Presentando la sfida contro la Scafatese, l'allenatore del Cosenza, Federico Coppitelli, ha scelto di affrontare senza filtri il momento della squadra. Il suo intervento, riportato dal Corriere della Calabria, ha toccato il ko di martedì, i ritardi nella costruzione del gruppo, i rapporti con la dirigenza e il caso del giovane portiere Iliev.

Il tecnico ha aperto con una riflessione sul proprio ruolo e sul senso della sua presenza davanti ai giornalisti. «Io sono qui perché il mio lavoro me lo impone e perché sono un uomo.» Ha poi ricordato che la sua figura è solo la parte più esposta di una struttura più ampia: «Io rappresento il volto della squadra, ma dietro di me ci sono i ragazzi, lo staff, la direzione e tutti quelli che lavorano per aiutare la squadra a fare una buona prestazione il giorno della partita».

Il pensiero è andato subito alla partita persa martedì, che ha lasciato strascichi pesanti nell'ambiente. «Indipendentemente dalle situazioni di cui abbiamo già parlato e che sono state ammesse anche nel comunicato della società, la sconfitta di martedì ci lascia dolore.» Coppitelli ha descritto la gara come il segno di una fragilità che non è solo tecnica: «Ci siamo un po’ sgretolati dopo il loro 3-2. È una sconfitta che ha delle motivazioni che vanno ricercate in ciò di cui abbiamo parlato più volte e tornarci sopra sarebbe frustrante. Abbiamo confermato di non avere ancora la tenuta mentale per poter reagire, seppure siamo costantemente messi a dura prova. Possiamo fare molte analisi sulla partita, ma andremmo a ripetere discorsi già fatti».

Tra le cause del rendimento altalenante, l'allenatore ha messo l'accento sulla preparazione e sui tempi di costruzione della rosa. «Si dice sempre che il calcio non è una scienza esatta, ma non è neanche improvvisazione. Le squadre si radunano il 15-20 luglio con un obiettivo. Se inserisci con grande ritardo dei giocatori, c’è la possibilità che la condizione fisica, soprattutto quando giochi tre partite in una settimana, non sia quella corretta».

Accanto ai problemi di natura atletica, Coppitelli ha citato aspetti legati alla composizione del gruppo e al contesto. «Stanno venendo alla luce problematiche legate alla personalità, alla giovane età e tante altre piccole cose che hanno a che fare con il calcio, ma anche con la situazione del momento. Mi aspetto di migliorare, ovviamente, altrimenti sarei andato via».

Nelle sue parole ha trovato spazio anche il legame personale con la piazza, che rende più amaro il momento. «Quando questi miglioramenti passano da questi bocconi amari, per chi fa calcio come me, che viene dal campo di terra per arrivare al Cosenza, che per me è un traguardo, perché è una piazza e un nome che vedevo sulle figurine, rode un po’. Penso, e allargo il discorso alla squadra e a tutti noi che lavoriamo, di non meritarlo. Anche perché poi non siamo stati neanche fortunati. Non penso sia una bestemmia dire che con il Potenza potevamo anche vincere, o con la Cavese. Io adesso ho una grande voglia di riscatto. È ovvio che bisogna responsabilizzare i tanti ragazzi giovani in organico senza, al tempo stesso, schiacciarli con un peso che non sono in grado di reggere».

Coppitelli ha quindi smentito le indiscrezioni su un possibile scontro con il direttore sportivo Lucioni, spiegando anche il motivo del silenzio con la stampa dopo la gara: «In questo momento il rapporto tra me, il direttore e la squadra è la cosa più bella che c’è. Questo aspetto ci dà la fiducia di poter crescere. C’è una stima umana oltre che professionale con il direttore. Dopo la partita c’era amarezza, ecco perché non abbiamo parlato con la stampa. Nessun altro problema. Noi stiamo cercando di lavorare notte e giorno per migliorare, perché purtroppo questa è la realtà».

Interpellato sulla principale criticità tra quelle già evocate, il tecnico ha indicato ancora una volta la questione dei tempi. «Se devo indicare il primo problema, tra i tanti di cui abbiamo già parlato altre volte, io continuo sul ritardo. Siamo in ritardo sull’organizzazione e sulla struttura del gruppo squadra. Sulle altre difficoltà non mi voglio più esprimere, guardo solo al lavoro che posso fare io. Questa è una squadra che ha bisogno di essere migliorata. Io so che il 99,9 per cento delle persone mi direbbe di andare via. Se non lo faccio è perché nella mia mente competitiva penso di poter restituire qualcosa al direttore, che comunque mi ha scelto, ai giocatori che hanno creduto nel progetto e per portarli qui abbiamo dovuto , far valere il nostro lato umano, alla città e al club. Penso ci sia uno spiraglio per poter migliorare questa squadra».

Un passaggio finale è stato dedicato a Iliev, protagonista in negativo a Giugliano. Coppitelli ha difeso il portiere, sottolineandone la giovane età e il peso di una fase così turbolenta: «Credo che sia un ottimo portiere, ma in questa situazione un po’ di tempesta un giovane come lui, mentalmente, può farsi travolgere».

Il messaggio dell'allenatore, dunque, è quello di una squadra consapevole dei propri limiti e di un tecnico deciso a restare al timone. La gara con la Scafatese diventa l'occasione per verificare se quella voglia di riscatto, più volte evocata alla vigilia, possa tradursi in una risposta concreta sul campo.

Sezione: Serie C / Data: Ven 18 settembre 2026 alle 19:15
Autore: Luigi Redaelli
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