A due giorni dalla gara di Serie B contro il Südtirol, in programma domenica e valida per la quinta giornata di campionato, l'allenatore dell'Arezzo, Cristian Bucchi, si è presentato davanti ai cronisti per fare il punto sulla squadra. Dalla lettura della settimana all'analisi dell'avversario, dalle condizioni degli infortunati alle scelte di formazione, fino ai temi più ampi del calcio di oggi, il tecnico ha toccato numerosi argomenti.
Il punto di partenza è stato lo stato d'animo del gruppo, reduce dal risultato positivo di Empoli arrivato dopo la battuta d'arresto di Verona. Bucchi ha spiegato di aver visto nella prova offerta in Toscana una reazione necessaria: "Dopo la partita di Verona è stata una brutta botta e serviva una prestazione tosta, gagliarda, magari meno bella, però più solida, più quadrata, e anche con qualche defezione perché non avevamo dei giocatori a disposizione che per noi sono comunque molto importanti".
Per l'allenatore, il successo ha rimesso la squadra sulla strada giusta e ha ridimensionato l'episodio precedente: "Essere venuti fuori con un risultato positivo da Empoli ci ha riportato nella nostra strada, ci ha fatto capire che quella di Verona è stata una parentesi e che ci servirà di grande lezione per il futuro, perché non possiamo permetterci leggerezze e momenti di distacco all'interno di un campionato così complicato".
Il messaggio, ribadito con una immagine efficace, è quello dell'equilibrio: "Noi dentro siamo molto equilibrati: non abbiamo fatto il carnevale di Rio dopo Empoli, ma non ci siamo nemmeno presentati al funerale dopo la partita del Verona". Bucchi ha aggiunto che la squadra sa quale sia il proprio cammino e che il lavoro da compiere riguarda soprattutto la lucidità: "Sappiamo qual è la nostra strada, sappiamo che dobbiamo lottare, sappiamo soprattutto che non dobbiamo permetterci cali e momenti di poca lucidità, e questo è un bel lavoro che dobbiamo fare".
L'avversario di domenica è allenato da Davide Possanzini, la cui idea di calcio, è stato ricordato in conferenza, presenta punti di contatto con quella proposta da Bucchi ad Arezzo. Il tecnico amaranto ha riconosciuto il lavoro svolto dal collega: "Davide è stato bravissimo perché in un contesto completamente nuovo, con una squadra molto cambiata rispetto allo scorso anno, ha saputo portare una buona parte della sua filosofia".
Secondo Bucchi, il Sudtirol non ha ancora raggiunto la piena espressione dei principi del suo allenatore, ma è già una formazione insidiosa: "Non è ancora la squadra di Possanzini al cento per cento, però è una squadra che sta allenando molto bene: è molto quadrata, molto cinica, sa aggredirti alto, sa aspettarti basso, ha un buon palleggio, buona individualità, buona struttura, buona fisicità. E la classifica lo dimostra, perché non hanno ancora perso in un campionato comunque complicato, affrontando anche avversari forti e temibili".
Nel presentare la sfida, il tecnico ha rivendicato le qualità del proprio gruppo e l'approccio con cui l'Arezzo intende affrontarla: "È sicuramente una squadra complicata, però lo siamo anche noi: siamo gli ultimi, siamo più piccoli, ma abbiamo le nostre qualità, la nostra compattezza, il nostro spirito di squadra che cresce e crescerà nell'arco della stagione. Ce la giocheremo, come ha detto Possanzini, a viso aperto: questo non è il momento dei calcoli, poi al 90º magari qualche attenzione in più rispetto al passato dovremo averla".
Non è mancato un momento più leggero. Ai cronisti che hanno riferito le parole pronunciate in mattinata da Possanzini, il quale aveva elogiato Bucchi definendolo una brava persona e un grande allenatore per poi concludere con "Spero domenica di dargli un dolore", l'allenatore dell'Arezzo ha risposto con cordialità e con un pizzico di ironia. Ha ricordato il rapporto che lo lega al collega: "Davide è troppo buono, siamo amici, abbiamo giocato insieme: eravamo un po' due anime positive all'interno dello spogliatoio".
