La Reggina torna a fare i conti con i propri fantasmi. La sconfitta di Lamezia, contro la Vigor, cancella di colpo l'entusiasmo costruito con dodici risultati utili consecutivi – dieci vittorie e due pareggi – e riporta gli amaranto in una zona d'ombra che sembrava ormai alle spalle. Una battuta d'arresto che assume contorni drammatici non tanto per il risultato in sé, quanto per le modalità con cui è maturata e per il momento della stagione in cui si inserisce.
Il derby dello Stretto aveva lasciato sensazioni contrastanti ma non negative. Un pareggio conquistato al termine di una gara giocata senza particolare brillantezza, ma sufficiente a mantenere intatto il clima di fiducia nell'ambiente. La trasferta al D'Ippolito ha invece spazzato via ogni certezza, mostrando una squadra irriconoscibile rispetto a quella vista nelle settimane precedenti.
La prestazione contro la Vigor Lamezia rappresenta infatti un pericoloso passo indietro. Di quel primo tempo in cui la Reggina aveva comunque evitato di subire danni irreparabili è rimasto ben poco. Nella ripresa, la formazione amaranto è stata letteralmente sovrastata dalla determinazione dell'avversario, apparendo priva di quella fame agonistica che nelle ultime uscite l'aveva contraddistinta.
Le parole dell'allenatore Torrisi nel post-partita non lasciano spazio a interpretazioni: «Qua – ha dichiarato – se si sbaglia una partita ci giochiamo la vita e forse qualcuno non l'ha capito». Una stoccata durissima alla squadra, che ricorda quanto affermato dopo il match contro l'Athletic Palermo. In quella circostanza, il richiamo del tecnico aveva sortito effetti immediati, traducendosi in una lunga serie di risultati positivi. Questa volta, però, il margine di recupero appare più ridotto, sia per il numero di gare rimaste che per le conseguenze che questa battuta d'arresto potrebbe avere sulle scelte future della società.
Ciò che preoccupa maggiormente non è tanto la sconfitta in sé, quanto il contesto in cui si inserisce. Quello che poteva e doveva essere un campionato alla portata di una rosa costruita per vincere rischia di trasformarsi nell'ennesima delusione. Sarebbe la terza stagione consecutiva conclusa senza centrare l'obiettivo, un fallimento sportivo dalle proporzioni devastanti per una piazza ambiziosa come Reggio Calabria.
Il ritmo delle squadre che occupano le prime posizioni in classifica non appare certo irraggiungibile. Nessuna delle dirette concorrenti ha impresso un'accelerazione decisiva, lasciando aperta ogni possibilità di rimonta. Eppure, proprio quando le avversarie mostrano segni di vulnerabilità, la Reggina sembra imboccare una pericolosa china involutiva che riporta alla mente le imbarazzanti prestazioni di inizio stagione.
Quel senso di déjà vu ha scatenato la comprensibile rabbia dei mille tifosi reggini presenti al D'Ippolito. Una presenza numerosa e significativa, testimonianza di una passione che non si arrende nonostante tre anni consecutivi in Serie D senza mai aver visto la propria squadra stabilmente al comando della classifica. I cori di contestazione esplosi al termine della gara fotografano lo stato d'animo di una tifoseria profondamente ferita, stanca di assistere allo spreco sistematico di occasioni che non si ripresenteranno.
La Reggina si trova ora di fronte a un bivio. Con nove giornate ancora da disputare, ogni margine di errore è sostanzialmente azzerato. La squadra dovrà vincere sempre o quasi se vorrà mantenere vive le speranze di promozione ed evitare che questa stagione si trasformi nel terzo capitolo incompiuto di una storia che rischia di lasciare cicatrici profonde nell'ambiente amaranto.
Gli interrogativi sul futuro sono numerosi e di difficile risposta. Quali sviluppi ci saranno nelle prossime settimane? La società interverrà sul mercato per puntellare la rosa? L'allenatore riuscirà nuovamente a scuotere un gruppo che sembra aver smarrito certezze e convinzioni? Domande legittime per una piazza che ha il diritto di pretendere risposte concrete, non più rinviabili.
La sfida più grande per la Reggina non sarà tanto tecnica o tattica, quanto mentale. Serve ritrovare quella fame, quella determinazione che aveva caratterizzato la striscia positiva interrotta a Lamezia. Serve recuperare la fiducia in se stessi e ricostruire il rapporto con una tifoseria che merita ben altro rispetto a un'altra stagione buttata via dopo aver creato legittime aspettative.
Il tempo stringe e le occasioni non sono infinite. La Reggina è chiamata a una reazione immediata e convincente, pena la condanna a un'altra annata da dimenticare. I tifosi attendono risposte sul campo, l'unico terreno su cui si può tentare di ricucire uno strappo che rischia di diventare irreparabile.
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