Il gruppo tedesco Puma ha archiviato l'esercizio 2025 con una perdita netta di 643,6 milioni di euro, un risultato drammatico che segna una brusca inversione di rotta rispetto all'utile di 280,7 milioni registrato nell'anno precedente. Il tracollo finanziario, accompagnato da un significativo calo dei ricavi, ha spinto il vertice aziendale a decisioni drastiche: cancellazione del dividendo per gli azionisti e avvio di un piano di riorganizzazione strategica volto a riposizionare il marchio tra i leader mondiali del settore sportivo, accanto ai colossi Nike e Adidas.
I ricavi complessivi del 2025 si sono attestati a 7,29 miliardi di euro, in flessione del 13,1% rispetto all'esercizio precedente. Un dato che evidenzia le difficoltà strutturali attraversate dall'azienda in un mercato sempre più competitivo e caratterizzato da rapide trasformazioni nelle preferenze dei consumatori.
L'andamento delle vendite nel corso dell'anno ha mostrato una dinamica peculiare. Nella prima metà del 2025, i ricavi sono rimasti sostanzialmente stabili, dando poche avvisaglie della tempesta in arrivo. Il crollo si è manifestato nel secondo semestre, proprio in concomitanza con l'implementazione delle misure di riorganizzazione strategica decise dal management.
A complicare ulteriormente il quadro hanno contribuito fattori macroeconomici esterni, in particolare la debolezza di alcune valute chiave sui mercati internazionali. Il peso argentino, il dollaro statunitense e la lira turca hanno subito oscillazioni sfavorevoli che hanno amplificato l'impatto negativo sui conti consolidati. In valuta costante, il calo dei ricavi sarebbe stato limitato all'8,1%, ma l'effetto cambi ha portato la contrazione al 13,1% a tassi correnti.
Gli ultimi tre mesi dell'anno hanno rappresentato il momento più difficile per Puma. Il quarto trimestre ha fatto registrare vendite per 1,5 miliardi di euro, con un crollo del 27,2% a tassi correnti rispetto allo stesso periodo del 2024. Un dato che evidenzia come le difficoltà si siano concentrate e intensificate nella fase conclusiva dell'esercizio.
L'analisi per canale distributivo rivela dinamiche differenziate. Il canale wholesale, tradizionalmente il più rilevante per il gruppo, ha subito la contrazione più marcata, con un calo del 27,7%. Si tratta di un segnale preoccupante, considerando che questo segmento rappresenta storicamente la spina dorsale della distribuzione per molti brand dello sportswear.
Il canale Direct-to-Consumer, che include negozi di proprietà e piattaforme di e-commerce, ha invece mostrato una maggiore tenuta, limitando le perdite all'8%. Questa relativa resilienza ha comportato un significativo spostamento degli equilibri: la quota del Direct-to-Consumer sul totale delle vendite è salita al 41,1% dal 35,5% del quarto trimestre 2024, confermando una tendenza verso la disintermediazione già in atto nel settore.
L'analisi geografica dei risultati evidenzia difficoltà diffuse in tutti i principali mercati, con intensità variabili. Le Americhe hanno registrato il calo più severo, con ricavi in flessione del 17,9% a 2,55 miliardi di euro. Un dato che solleva interrogativi sulla capacità del brand di competere efficacemente nel mercato nordamericano, tradizionale roccaforte dei competitor.
La regione Asia-Pacifico ha visto i propri ricavi scendere dell'11,7% a 1,59 miliardi di euro, mentre l'area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) ha limitato il calo al 9,6%, con vendite pari a 3,14 miliardi di euro. Quest'ultima rappresenta ancora l'area geografica più importante per il gruppo, concentrando oltre il 43% dei ricavi totali.
La suddivisione per categoria merceologica offre uno spaccato interessante delle dinamiche di mercato. Le calzature, categoria storicamente cruciale per Puma e per l'intero settore dello sportswear, hanno registrato una flessione del 7,1%, con ricavi pari a 4,11 miliardi di euro. Gli accessori hanno visto un calo dell'8,5%.
In controtendenza rispetto all'andamento generale, il segmento abbigliamento ha mostrato una crescita del 9,7%, raggiungendo 2,32 miliardi di euro. Questo dato positivo suggerisce che l'azienda mantiene alcuni punti di forza su cui costruire la propria strategia di rilancio, in particolare nella capacità di intercettare le tendenze della moda sportiva.
I risultati operativi confermano la gravità della situazione. Il margine lordo si è ridotto di 260 punti base, attestandosi al 45%. Una compressione significativa che riflette sia la pressione sui prezzi di vendita sia l'aumento dei costi di produzione e approvvigionamento.
Ancora più critico il dato dell'EBIT (utile operativo), che si è chiuso in territorio negativo per 357 milioni di euro, evidenziando come le difficoltà non siano solo legate a fattori finanziari o straordinari, ma investano il cuore dell'attività operativa del gruppo.
Di fronte a questo scenario, il management di Puma ha dichiarato l'obiettivo di rilanciare il brand per riportarlo stabilmente tra i tre grandi dello sport a livello mondiale, insieme a Nike e Adidas. Un'ambizione che richiederà investimenti significativi, scelte strategiche coraggiose e probabilmente tempi non brevi per materializzarsi.
La cancellazione del dividendo agli azionisti, seppur dolorosa per gli investitori, libera risorse finanziarie che potranno essere destinate al piano di ristrutturazione. Le sfide che attendono il gruppo tedesco sono molteplici: riconquistare quote di mercato nei canali wholesale, consolidare la crescita del Direct-to-Consumer, rafforzare la presenza in mercati strategici come le Americhe e l'Asia, e soprattutto ricostruire il posizionamento del brand in un settore dove l'innovazione di prodotto e il marketing rappresentano fattori competitivi decisivi.
Il 2025 si chiude dunque come un anno di svolta per Puma, che dovrà dimostrare nei prossimi trimestri se la strategia di riorganizzazione intrapresa sarà sufficiente a invertire la rotta e a restituire competitività a uno dei marchi storici dello sportswear mondiale.
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