Bucchi ha poi precisato che la stima professionale prescinde dalle simpatie personali: "Lo ringrazio, mi fa piacere, anche se non dispenso i complimenti così facilmente: c'è qualche allenatore che mi sta antipatico, c'è qualcuno che mi sta più simpatico, però poi la bravura e la stima professionale discernono un po' da tutto questo". Quindi ha tracciato il profilo del tecnico avversario: "Davide ha lavorato tanti anni con Roberto De Zerbi, credo che l'identità della sua squadra assomigli moltissimo a quella che fa Roberto: ha fatto un capolavoro a Mantova e adesso sta costruendo un nuovo progetto sul Sudtirol".
La chiusa è all'insegna della sfida sportiva: "Anch'io in maniera affettuosa gli auguro di fare molto bene, ma da lunedì, perché domenica voglio batterlo. Quindi lo ringrazio e rimando al mittente".
Sempre in tema di confronti, a chi gli ha chiesto chi fosse il miglior centravanti tra lui e Possanzini ai tempi in cui giocavano, Bucchi non ha avuto esitazioni: "Io, anche perché lui era una seconda punta, un esterno: io ho fatto più gol di Possanzini. Questo Davide non me ne vorrà, però".
Tra i temi affrontati, le condizioni di Pattarello, da cui ci si attende molto e che ha ben figurato nello spezzone di gara disputato. Il tecnico ha spiegato che il giocatore ha dovuto recuperare terreno: "Emiliano sta facendo il suo percorso. È un giocatore da un grosso impatto fisico, avendo fatto una preparazione di rincorsa, perché purtroppo tutto il volume di lavoro fatto in ritiro e nelle amichevoli Emiliano non è riuscito a farlo, non perché non volesse, anzi avrebbe accelerato molto prima, ma aveva un problema che non era affrontabile lavorando sul campo in un certo modo".
Il calciatore, ha proseguito Bucchi, si è messo a disposizione fin dall'inizio: "Il ragazzo si è messo a disposizione da subito, anzi ha fatto tanto di più di quello che ci aspettavamo, e si è reso disponibile per la prima giornata di campionato, ovviamente con una condizione limitata. Passano le settimane, è aumentato il minutaggio, è aumentato l'impegno nell'allenamento: anche ad Empoli è entrato e ha fatto molto bene, sta bene, quindi è sicuramente un'opzione che tengo in considerazione anche dal primo minuto".
Sui dubbi di formazione, in particolare riguardo ai due centrali di difesa, al playmaker e al centravanti, l'allenatore ha descritto una situazione che considera positiva: "Ho tanti dubbi, ma soprattutto perché chi era un po' più indietro sta facendo molti passi in avanti: chi aveva giocato meno, chi veniva da una condizione un po' più complicata nelle ultime due settimane, li ho visti molto bene". E ancora: "Adesso i dubbi sono tanti, e dico la verità: me li porto fino alla fine, perché son contento di averli. Quando la formazione è scontata, a volte è per necessità, perché hai pochi giocatori a disposizione o perché qualcuno non è in condizione. Quando invece la formazione è così complicata, è segno che la squadra sta arrivando nella sua integrità a un buon livello, e questo mi fa enormemente piacere".
Sul fronte dell'infermeria, Bucchi ha confermato che Renzi non sarà della partita e che si aggiunge agli indisponibili Iaccarino e Tavernelli. Il tecnico ha chiarito la natura del problema: "Non è un problema muscolare: è stata una botta, era a terra e gli è salito un avversario sopra con le scarpe, con una tacchettata. Ha creato un ematoma, un edema intramuscolare che gli dà un po' fastidio".
