Il patron del Trapani Calcio, Valerio Antonini, non ha più intenzione di tacere. In una serie di interventi sui propri canali social, il presidente granata ha lanciato un atto d'accusa articolato e circostanziato contro quello che definisce un sistema profondamente iniquo, in cui chi rispetta gli obblighi finanziari viene paradossalmente penalizzato mentre chi li ignora sembra cavarsela con conseguenze limitate o rinviate.
Il pretesto — se così si può chiamare — è la vicenda della Ternana, finita in liquidazione giudiziaria ma autorizzata a proseguire la stagione in esercizio provvisorio. Una situazione che Antonini considera uno specchio deformante della realtà del calcio professionistico di terza serie. «Debiti per 13 milioni di euro! Come si è iscritta al campionato? Rapporto indebitamento-ricavi come giustificava l'ammissione al campionato? Il famoso indice di liquidità come cazzo era tenuto in piedi? Con lo sputo!» ha scritto il presidente, senza usare mezzi termini.
Le parole di Antonini non sono sfogo fine a se stesso: dietro la rabbia c'è una precisa richiesta rivolta agli organi federali. Il Trapani ha subito nel corso della stagione una penalizzazione complessiva di 25 punti, una parte della quale — 13 punti secondo il presidente — sarebbe legata a questioni relative all'Agenzia delle Entrate. Punti che Antonini ritiene ingiustamente sottratti, tanto più alla luce dei recenti sviluppi giudiziari e del comportamento tenuto dal club siciliano. «Sono sempre più convinto che prevarrà ora il buon senso contro di noi e si capirà che si è esagerato contro il Trapani Calcio e che almeno gli ultimi 13 punti legati al tema dell'ADE saranno restituiti. Per dare credibilità al sistema e premiare chi paga, come il sottoscritto, anche con la squadra quasi retrocessa in D con la classifica attuale».
Il riferimento al 16 aprile non è casuale: in quella data il club ha effettuato pagamenti per oltre 450 mila euro, un segnale di buona fede che Antonini chiede venga considerato dagli organi competenti chiamati a pronunciarsi sui ricorsi presentati dalla società. «Che il nostro sforzo del 16 Aprile (oltre 450 mila euro di pagamenti) unito alle evidenze legali in mano a chi deve prendere una decisione importante in questi giorni sui nostri reclami, porti a comprendere la situazione e restituirci almeno i 13 punti del tema ADE di questa stagione. Non chiediamo nulla. Solo il giusto».
La polemica non si esaurisce con il caso Ternana. Nel mirino di Antonini finisce anche il Crotone, reo di non aver rispettato la scadenza di aprile per il pagamento della rata prevista dal sistema di controlli federali. Una mancanza che comporterà l'avvio del prossimo campionato con una penalizzazione, ma che il presidente del Trapani giudica insufficiente rispetto a quanto subito dal suo club. Il tono si fa ancora più aspro: «Eccone un altro che non rispetta le scadenze, ed è venuto a Trapani anche a fare il bello a petto in fuori».
Antonini pone una domanda retorica ma tutt'altro che innocua: come mai le squadre che non onorano i propri debiti continuano a partecipare ai playoff senza conseguenze immediate? «Vorrei che si elencasse quanto deve il FC Trapani dal 1 luglio a oggi per emolumenti e tasse di questa stagione e quanto le altre società? Anche quelle che faranno i playoff. Senza pagare. Verranno escluse dai playoff o siccome la furbizia sta nel non pagare la rata di Aprile verranno risparmiate?»
La questione delle fideiussioni presentate dai club per l'iscrizione ai campionati è un altro nodo che il patron granata intende sciogliere. Ha annunciato che chiederà accesso agli atti di tutte le società partecipanti al girone C, una mossa che intende come verifica della trasparenza dell'intero sistema. «Chiederò accesso agli atti di tutte le partecipanti al girone C per avere prontezza della realtà dei fatti».
E a chi gli chiede perché abbia aspettato così a lungo prima di alzare la voce in modo così netto, Antonini risponde con una rivendicazione personale carica di amarezza: «Sono stato umiliato pubblicamente per 1 anno, dicendo che non pagavo quando avevo pagato tutto come la Procura e la FIGC sa benissimo».
Il terzo fronte aperto da Antonini riguarda il Siracusa e il suo presidente Alessandro Ricci, anch'egli inadempiente rispetto alle scadenze federali. In questo caso il tono del patron trapanese è meno bellicoso e più misto di solidarietà nei confronti di calciatori e staff tecnico, ma non per questo meno diretto nei confronti della dirigenza aretusei. «Mi dispiace molto che Alessandro non abbia rispettato anche questa scadenza. Non si fa e lo dico pubblicamente. Lo dice uno che con 25 punti di penalizzazione ai giocatori e lo staff federale ha pagato sin ora tutto sino all'ultimo centesimo».
Antonini richiama anche il principio della cosiddetta "afflittività", in base al quale — così come applicato al Trapani la scorsa stagione — le sanzioni andrebbero comminate nel campionato in corso e non in quello successivo. Un precedente che il presidente granata cita come arma a doppio taglio: se quel criterio valeva per il suo club, dovrà valere allo stesso modo per il Siracusa. «Ora vale come per noi lo scorso anno il principio della afflittività. Quindi i punti saranno dati in questo campionato anche se la scadenza riguarderebbe il prossimo campionato».
La chiusura è un appello diretto alla FIGC e al CONI affinché considerino il complesso della situazione nella valutazione dei ricorsi presentati dal Trapani. «Credo che la FIGC, il CONI, nel giudicare la posizione clamorosa e senza precedenti del Trapani Calcio non possa non considerare che abbiamo pagato tutto e che c'è una sospensiva tributaria a dimostrare che avevo probabilmente ragione. Riusciranno a correggere il tiro e ridare questi punti fatti sul campo al Trapani Calcio? Io lo spero per la credibilità del sistema».
Ciò che emerge dal trittico di dichiarazioni di Antonini è un quadro preoccupante della governance del calcio di Serie C: un sistema in cui le regole sembrano applicarsi con criteri disomogenei, dove l'indice di liquidità — strumento teoricamente pensato per garantire la solidità finanziaria dei club prima dell'iscrizione ai campionati — appare insufficiente a filtrare realtà economicamente fragili o compromesse. Il caso Ternana, con i suoi 13 milioni di debiti accumulati pur avendo regolarmente partecipato alla stagione, è per il presidente del Trapani la prova più evidente di questa contraddizione.
La domanda che rimane aperta, e alla quale spetterà agli organi federali rispondere nelle prossime settimane, è se il principio secondo cui "pagare conviene" sia davvero garantito dalle norme vigenti — o se, come sostiene Antonini, chi rispetta le regole finisca per essere punito più duramente di chi le aggira.
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