Passaggio a vuoto interno di notevole gravità per il Pescara, costretto a cedere l'intera posta in palio tra le mura amiche di fronte alla capolista Spezia. Al fischio finale del confronto dell'Adriatico, il direttore sportivo del club abruzzese Pasquale Foggia si è presentato davanti ai microfoni della stampa per analizzare il momento critico vissuto dalla squadra, senza ricorrere a mezzi termini o frasi di circostanza.

Il massimo dirigente dell'area tecnica biancazzurra ha esordito ammettendo la superiorità palesata dagli avversari di giornata, spostando poi l'attenzione sui limiti caratteriali emersi tra le fila dei suoi uomini: «Lo Spezia si è dimostrato più forte, maggiormente strutturato e ha meritato il successo sul campo. Ha profuso sul rettangolo di gioco qualcosa in più rispetto a noi e risulta doveroso riconoscerne i meriti. Ciononostante, da parte nostra abbiamo l'obbligo di guardarci dentro e condurre un'analisi profonda di ciò che si è verificato. Rappresentava una contesa di straordinaria rilevanza, non decisiva in senso assoluto, ma un incrocio che avrebbe potuto permetterci di rientrare a pieno titolo nella corsa per i traguardi che ci siamo prefissati. Al contrario ci troviamo qui a commentare un KO. Se intendiamo analizzare le cose nel concreto, reputo che il problema prioritario sia risieduto nell'atteggiamento. Non mi riferisco a questioni di natura tattica o ai moduli, bensì all'approccio individuale di ogni singolo interprete. Risulta corretto che le responsabilità ricadano sul sottoscritto e sul mister, ma ciascuno ha il dovere di assumersi le proprie. Tutti ripetono che il Pescara sia un organico di valore. Ebbene, adesso occorre dimostrarlo con i fatti sul terreno di gioco. Prendiamo esempio dallo Spezia: annovera elementi di spicco, e intendo rivolgere i miei complimenti ad Angelozzi per l'operato svolto, eppure molti di quei ragazzi fino al passato campionato non giostravano in piazze di questa caratura. Oggi tuttavia palesano una personalità straripante e occupano la vetta con pieno merito».

In merito alle differenze di rendimento ed idendità emerse durante il match rispetto alla formazione ligure, il dirigente del Pescara ha inteso richiamare tutto l'ambiente alla massima compattezza, invitando ciascuna componente a un profondo esame di coscienza: «Lo Spezia propone una filosofia calcistica differente dalla nostra e nella giornata odierna ha disputato una contesa eccellente, motivo per cui rinnovo loro le congratulazioni. Ciò premesso, in questo specifico momento storico dobbiamo rimanere concentrati in via esclusiva su noi stessi. Le responsabilità appartengono a ogni componente: dal sottoscritto fino all'ultimo tesserato che compone il gruppo».

Interpellato sul significato profondo della sua affermazione riguardo al fatto che tutti debbano considerarsi sotto esame, Foggia ha escluso che il focus debba rimanere ristretto alla sola posizione del tecnico Buscè: «Non c'è nulla da interpretare. Credo che ognuno di noi debba condurre delle riflessioni trasversali. Non sto facendo riferimento unicamente all'allenatore, bensì all'intero blocco della squadra e a tutte le figure che ruotano attorno al Pescara. Non è ammissibile approcciare sfide di questo livello con una simile interpretazione. Nelle fasi di sofferenza occorre tirare fuori qualcosa in più. Rileva fin troppo comodo limitarsi a puntare il dito contro l'allenatore o il sistema di gioco. Osserviamo i calciatori che scendono in campo: parliamo di profili forti sulla carta, ma poi tale valore va dimostrato coi fatti. Quando si incassano sconfitte regalando situazioni che non si possono concedere, è del tutto fisiologico provare rabbia. E la frustrazione aumenta nel momento in cui si regalano chance che non dovrebbero minimamente esistere a questi livelli».

Proseguendo nella sua durissima disamina, il direttore sportivo del Pescara ha ulteriormente blindato la guida tecnica, spostando la pressione sulle prestazioni individuali offerte sul terreno di gioco dai singoli tesserati: «A mio avviso occorre scavare più a fondo. La questione non riguarda esclusivamente chi siede in panchina. È doveroso effettuare ogni valutazione del caso, ciononostante sarebbe fin troppo banale scaricare la totalità delle colpe su chi guida la squadra. Serve che ciascuno si prenda le proprie responsabilità. Se prepari un incontro secondo determinati canoni e riesci pure a rimanere dentro la gara a dispetto della qualità dell'avversario, in seguito non puoi permetterti di concedere occasioni per banali disattenzioni o perché qualcuno si rifiuta di percorrere quel metro in più necessario. A questi livelli non si possono agevolare i movimenti smarcanti o le conclusioni a rete degli avversari».

Sollecitato sul deficit di ferocia agonistica palesato dal gruppo biancazzurro nel corso dei novanta minuti, l'ex calciatore ha confermato pienamente la lettura, esigendo un'immediata presa di coscienza da parte dello spogliatoio: «L'interpretazione delle mie parole è assolutamente corretta. Nel momento in cui richiamo tutti a delle riflessioni mi riferisco precisamente a questo aspetto. Ognuno deve compierle individualmente. Non risulta accettabile incassare marcature come la seconda di oggi senza profondere tutto ciò che si possiede per evitarla. Esistono dinamiche che dipendono dall'interpretazione della contesa, dalla fame e dalla cattiveria che si infondono sul campo. In simili frangenti dobbiamo tutti alzare la mano e ammettere di aver fatto qualcosa in meno del dovuto. Chi scende in campo deve recepire l'importanza della partita e del torneo che stiamo disputando. E noi, nelle vesti di società e staff tecnico, dobbiamo rivelarci ancora più abili nel trasmettere questo concetto».

In conclusione del suo intervento ai microfoni della stampa, Pasquale Foggia ha rivelato di aver già affrontato a muso duro la squadra all'interno dello spogliatoio, lanciando un ultimatum chiaro a chiunque non si senta pronto a reggere le pressioni della piazza adriatica: «Ciò che sto dichiarando a voi l'ho espresso in prima battuta ai calciatori. Non mi presento qui per scaricare le colpe su altri. Non l'ho mai fatto nel mio percorso e non intendo certo iniziare oggi. Mi sono trattenuto con il gruppo e ho palesato senza filtri il mio pensiero. I giocatori devono comprendere che indossano una casacca che tantissimi colleghi sognerebbero di vestire e che di conseguenza occorre garantire qualcosa in più. Poi è evidente che l'allenatore e il direttore sportivo rappresentino le figure più agevoli da sostituire, dal momento che non si possono rimpiazzare venti elementi dall'oggi al domani. Ciononostante quei venti calciatori hanno l'obbligo di mettersi in discussione e capire che il peso della maglia del Pescara esiste ed è reale. Qualora qualcuno non si dimostrasse in grado di convivere con questo genere di responsabilità, allora probabilmente deve trasferirsi in una piazza dove gli sia consentito vivere il calcio con minore pressione. In questo club non funziona così».

Sezione: Serie C / Data: Lun 28 settembre 2026 alle 20:15
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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