Il momento del Pescara è delicato, ma la determinazione di Daniele Sebastiani non sembra scalfita dalle difficoltà della classifica. Analizzando l'immediato futuro e la sfida imminente contro il Palermo, il numero uno biancazzurro ha riconosciuto apertamente il valore delle corazzate che guidano il torneo. Società come quella siciliana, il Venezia o il Monza dispongono di risorse finanziarie che rappresentano dei multipli rispetto a quelle del club abruzzese, un divario economico che si riflette inevitabilmente sulla profondità delle rose. Tuttavia, il presidente ha voluto chiarire con fermezza che il campo resta l'unico giudice supremo e che la sua squadra non si presenterà all'appuntamento con la bandiera bianca, pronta a giocarsi ogni minima chance.
Le scorie della recente trasferta in laguna non sono state ancora del tutto smaltite, soprattutto per il modo in cui è maturato il risultato negativo. Sebastiani ha ammesso che, data la caratura dell'avversario e la densità di impegni ravvicinati, una sconfitta potesse rientrare nell'ordine delle cose, ma l'amarezza resta tanta per l'andamento del match. Nonostante il passaggio a vuoto, dal Penzo sono arrivati segnali di vitalità che lasciano ben sperare la dirigenza: la squadra ha dimostrato di essere reattiva e presente, un fattore che il presidente considera fondamentale per affrontare l'ultimo scorcio di una stagione fin qui estremamente complessa.
Proprio sulla posizione attuale dei biancazzurri, ultimi in graduatoria, il patron ha espresso parole durissime nei confronti della gestione arbitrale subita finora. Secondo la sua analisi, il Pescara è stato pesantemente penalizzato da decisioni che hanno influenzato l'esito di numerosi incontri. «Nella prima parte del campionato siamo stati massacrati, anzi, per meglio dire, derubati», ha dichiarato senza giri di parole, sottolineando come la squadra non abbia ancora ricevuto un calcio di rigore a favore nonostante la mole di gioco prodotta. Il riferimento più amaro è andato alla sfida di Modena, dove una decisione del Var ha cancellato un penalty che appariva solare.
Il peso di questi episodi ha scavato un solco profondo tra la realtà dei fatti e quello che, a detta di Sebastiani, sarebbe dovuto essere il cammino naturale della compagine adriatica. Senza questi presunti torti, la classifica avrebbe oggi un volto decisamente diverso e il Pescara si troverebbe nel pieno del gruppone in lotta per la salvezza, senza l'attuale distacco che rende tutto più in salita. Questa situazione di costante affanno, unita a una permanenza al timone della società che dura ormai da diciotto anni, ha portato a riflessioni profonde sul proprio ruolo e sulla possibilità di un futuro disimpegno.
La fatica di gestire un club in queste condizioni si fa sentire, ma il presidente ha voluto rassicurare l'ambiente sulla solidità del progetto, menzionando anche il supporto ricevuto da Verratti e dagli altri soci di minoranza. Il suo eventuale addio non sarà mai una fuga dalle responsabilità: «Se devo lasciare il Pescara devo farlo in mani migliori delle mie e non come si fa spesso oggi nel calcio, con squadre affidate a “teste di legno” quando le cose vanno male», ha precisato, rimarcando la volontà di garantire una continuità seria e credibile per il bene della piazza e dei colori sociali.
Sul fronte tecnico, l'attesa è tutta per il recupero dei pezzi pregiati, come Insigne, la cui presenza dal primo minuto domenica appare ancora improbabile. L'obiettivo è riaverlo al massimo della condizione per la volata finale, quando, dopo aver affrontato ostacoli durissimi come Palermo e Frosinone, il calendario metterà di fronte al Pescara avversari ritenuti di un livello più accessibile. Sebastiani non vuole porsi limiti, mantenendo accesa la fiammella della speranza sia per quanto riguarda l'aggancio ai play-out sia per una rincorsa, per quanto difficile, verso la salvezza diretta.
Un passaggio dell'intervista è stato dedicato anche alle dinamiche del calciomercato e alla gestione dei giovani, con un riferimento a Corona, rimasto a Palermo nonostante l'interesse pescarese. Il presidente ha citato l'esempio di Desplanches, che in Abruzzo ha trovato spazio prima dell'infortunio, per sottolineare come spesso in Italia manchi il coraggio di lanciare i talenti. Secondo la sua visione, un procuratore attento dovrebbe sempre pretendere che il proprio assistito possa giocare con continuità, specialmente in un'età in cui all'estero i calciatori sono già considerati nel pieno della maturità agonistica.
In vista della sfida casalinga, non è mancato un pensiero per la tifoseria, definita come un elemento imprescindibile. Nonostante le contestazioni subite personalmente, Sebastiani ha reso onore al pubblico pescarese che non ha mai smesso di incitare il gruppo, riconoscendo l'impegno profuso dai calciatori sul rettangolo verde. La speranza è che anche domenica l'apporto dei sostenitori possa fare la differenza in una partita che profuma di ultima spiaggia.
Infine, lo sguardo si è posato sull'ipotesi peggiore, quella di una caduta nella categoria inferiore. In tal caso, l'impegno congiunto con Verratti proseguirebbe per garantire un immediato rilancio, forti di un'esperienza che in passato ha visto il club sempre protagonista in Serie C. Tra finali perse per episodi sfortunati e promozioni conquistate ai play-off, la storia recente insegna che la società ha le spalle larghe per rialzarsi. Tuttavia, per ora, il pensiero rimane fisso sulla permanenza in B: finché la matematica non condannerà i biancazzurri, la lotta continuerà su ogni pallone.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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