mancano rispettivamente 11 e 10: i primi due turni di recupero li potremmo posizionare a marzo, per poi aggiungerne altri due infrasettimanali, ed arrivare così a giugno con la stagione salvata parzialmente, in quanto si passerebbe direttamente a playoff e playout. Questa almeno è la nostra intenzione, sempreché la situazione sanitaria non peggiori».

Ciò che Ruzza non può anticipare è come si affronterà il capitolo promozioni e retrocessioni, ma, per fare un esempio, se la Prima oggi è imperniata su otto gironi e la Seconda su sedici, è evidente che, di fronte a sedici promozioni da quest’ultima alla categoria superiore, sarebbero due le squadre costrette a scendere per ogni raggruppamento di Prima. Con tutta l’attività agonistica bloccata – e con la stessa Serie D condizionata non poco dalle positività di molti giocatori, basta vedere cosa succede al Campodarsego, che sinora ha chiesto e ottenuto il rinvio di ben sei partite – qualcosa si deve purefare.

Ed ecco che, tra le priorità del nuovo mandato, Ruzza ha inserito il summit con l’assessore regionale al Territorio e alla Sicurezza, Cristiano Corazzari, come opportunità per capire quali iniziative prendere in questo inizio di 2021. Avverrà domani alle 12, in videoconferenza. «Vogliamo riflettere insieme a lui», spiega il numero uno della Figc, «innanzitutto per valutare se questo atteggiamento di governo e istituzioni nei confronti del calcio, e dello sport in generale, sia giustificabile o no, e poi se sia possibile cominciare a riaprire i vari campi da gioco, con relativi spogliatoi». Preoccupa molto proprio la chiusura degli impianti. «Qui rischiamo un cataclisma, la gente molla se si dovesse andare avanti in questo modo. Il calcio dilettantistico ha un valore economico importante, non solo sociale. Ci sono migliaia di volontari che ne rappresentano la forza, non si può pensare di lasciare tutto così, senza prospettive». Ecco perché si sollecita una risposta dalla Regione, anzi dalla Conferenza delle Regioni.

Entro fine mese, poi, dovrebbe prendere il via un giro di incontri, da remoto, con le società venete, per conoscerne bisogni e richieste e sensibilizzare le stesse sulla futura ripartenza dei campionati. «Ci vuole responsabilità in un momento delicato come l’attuale », continua Ruzza, «e le società hanno risposto in modo assai positivo all’emergenza, si sono tutte attrezzate. Non mandiamo nessuno allo sbaraglio, su questo si può stare certi».

Il Comitato Regionale Veneto, con la Lega Dilettanti, ha finora elargito 1. 061. 000 euro in totale ai club della regione, dall’Eccellenza alla Terza Categoria, al calcio femminile e al calcio a 5. E nessun euro dei diritti di iscrizione, stante la crisi in atto, è finito nelle casse di Marghera. «Chiederemo di sdoganare un po’ dell’assestamento di bilancio della Lega Nazionale Dilettanti. Ma se non ripartiamo », conclude il presidente, «avremo un problema in più da affrontare: che fine faranno i nostri dipendenti e gli uffici in cui lavorano? Non oso pensarlo». Già, ci manca pure la questione occupazionale per farla completa.