Speranze Future. Jolanda De Rienzo e un pallone per amico

La giornalista partenopea tra inizi, professione e pallone.Il futuro? "Spero che si torni presto a parlare di calcio nella nostra vita".
25.04.2020 12:57 di Daniele Manuelli   Vedi letture
Jolanda De Rienzo in TV
Jolanda De Rienzo in TV

Campania, regione ricca di bontà, profumi e sapori. Terra di bellezza e prosperità ai tempi delle guerre sannitiche secondo la civiltà romana, ma che oggi mantiene intatto il proprio patrimonio entrando di diritto in quello dell’Unesco, con l’arte della pizza che ha portato un cuoco napoletano a creare la famosa Margherita in onore della Regina, simbolo tricolore rappresentato da pomodoro, mozzarelle e basilico. La storia è fatta per essere scritta, ed ecco che in questa terra colpita da un terribile terremoto negli anni ’80, ha modo di rialzarsi con la gente che si appassiona sempre più allo sport, nella fattispecie al gioco del calcio, dove assiste alle imprese di forza, come quella della Cavese, uscita con i due punti nella San Siro rossonera, attraversando la rinascita della terra irpina -che nonostante fosse stata colpita dal sisma- trovò una squadra sospinta da tutto il popolo biancoverde a guadagnarsi la copertina per dieci anni consecutivi nella massima serie; regalandosi i balletti di Juary attorno alla bandierina. Infine all’approdo in quel di Napoli, nel capoluogo campano, del più grande calciatore di tutti i tempi: Diego Armando Maradona. In tutto questo resoconto proviamo ad unire nel nostro racconto, la bellezza, bontà, prosperosità della Campania a quella della giornalista e conduttrice partenopea Jolanda De Rienzo, noto volto (oggi) di ElevenSports. Per lei la vita ha inizio nel 1984 a Napoli dove ha il tempo di aprire gli occhi e di assistere all’arrivo di Diego (lo chiamano di diritto così i napoletani considerandolo uno di famiglia).  Quel pallone lanciato al cielo in un San Paolo gremito, nel giorno della sua presentazione, sarà il primo acuto di un sogno che di lì a poco avrebbe fatto felice una città, una regione intera, perché chi ancora oggi, nella data del primo storico scudetto napoletano, non si è sentito un pochino figlio di Diego e dei suoi discepoli, è autorizzato a leggersi i Promessi Sposi in versione napoletana, dove i grandi padroni del calcio, definiti Don Abbondi,  dovettero arrendersi e abdicare il trono in favore di Maradona che rappresentando il legame tra Renzo e Lucia, unì in matrimonio, Napoli e la sua gente, allo scudetto tricolore, aprendo ogni portone d’Italia con una formula risalente alla frase: ”Napoli campione d’Italia”.  Jolanda  aveva tre  anni quando Diego e compagni compirono l’impresa e con gli occhi da bambina ebbe modo di vivere anche la favola del 1990, quella del famoso ed ultimo scudetto in terra campana. Diego  un anno e qualche mese dopo salutò la truppa e la favola ebbe un finale amaro. Intanto il calcio campano vedeva per la seconda volta la Casertana affacciarsi alla serie B, la Campania Puteolana, la Salernitana  e l’Ischia Isola verde combattere in C, vetrina che oggi Jolanda rappresenta degnamente raccontando il calcio di terza serie sugli schermi di ElevenSports. I SUOI INIZI. In una terra presidiata da 4 Golfi, Jolanda sgomita da un posto all’altro sulle acque del Tirreno ma questo non le reca paura, in quanto il calcio rientra nel suo dna. In una terra vulcanica, caratterizzata in predominanza da vini bianchi come il Fiano di Avellino e  bagnata dal nettare rosso del  Sannio Barbera (tanto per citarne due dei più apprezzati in regione) Jolanda diviene doppiamente cittadina italiana, trasferendosi da una parte all’altra dello stivale, ma in età adolescenziale  lo spostamento è limitato alla propria regione dove tocca vari punti. Ad ogni località, lascia il proprio cuore riempiendo il diario della sua vita di pagine colorate, scattando la classica foto ricordo che mostrerà successivamente sui social ma che prima tramite una calamita appenderà al frigorifero della propria cucina con la quale avrà un rapporto inizialmente travagliato per poi scoprirsi brava cuoca e di ottima forchetta, dilettandosi nelle ricette tradizionali e regionali. Il nucleo famigliare è composto da quattro persone, il papà di mestiere fa l’attore di teatro, poi ci sono mamma e suo fratello. La passione le viene però tramandata dal nonno, grande tifoso partenopeo, a cui deve la sua vena giornalistica,  mondo in cui Jolanda decide di gettarsi prepotentemente dopo aver conseguito una laurea in scienze della comunicazione. Il mondo chiama e lei non può aspettare. La leggenda narra che già in tenera età, ai balli in discoteca con le amiche, preferisse quelli in campo di Fonseca e Careca  che avvenivano puntualmente ad ogni realizzazione e che come “Batman” Taglialatela volasse da una parte e l’altra del San Paolo manifestando a squarciagola la propria fede. Iniziò a frequentare gli stadi innamorandosi della sua squadra e il cuore la guidò verso l’attuale professione che svolge in maniera diligente, con una maestria unica che la rendono una perfetta maestrina perfino quando si parla di tattica, materia che si è divertita a studiare in maniera accurata per inseguire un sogno che l’ha portata allo scalo  televisivo in campo locale per poi approdare nel panorama nazionale, nel mondo dei grandi, da qui, per buona pace della famiglia, Jolanda si è trasformata, per sua stessa definizione in “ Jolandona”.

