Dopo un lungo e significativo percorso con il Sassari Latte Dolce, che lo ha visto ricoprire prima il ruolo di Responsabile del Settore Giovanile e successivamente quello di allenatore della Prima Squadra, il tecnico sassarese Gabriele Setti, classe 1977, ha intrapreso una nuova avventura. La sua esperienza con il club biancoceleste si è conclusa, ma il legame con il calcio non si è mai interrotto. Attualmente è libero da impegni in Serie D e si è immediatamente rimesso in gioco.
Noi di Notiziariocalcio.com lo abbiamo intervistato per fare il punto sulla sua carriera, sulle nuove sfide e per raccogliere il suo parere sul campionato di Serie D. Setti si è raccontato senza filtri, toccando temi delicati come l'esonero e il futuro del calcio dilettantistico nazionale.
Come si trova in questo periodo e qual è il suo rapporto attuale con il campo?
Gabriele Setti: «Sono all'Under 17 Nazionale della Torres, quindi ho avuto davvero pochissimo tempo per non pensare al calcio. A parte i mesi di marzo e maggio, ho ripreso subito l'attività con un nuovo e stimolante progetto. Riguardo al Sassari Latte Dolce, credo che la mia esperienza lì potesse finire in un modo migliore, soprattutto per quanto concerne i rapporti umani. Calcisticamente l'esonero ci sta, è un fatto fisiologico, specie dopo sei sconfitte consecutive, ma a livello umano mi aspettavo qualcosa in più, dopo aver trascorso dieci anni in quella società. Nonostante tutto, continuiamo ad avere rapporti, anche perché le due società hanno iniziato una partnership che prevede un progetto comune, sia per quanto riguarda le prime squadre, che i settori giovanili. Con alcuni dirigenti i rapporti sono ancora ottimi, con una parte della società, invece, i contatti sono bloccati a quel giorno di marzo».
Continua a seguire le vicende del Sassari Latte Dolce e quali sono le sue considerazioni sul Girone G di Serie D?
«Seguo la squadra perché ci sono molti ragazzi che ho avuto l'anno scorso e Mister Michele Fini è un amico, perciò mi fa piacere seguirli. Fini è un ottimo allenatore e una grande persona. Hanno iniziato benissimo, ora c'è qualche battuta d'arresto, ma è un fatto fisiologico, dato che la squadra è molto giovane. Sono convinto che riprenderanno presto a macinare punti. Per quanto riguarda il campionato, a parte la Scafatese che sembra aver messo le cose in chiaro, vedo un torneo molto più equilibrato dalla seconda posizione in giù. Lo scorso anno, invece, c'erano tre o quattro squadre che ambivano a vincere (Guidonia, Paganese, Gelbison, Cassino). Le squadre sarde stanno facendo il loro percorso, sono partite tutte bene. Mi auguro per loro che riescano a raggiungere la salvezza senza dover passare attraverso i playout».
Qual è la differenza principale tra allenare nel Settore Giovanile e guidare una squadra di Serie D?
«La differenza principale è che nel Settore Giovanile, dal punto di vista tecnico, l'allenatore è più un formatore che un allenatore in senso stretto. Non badi al risultato della domenica, ma badi ai ragazzi: cerchi di comprendere le loro difficoltà e di colmare quei gap che, si spera, un giorno possano consentirti di farli arrivare in Prima Squadra più completi. In Prima Squadra, al contrario, lavori primariamente per il risultato domenicale. Va detto che lo scorso anno avevo una squadra molto, molto giovane e per ovvi motivi era quasi come se fosse un Settore Giovanile un po' più avanzato».
La Serie D sembra andare verso una riforma, con la possibile riduzione a otto gironi e una promozione tramite i playoff. Cosa ne pensa a riguardo?
«Viste le difficoltà che molte società hanno avuto nell'affrontare il campionato nazionale, non credo che la scelta di accorciare i gironi sia sbagliata. Ogni anno, purtroppo, ci troviamo con quelle due o tre squadre che falsano il campionato ritirandosi o non garantendo la regolarità. Direi che potrebbe essere una soluzione valida, ma ovviamente bisogna capire cosa si intende esattamente per "accorciare". Se ci sono altri punti interessanti, come ad esempio l'obbligo di utilizzare dei giovani provenienti dai propri settori giovanili, sarebbe diverso e molto positivo. Ci sono tantissimi ragazzi interessanti, ma serve più pazienza da parte delle società, e questo andrebbe anche a ridurre i costi per le Prime Squadre».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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