Il Messina è caduto domenica tra le mura amiche e scivola in zona playout. La sconfitta contro il Sambiase al "Franco Scoglio" riaccende le preoccupazioni di una tifoseria già provata da una stagione travagliata, con i giallorossi ora terzultimi in classifica, superati da Sancataldese, Acireale e Ragusa. Un risultato che brucia e che interrompe bruscamente l'entusiasmo generato dall'ottimo pareggio conquistato nel precedente turno nel derby dello Stretto.
La formazione calabrese si è imposta con una prova di grande solidità, frutto di un'identità consolidata nel tempo. Il Sambiase ha costruito il successo attraverso una marcata superiorità territoriale, concretizzata nel finale di primo tempo grazie alla vivacità di Sueva e alle capacità aeree di Colombatti, che hanno indirizzato la gara sui binari più favorevoli agli ospiti.
L'emergenza in casa Messina è stata evidente: ben sette assenze contemporanee hanno messo a nudo i limiti di una campagna acquisti considerata incompleta. La squadra peloritana ha dovuto ricorrere a diversi adattamenti tattici, senza tuttavia riuscire a trovare le chiavi per scardinare la difesa avversaria. Nel finale, i padroni di casa hanno tentato la reazione costruendo alcune occasioni, più o meno nitide, sulle quali si è opposto efficacemente il portiere Giuliani. Tentativi che non sono bastati a evitare un ko che pesa come un macigno sulla corsa alla salvezza.
Il neo tecnico Vincenzo Feola, nel post-partita, si è dichiarato "soddisfatto della prestazione", ma ha anche ammesso implicitamente che per centrare l'obiettivo stagionale servirà ben altro: maggiore rabbia agonistica, più spunti offensivi, personalità e coraggio. Qualità che domenica scorsa sono mancate nei momenti decisivi.
Nel rendimento altalenante che caratterizza questa seconda parte di stagione del Messina pesa in modo determinante il continuo cambiare assetto, senza mai riuscire a definire un'identità tecnica e tattica precisa. Ben diversa la situazione nella prima fase del campionato, quando il 3-5-2 aveva garantito una scalata in classifica che sembrava promettente.
Feola ha confermato il 3-4-3 già sperimentato al "Granillo", ma la necessità lo ha costretto ad adattare numerosi interpreti. La difesa schierata contro il Sambiase è stata totalmente sperimentale: Bonofiglio impiegato come braccetto, De Caro non particolarmente brillante da centrale e Werner a completare il reparto. Tre elementi che non avevano mai giocato insieme in quella configurazione. L'assenza di affiatamento e la scarsa conoscenza reciproca nei meccanismi difensivi sono emerse chiaramente, anche se sarebbe ingiusto attribuire eccessive responsabilità a un allenatore che finora ha potuto dirigere meno di dieci allenamenti.
Proprio sul tema delle scelte emergono alcuni interrogativi. L'arrivo di Feola, ritardato di un mese rispetto a quando sarebbe stato opportuno, avrebbe potuto essere accompagnato da decisioni diverse nella sessione di mercato. In particolare, l'acquisto di uno o due centrocampisti si sarebbe rivelato fondamentale, considerando l'assenza di Matese, Aprile (fermato da una sindrome influenzale) e Clemente. Saverino, impiegato da centrale in una mediana a due, ha faticato pur dando l'anima, mentre Zucco non viene più considerato e Papallo non lo è stato mai.
C'è poi l'aspetto mentale, forse il più preoccupante. Al bivio per avvicinarsi alla zona salvezza diretta, il Messina sbaglia l'appuntamento. Non è la prima volta: era già successo con l'Enna nel precedente turno casalingo, match che costò la panchina a Parisi, e con la Sancataldese, pareggio che portò all'esonero di Romano.
Un copione che si ripete quando i giallorossi hanno tutto da perdere e l'avversario poco o nulla, situazione opposta a quella del derby dello Stretto dove la squadra ha invece fornito un'ottima prestazione. La sindrome si manifesta particolarmente quando il Messina è chiamato a fare la partita e a imporre il proprio gioco, un retaggio di uno stranissimo campionato iniziato con un pesante -14 in classifica. Un handicap che ha condizionato l'intero percorso: senza quella penalizzazione, oggi l'Acr sarebbe a pari punti proprio con il Sambiase.
Il prossimo impegno rappresenta un vero e proprio spartiacque. Domenica il Messina sarà di scena a Favara in quello che si preannuncia come un autentico playout anticipato. Una sfida da non sbagliare, dove non potrà ripetersi quanto accaduto domenica scorsa. La squadra dovrà mostrare quella personalità e quel coraggio che Feola ha giustamente invocato, trovando finalmente quella continuità di rendimento che finora è mancata nei momenti chiave della stagione. La salvezza passa necessariamente da prestazioni convincenti contro le dirette concorrenti, esattamente come quella di Favara. L'alternativa è vedere sempre più vicino lo spettro dei playout.
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