Certe storie sembrano scritte da uno sceneggiatore con il gusto per il lieto fine perfetto. Retrocedere malamente dopo otto anni di successi continui, raccogliere i cocci, ricompattarsi e dominare il campionato successivo dalla prima all'ultima giornata, riconquistando la massima categoria dilettantistica. Il tutto, nell'anno in cui il club compie 100 anni di storia.
È la favola sportiva dell'Arconatese, neopromossa in Serie D dopo una stagione di Eccellenza vissuta da assoluta regina del calcio lombardo. Per capire i segreti di questa cavalcata trionfale, la redazione di NotiziarioCalcio.com ha raggiunto in esclusiva telefonica il Presidente del club oroblù, Alfonso Sannino.
Il primo pensiero del numero uno dell'Arconatese va inevitabilmente al significato profondo di questa vittoria, arrivata a rimarginare una ferita ancora fresca: «È inutile dire che l'emozione è tanta – esordisce in esclusiva ai nostri microfoni il Presidente Sannino – per il semplice motivo che ci eravamo dati questo obiettivo: riconquistare questo titolo perso malamente l'anno scorso, dopo otto anni di D che ci avevano visto alzare continuamente l'asticella dei nostri risultati, chiudendo in posizioni di play-off. Per quella che pochi anni fa era una società neofita in Serie D, vedere la permanenza con l'asticella sempre un po' alzata era un po' il nostro orgoglio».
Poi, la retrocessione, affrontata con grande onestà intellettuale: «Nella sciagurata stagione dell'anno scorso qualcosa dobbiamo aver sbagliato. Ci siamo dati questa voglia di riscatto e l'intenzione di ridare l'onore che merita a questa società oramai centenaria. L'obiettivo l'abbiamo centrato riconquistando sul campo quello che sul campo avevamo perso».
L'Arconatese ha letteralmente ammazzato il campionato. Una superiorità che Sannino attribuisce alla forza del gruppo: «Lo abbiamo fatto in una maniera inaspettata, oltre ogni aspettativa: primi dalla prima giornata fino alla fine, con un gap importante sulla seconda a metà campionato. Avere avuto poi qualche segno di stanchezza all'inizio del girone di ritorno, ma continuare a fare bene, è motivo davvero di orgoglio. L'ossatura è rimasta quella dell'anno prima, a cui abbiamo inserito ottimi elementi e visto il ritorno di qualcuno, come il nostro bomber Antonio Silvano, che ha contribuito in maniera importantissima, insieme ai vari Scapinello, D'Errico, Cavagna... Ce la siamo giocata sul campo contro compagini agguerrite. Un grazie indubbiamente mi sento di darlo anche ai tifosi, che ci hanno sostenuto in una stagione in cui avevamo da riscattarci».
Nel calcio frenetico di oggi, una retrocessione significa quasi sempre l'esonero dell'allenatore. L'Arconatese ha fatto l'esatto opposto, ripartendo dal tecnico Giovanni Livieri. Una scelta rivelatasi determinante. «Il nostro gruppo è legato da rapporti a doppio filo, lavorativi, umani e di amicizia – spiega Sannino –. Io non credo che una stagione andata male possa mettere in discussione anni di buoni risultati. Non nascondo che sono stato il primo a rifiutare le dimissioni del mister, quando le ha presentate, anzi in un'occasione ha chiesto addirittura di essere esonerato. Ma io ho guardato i fatti: la nostra storia dice che con mister Livieri negli anni abbiamo fatto sempre bene. Oltre all'affetto, c'è un discorso oggettivo di risultati raggiunti. Il nostro punto di forza è stato rimanere uniti».
A chi gli chiede in quale momento la squadra abbia capito di aver ormai in tasca la vittoria del campionato, il Presidente risponde rimarcando la mentalità operaia imposta all'ambiente: «Non c'è mai stato un momento in cui abbiamo creduto questo. Fino a che la matematica non ce lo ha permesso, non abbiamo mai pensato di chiudere il campionato in una posizione certa. Un po' per scaramanzia, ci siamo guardati bene da fare calcoli di classifica, lavorando settimana per settimana tenendo conto di infortuni e squalifiche. Non abbiamo mai avuto l'abitudine di guardare la nostra classifica o quella degli altri».
Ora, l'Arconatese si riaffaccia in Serie D. Sarà un anno di consolidamento o la squadra lombarda tornerà subito a fare la mina vagante per i piani alti? Sannino, congedandosi con la consueta eleganza, si lascia andare a una battuta laconica ma che lascia sognare la piazza: «Il futuro è tutto da scrivere».
Bentornata in D, Arconatese. Cento di questi anni.
Autore: Marco Pompeo / Twitter: @Marco_Pompeo
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