Filippo Inzaghi si presenta in conferenza stampa con la serenità di chi guida una squadra in forma e sente il vento dalla sua parte. Mancano quattro giornate alla fine del campionato e il Palermo si trova a un crocevia potenzialmente decisivo: ospitare il Cesena al Barbera, mentre le altre pretendenti alla promozione diretta sono attese da trasferte complicate. Un'occasione da non sprecare, ma il tecnico preferisce non caricare l'appuntamento di significati eccessivi.
«Ci mancherebbe. Noi dobbiamo proseguire il nostro percorso senza farci troppe domande o darci troppe risposte; dobbiamo continuare a fare quello che stiamo facendo ultimamente», afferma Inzaghi, sgombrando il campo da speculazioni tattiche sulla classifica. La bussola, per lui, è una sola: il lavoro quotidiano e la continuità di rendimento che la squadra ha saputo costruire nelle ultime settimane.
A tenere banco, nei giorni precedenti, è stato il rocambolesco pareggio strappato in extremis sul campo del Frosinone. Un risultato che ha fatto discutere, ma che Inzaghi legge attraverso una lente insolita: non i punti persi, bensì l'immagine dei tifosi rosanero riuniti alle quattro di notte ad attendere il pullman della squadra al rientro in città.
«Quello che ci lascia sono le persone che erano qui alle quattro di notte. Quella è la risposta più grande», dichiara il tecnico, visibilmente toccato dalla manifestazione di affetto. Un episodio che, a suo dire, fotografa qualcosa di più profondo di un semplice risultato sportivo: il consolidarsi di un legame autentico tra la squadra e la sua gente.
Non è la prima volta che Inzaghi torna sull'argomento. Ammette di aver dichiarato in passato che il ritorno da Frosinone con una tifoseria ad attenderli, anche a quell'ora, avrebbe rappresentato per lui un successo personale. «Si è verificato, ma questo non ci deve far accontentare, anzi, ci deve responsabilizzare», precisa, tracciando una linea netta tra la gratitudine e la soddisfazione compiaciuta.
La reazione dei giocatori al gol subito nel finale di quella partita lo ha colpito in modo particolare. «Al gol del loro vantaggio mi sono mancate le gambe in panchina, perché pensavo fosse troppo ingiusto prendere gol al primo tiro dopo aver dominato per 75 minuti. Lì la reazione dei ragazzi è stata sorprendente e mi lascia ben sperare per il futuro».
Alla domanda diretta sul secondo posto, Inzaghi non si sottrae. Anzi, coglie un dettaglio tattico nella reazione degli avversari per confermare che il Palermo è percepito come una minaccia concreta dall'intero campionato. «Quando vedi il Frosinone a fine partita che esulta per un pareggio preso al novantesimo, vuol dire che il Palermo fa paura a tutti, e questo per noi è una grande cosa».
In 22 partite disputate sotto la sua guida, la squadra ha perso solo in due occasioni. Un ruolino di marcia che Inzaghi rivendica con orgoglio, pur senza cadere nell'euforia. La strada è tracciata, ma il tecnico è pragmatico sul traguardo finale: «Non so quando coroneremo il nostro sogno, ma se andiamo avanti così, senza farci del male da soli come a volte purtroppo qui succede, ci arriviamo».
L'obiettivo minimo che il tecnico si è posto per questo finale di stagione è quantificabile: superare quota 70 punti. «Dobbiamo arrivare alla fine di queste quattro partite facendo il massimo: se avremo fatto più di 70 punti, avremo poco da rimproverarci».
Nonostante i bianconeri romagnoli attraversino un momento difficile, Inzaghi mette in guardia i suoi dall'errore che potrebbe rivelarsi fatale: considerare l'avversario di domani come una pratica già archiviata. «Non ci sono partite facili: il Cesena ha cambiato allenatore ma è nei playoff, ha giocatori che possono impensierirci se non affrontiamo il match nel modo giusto».