LA CURIOSITA’: Jolanda possiede un cane, considerato il quinto componente  della famiglia, che ha chiamato Diego in onore di Diego Armando Maradona.  Una donna nel pallone in tutti i sensi: se questo non è amore per il calcio...beh, definitelo voi.

IL MOMENTO ATTUALE. Il Covid19 ha cambiato la vita, portando via ad ognuno di noi la nostra quotidianità e libertà. In campo sportivo è prevalso il buon senso con il blocco dei tornei.  La giornalista e conduttrice con la propria emittente ha continuato a parlare di sport e di calcio, eseguendo delle dirette web con i protagonisti della terza serie.  Curiosità a portata di click anche se in una di queste dirette, intravedo in Jolanda quella tristezza mascherata da un sorriso che per chi ha imparato a conoscerla trattasi di preoccupazione. Colto da curiosità colgo l’occasione per capire con lei se sia possibile tornare a raccontare il calcio giocato.

  Jolanda è possibile una ripartenza in serie C?

“ In questo caso il primo pensiero va alla protezione e salvaguardia della nostra salute e vita. La FIGC sta lavorando per trovare una soluzione definitiva. In questi giorni è stata avanzata una proposta che ha portato  a uno scontro con il pensiero della Lega di Serie B. Ho piena fiducia  nel presidente Ghirelli e spero che i campionati (ovviamente con il consenso dei medici) possano ripartire, in caso contrario trovo ingiusto congelare i tornei non attribuendo meriti a chi ha investito danaro e fatto sacrifici  per conseguire i propri obiettivi stagionali”.

 Le lamentele dei presidenti della C hanno portato a una direzione univoca: in C è difficile fare calcio mancano soprattutto gli introiti

“Il calcio rispetto al passato è cambiato decisamente. Ghirelli ha parlato di una riforma che prevede la sanificazione e l’oculatezza dei propri bilanci. Questo porterà (mi auguro) a una maggiore attenzione di tutte le formazioni in previsione futura onde evitare casi particolari che hanno  prodotto in passato la rinuncia ai tornei d’appartenenza  o  penalità pesanti. In serie A ci fu l’esempio del Parma che deve servire da lezione per il calcio futuro”.

Ti manca il calcio nella tua quotidianità?

“Questo periodo di incertezza globale condiziona la nostra vita e il nostro lavoro. Tutto diviene più difficile, ogni scelta logica pare all’improvviso farsi dannatamente complicata. Ognuno di noi in questo periodo ha avuto modo di riflettere e di rinunciare a qualcosa. Io amo il mio lavoro e ho la fortuna di realizzare quello che ho sempre sognato di fare. Il calcio giocato mi manca.  Il calcio è gioia, dolore ed emozione, per questo vale la pena raccontarlo senza sosta”.

TITOLI DI CODA. Nella lunga chiacchierata fatta con Jolanda De Rienzo, che è un fiume in  piena come in diretta televisiva e un’inguaribile stacanovista, accarezzato dai rumori di parole e dalla lavastoviglie in corso,  scopriamo che ama tre registi come Alfred Hitchcock, Quentin Tarantino e Stanley Kubrick. Nella speranza di accontentarla c’è una frase che racchiude il pensiero di tutti e tre i registi che recita: ”un sogno non è mai soltanto un sogno”. Se davvero  così fosse, come nel  miglior film di questi registi, oggi siamo attori per un giorno e insieme a Jolanda recitiamo con speranza, la nostra versione:  “La ripresa dei tornei non è più soltanto un sogno”.