La Sanremese naviga attualmente in acque tranquille nel girone A di Serie D. Con 42 punti in classifica e un settimo posto condiviso con il Saluzzo, i liguri si trovano in una posizione di relativo isolamento, troppo distanti sia dalla zona playoff che dai pericoli dei playout. Tuttavia, la stagione 2025-2026 passerà agli archivi non tanto per i risultati sul campo, quanto per le profonde trasformazioni societarie che promettono di rendere i biancoazzurri protagonisti assoluti della prossima annata 2026-2027.
Un cambiamento radicale che ha visto l'ingresso in società di figure di caratura internazionale, ridefinendo le ambizioni di una piazza storica che insegue il ritorno tra i professionisti. Per analizzare questo momento di transizione e delineare le strategie future, la redazione di Notiziariocalcio.com ha contattato in esclusiva il presidente del club, Alessandro Masu.
Presidente, che bilancio trae di questa annata così intensa? «È stata l'annata più lunga da quando sono presidente della Sanremese, la più articolata e complessa. Eravamo partiti con un progetto ambizioso ma, dopo sole sette partite e per svariati motivi, siamo stati costretti a cambiare rotta. Ho continuato a gestire la società in prima persona fino all'inizio di dicembre, poi è arrivata la svolta: sono riuscito a convincere un mio caro amico svizzero a entrare nel club. Di conseguenza, abbiamo coinvolto anche Christian Karembeu, dando vita a un progetto ancora più ambizioso di quello iniziale. Chiaramente, avendo pregiudicato la prima parte della stagione, l'obiettivo a dicembre era quello di salvarci il prima possibile. Poi l'appetito vien mangiando; abbiamo visto che la squadra, a cui avevamo aggiunto pezzi importanti, poteva competere con le prime della classe. Basti pensare al 3-0 rifilato in casa al Vado, che andrà in Serie C. Abbiamo provato a scalare posizioni e, se non avessimo commesso quattro passi falsi contro le ultime tre della classe, oggi parleremmo di playoff. Sarebbe stato un miracolo, considerando come eravamo partiti. Il rammarico che provo adesso è proprio questo: visti gli investimenti fatti, non solo economici ma personali in termini di tempo, perdere i playoff in questo modo mi lascia l'amaro in bocca. Con tutto il rispetto per le avversarie, abbiamo lasciato dodici punti contro squadre in zona playout come Asti, Celle Varazze e Derthona».
È stato un anno di grandi novità a livello societario. Com’è organizzato oggi il club? «Sulla carta la società è cambiata, perché oggi la maggioranza del club appartiene a Christian Karembeu e Theodoros Ornithopoulos. Ciò che non è cambiata è la presidenza e la gestione ordinaria e straordinaria: non si poteva effettuare un passaggio di consegne totale a metà stagione in un momento così delicato. È stata una transizione lenta. Dovendo fare le cose in fretta, come la scelta dell'allenatore e dei calciatori, non è stato semplice condividere la gestione con persone nuove, una cosa che non mi era mai capitata in cinque anni. Prima non avevo nessuno con cui confrontarmi, ora devo condividere concetti con soci che purtroppo sono lontani fisicamente. Parlare di Serie D con Karembeu non è facile; le dinamiche di una società che gioca la Champions League sono completamente diverse da quelle dei dilettanti. Non sempre acquistando calciatori e allenatori di spessore si ottengono risultati automatici. Questa è la parte difficile della transizione. Ora avremo il tempo di incontrarci fisicamente, compatibilmente con gli impegni di Christian per la sua nazionae e nell'Olympiakos, per gettare le basi unendo la mia esperienza nella categoria alla grande professionalità del suo entourage. Se riusciamo a "shakerare" queste due realtà, la via di mezzo sarà una Sanremese capace di lottare per il salto di categoria».
In passato ci è andato molto vicino. «Ci ho provato seriamente i primi due anni, arrivando due volte secondo. In quel biennio abbiamo fatto qualcosa di straordinario, 151 punti totali con un picco di 77 il primo anno. Siamo stati sfortunati. Durante il terzo e quarto anno, invece, ho preferito non investire cifre folli sulla squadra per sistemare le strutture che erano fatiscenti. All'inizio, nonostante i grandi risultati, avevamo la tribuna inagibile e ci allenavamo a Ospedaletti. Da quest'anno, finalmente, abbiamo uno stadio perfettamente agibile e un centro sportivo dove si può programmare seriamente. A parte il Novara, negli ultimi anni chi ha vinto il girone A senza avere lo stadio a norma non ha fatto una bella fine. Penso al Bra: è una realtà bellissima dove si sta benissimo, ma non puoi fare la Serie C lì. Come si può pensare di giocare a Sestri Levante facendo 38 trasferte? Senza aiuti, una società non può gestire un simile peso. Chi fa il passo più lungo della gamba finisce per schiantarsi. Io stesso ho fatto fatica a mantenere la Sanremese in D, che è una categoria dilettantistica solo sulla carta. Abbiamo costi enormi per le trasferte fuori regione e per il vitto e l'alloggio di calciatori che fanno questo di professione. Rispetto a molte altre realtà, partiamo già con 200mila euro di budget in più solo per la logistica. Squadre come Chisola, Asti o Saluzzo, oppure le lombarde, gravitando tra Torino e Milano, sono avvantaggiate. Per noi, paradossalmente, tra Serie D e Serie C cambia poco a livello di costi: in C avremmo i prestiti dai club di A e B, sponsor diversi e i contributi di Sky. Magari spendi 300mila euro in più, ma il resto lo spendiamo già ora».
Sulla questione stadio ci sono stati sviluppi? «Vivendo da anni tra Sanremo e Imperia, ho capito che lo stadio a Sanremo non è visto come una priorità. Per scendere a compromessi con l'amministrazione abbiamo scelto la linea del ripristino di un impianto datato 1904. Spesso per i Comuni lo stadio è solo un problema e cercano di sbarazzarsene. Per evitare il caos degli anni scorsi, manteniamo un rapporto cordiale con l'attuale sindaco. La via di mezzo logica è rimettere mano alla struttura esistente. A giugno scadrà l'assegnazione e ci sarà un nuovo bando: chiederemo una gestione pluriennale, almeno ventennale, visti gli investimenti che siamo pronti a fare».
Il futuro vedrà una Sanremese protagonista? «La Sanremese deve essere protagonista il prossimo anno. Non possiamo permetterci un altro campionato anonimo. Lo merita la società e lo meritano i nostri tifosi, che quest'anno sono stati encomiabili: ci hanno seguito anche quando avevamo 4 punti in 7 gare o dopo la brutta sconfitta nel derby. Loro meritano la Serie C. Ho promesso che entro il 2027 avrei fatto di tutto per portarli tra i professionisti; sono quasi a scadenza (ride, ndr), ma farò il possibile. Non butteremo via i soldi, perché non siamo stupidi. Bra e Sestri insegnano che si può vincere senza essere i favoriti sulla carta. Non faremo i "nababbi", non spenderemo centinaia di migliaia di euro per singoli calciatori, ma faremo scelte oculate».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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