Il messaggio alla squadra è chiaro: il record casalingo del Palermo va difeso con la stessa concentrazione e intensità di una trasferta ostica. «In casa abbiamo avuto un ruolino di marcia incredibile e vogliamo mantenerlo». La fiducia nei propri mezzi non manca, ma non deve tradursi in pressapochismo: «Sono convinto che sia tutto nelle nostre mani. L'abbiamo dimostrato su campi complicati e a Frosinone, dove abbiamo comandato la partita. Questa è la mentalità che voglio».
Uno dei punti su cui la squadra ha lavorato in settimana riguarda la concretezza nella zona offensiva. Il riferimento è ancora alla gara di Frosinone, dove la mole di gioco prodotta non è stata tradotta in gol sufficienti. «A Frosinone abbiamo fatto una grande partita, ma dovevamo far meglio negli ultimi venti metri. Quando giochi un primo tempo come quello, la partita deve finire 2-0; se non è successo è stato demerito nostro. Dobbiamo essere più bravi nell'ultimo passaggio».
Sul fronte della formazione, Inzaghi scioglie il dubbio più atteso: il portiere titolare Joronen non sarà disponibile per la sfida odierna. «Joronen ha avuto un problemino. È un ragazzo straordinario che vorrebbe giocare anche se magari non può, ma siccome abbiamo un secondo portiere molto forte come Gomis, lo abbiamo tenuto a posto e non lo rischiamo». Il tecnico chiarisce che la scelta è precauzionale e legata alla presenza di ulteriori partite nel calendario: domani Joronen sarà presente tra i convocati, ma sarà Gomis a difendere i pali.
A centrocampo o in fascia, un nome che stuzzica la curiosità è quello di Rui Modesto, arrivato a gennaio e finora impiegato con il contagocce. Inzaghi spiega le ragioni di questa apertura di credito: «Beh, hai detto tutto te. Io devo cercare anche qualcosa di diverso e penso che Rui Modesto abbia, in quel ruolo, caratteristiche che non abbiamo. Lui deve fare di più perché secondo me è un giocatore molto più forte di quello che ha fatto vedere finora, e lo sa anche lui. Però non giocava da tanto tempo e devo avere la pazienza di inserirlo e aspettarlo».
Un altro giocatore che potrebbe reclamare spazio è Gyasi, il cui rendimento in allenamento ha impressionato il tecnico. «Spero di poter dare presto chance dal primo minuto anche a Gyasi, che si sta allenando molto bene; può fare il quinto, ma secondo me il ruolo in cui ha giocato all'inizio del campionato è il suo ideale. Si sta meritando più considerazione, anche se nelle ultime partite ha comunque giocato un tempo».
Per quanto riguarda il resto del gruppo, Inzaghi rassicura: «Da lunedì rientreranno in gruppo Johnsen e Joronen e saranno disponibili per la prossima partita. Gli altri ci sono tutti».
A margine delle questioni strettamente agonistiche, Inzaghi viene interpellato sulla notizia che il Palermo sarà protagonista in estate in Australia, in un torneo che vedrà la partecipazione di Inter, Milan e Juventus. Una vetrina internazionale che il tecnico inquadra come conferma di un percorso di crescita strutturale del club, al di là dei risultati sul campo.
«Sapevo benissimo cos'era Palermo e oggi, a distanza di qualche mese, sono ancora più convinto della scelta fatta. Io e la mia famiglia stiamo bene, mi sento amato e considerato. Mi piacerebbe regalare qualcosa di speciale a questa gente. Qui è come essere già in una categoria superiore, ora dobbiamo meritarcela sul campo».
Parole che suonano come un impegno pubblico, pronunciate da un allenatore che ha scelto Palermo non solo come tappa professionale, ma come progetto in cui credere. La sintesi del momento rosanero è tutta in quella frase finale: la categoria superiore, nell'aria e nell'ambiente, c'è già. Tocca alla squadra andarla a prendere anche nei novanta minuti.
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