Il conto alla rovescia è cominciato. La Pro Patria si trova sospesa in un vuoto decisionale che rischia di compromettere la pianificazione della prossima stagione in Serie D, con il mercato fermo e lo staff in attesa. A fare il punto sulla situazione è Giancarlo Travagin, l'imprenditore verbanese che ha sottoscritto con Patrizia Testa un accordo per l'acquisizione del 51% del club biancoblù.
La vicenda ha radici precise. All'inizio di maggio Travagin e la proprietaria di maggioranza della Pro Patria hanno formalizzato la loro intesa, siglata nero su bianco il 13 maggio. Contestualmente, come previsto dallo statuto societario, tutte le informazioni sono state trasmesse a Luca Bassi, socio di minoranza e rappresentante della Finnat. L'appuntamento dal notaio era fissato entro il 20 maggio, ma due giorni prima dell'atto Bassi ha bloccato la trattativa, dichiarando la propria intenzione di esercitare il diritto di prelazione.
«Luca Bassi non si fa più trovare e non rilascia dichiarazioni. Siamo spiazzati, prigionieri di questa situazione» dichiara Travagin, come riporta ilbustese.it, che ricorda con toni diversi il primo confronto con il socio di minoranza. «All'inizio di maggio io e Bassi abbiamo avuto un bel colloquio. Si è dimostrato una persona aperta, fornendoci tutti i documenti necessari per la due diligence. Alla fine dell'incontro mi disse di dargli qualche giorno perché, a partire dal mercoledì di due settimane fa – parliamo dello scorso 27 maggio, ndr – ci sarebbe stato da lavorare. Ha usato il plurale, dicendo 'dobbiamo lavorare'. Cosa intendesse di preciso non lo so, ma questo silenzio successivo ci perplime».
Le conseguenze operative sono concrete e immediate. La paralisi negoziale ha costretto Travagin a congelare ogni attività preparatoria: collaboratori, professionisti e dirigenti già ingaggiati sono fermi in attesa di sviluppi. «Tutto resta sospeso. Ho dovuto bloccare i miei collaboratori, i professionisti e la nuova classe dirigente che avevo già mobilitato. C'è gente tra i miei uomini che ha ricevuto offerte anche in Serie B e che ora si trova in una situazione di stallo. Gli industriali e le importanti aziende che mi appoggiano vorrebbero capire la situazione e, in alternativa, scegliere altre strade. Questa melina ci sta facendo perdere treni importanti. Cose che io e Patrizia avevamo pianificato nella serenità e tranquillità di un'operazione normale, ora sono diventate un'operazione "arlecchina"».
Sul fronte delle voci circolate negli ultimi giorni riguardo a possibili figure tecniche e dirigenziali, Travagin prende nettamente le distanze. «Non voglio fare nomi, ma l'unico profilo reale è quello di Orlando Urbano, mio amico da una vita con cui ho condiviso esperienze calcistiche fin dai tempi della Juventus. Le altre voci? Spesso infondate».
A chi si chiede per quale ragione l'imprenditore abbia puntato proprio su Busto Arsizio, la risposta è diretta. «C'è un legame di lunga amicizia sportiva con Patrizia Testa. Mi ha espresso la sua stanchezza e la necessità di uscire dal club. Noi eravamo orientati a rilevare un club in Serie D e la retrocessione della Pro Patria ha creato questa opportunità, altrimenti in Serie C sarebbe stato molto più difficile».
Il progetto che Travagin ha in mente per i tigrotti è tutt'altro che timido. L'obiettivo dichiarato è il ritorno immediato in Serie C, con investimenti consistenti, valorizzazione del settore giovanile locale e una struttura dirigenziale rinnovata. «Bassi mi disse che voleva un progetto ambizioso, e io gli risposi che lo siamo anche noi. Il nostro programma prevede il ritorno in Serie C, investendo cifre importanti. Vogliamo fare calcio con umiltà, valorizzando il vivaio locale e forgiando campioni. L'obiettivo massimo sarebbe vincere subito il campionato, ma se dovessimo passare dai playoff andrebbe bene comunque. L'importante è ridare entusiasmo ai tifosi con una squadra affamata, dopo una stagione inguardabile. Non riesco a capacitarmi di come si sia arrivati a questo punto, ma ora bisogna ripartire con un assetto pressoché tutto nuovo».
Nonostante il clima teso, Travagin ribadisce la propria disponibilità al dialogo con Bassi. «Bassi non è un socio normale, ha esperienze importanti. Gli ho offerto massima apertura per scegliere insieme allenatore, direttore e giocatori, ma dal giorno del nostro incontro non l'ho più sentito. Non possiamo fare trattative importanti né parlare con i giocatori della rosa attuale perché formalmente non siamo ancora dentro la società».
Spazio anche per un pensiero su Patrizia Testa, figura centrale nella storia recente del club. «Le ho formulato una proposta, quella di diventare presidente onorario. Al momento ha il cuore in lacrime per come sono state trattate alcune cose ed è una donna tutto d'un pezzo, vuole staccare la spina. Ma merita il massimo rispetto da parte di tutta Busto Arsizio, senza di lei non so dove sarebbe oggi la Pro Patria».
La data cerchiata in rosso è il 14 giugno. Quel giorno scade il diritto di prelazione di Bassi, e l'alba del 15 potrebbe segnare la svolta definitiva. «Il diritto di prelazione scade il 14 giugno. Se Bassi non eserciterà il riscatto entro quel giorno, a partire dal 15 giugno, a mezzanotte e uno, diventeremo proprietari del 51% della società. O la prende lui o entriamo noi, non ci sono altre vie percorribili. Noi siamo pronti a intervenire subito su campagna acquisti, dirigenza e impegni economici. Ora non resta che attendere».
Quale che sia l'esito, entro metà giugno la Pro Patria avrà una nuova guida. Che si tratti di Travagin, di Bassi o di un altro soggetto scelto in accordo con il rappresentante della Finnat — con l'ipotesi di un ritorno in corsa di Estrella che rimane sullo sfondo — il tempo delle incertezze è destinato a esaurirsi. Nel bene o nel male, la stagione del riscatto dovrà pur cominciare.
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