La scelta di non forzare i tempi è legata anche alla imminente pausa del campionato: "Siccome poi abbiamo la sosta, abbiamo ragionato per preservarlo, come abbiamo fatto con Camillo e Gennaro: non voglio rischiare nessuno, non è il momento di doverlo fare, e quindi abbiamo lasciato il tempo giusto per recuperare da questa botta".
Per sostituirlo le opzioni non mancano. Bucchi ha indicato due strade: "Marlon è il sostituto naturale, un ragazzo giovane che come tutti quelli che escono dalla Primavera ha bisogno di un periodo di adattamento, ma non deve avere fretta e gode della nostra più totale fiducia. Può partire dall'inizio anche Mauro Coppolaro, che ha caratteristiche diverse, più di ordine e di equilibrio: sono due opzioni che rientrano nei famosi ballottaggi che non mi faranno dormire stanotte".
Nel corso della settimana è stata provata un'alternativa tattica, con un modulo a due punte e un tornante a sinistra. Interpellato sulla concretezza dell'ipotesi per la gara, Bucchi ha difeso la scelta dell'esperimento: "Avete visto in settimana un'opzione diversa perché i giocatori che abbiamo ci danno questo tipo di opportunità, ed è giusto crearci soluzioni diverse sia in fase di difesa che in fase d'attacco. Credo che una squadra debba saper essere duttile".
Il riferimento è in particolare a Mancuso, che secondo l'allenatore si adatta a entrambe le configurazioni: "Avere un'opzione B, che rispecchia anche le caratteristiche di alcuni giocatori, è importante: soprattutto Mancuso è un giocatore che si sposa benissimo anche con un altro attaccante, ma può giocare tranquillamente anche da solo. È un'opportunità che vorrei giocarmi, non voglio tenerla nel cassetto: quando c'è la possibilità, dall'inizio o a partita in corso, è una cosa su cui stiamo lavorando e mi piace molto, perché credo che la mia squadra debba saper riconoscere la nostra identità a prescindere dai numeri".
Ai cronisti che hanno osservato come il Sudtirol giochi in modo compatto e come nell'ultima partita il Genoa abbia segnato solo di testa, è stato chiesto chi avrebbe servito i colpitori di testa amaranto, considerando gli esterni a piede invertito. La risposta di Bucchi è stata netta: "Tutti. Pure i nostri esterni crossano: Tavernelli, Olivieri, Sala, Pattarello, Arena, sono tutti bravi. Anche i nostri terzini hanno un ottimo piede".
Il tecnico ha poi spiegato il valore che attribuisce al cross, citando un precedente recente: "Il cross perfetto è quello che ti permette di fare gol: Righetti l'ha fatto da fuori area ad Avellino e abbiamo fatto gol, per me è perfetto quello. Credo che dobbiamo essere bravi ad avere delle opzioni e degli interpreti, perché è importante mettere una palla dentro anche quando diventa complicata per chi difende: quindi non ci fermiamo nell'estetica del cross, ma nell'efficacia". Alla domanda su chi giocherà per le seconde palle, se sarà Chierico, il tecnico ha risposto: "Non lo so, ho bisogno di riflettere".
Spazio anche a un tema che travalica il campo: il caso Lucarelli e, più in generale, i divieti di trasferta imposti ai sostenitori amaranto. Bucchi ha premesso di non voler entrare negli aspetti burocratici: "A livello burocratico non possiamo entrare in queste dinamiche, perché ognuno fa il suo mestiere e ha le responsabilità per prendere certe decisioni. Ma a livello passionale, noi facciamo questo mestiere fondamentalmente per giocare davanti a uno stadio tutto esaurito, ed è bello a prescindere dalla categoria".
Il tecnico ha ricordato quanto già vissuto nella scorsa stagione: "Questi divieti li abbiamo vissuti tantissimo l'anno scorso, anche in partite fondamentali: ricordo i nostri mille tifosi a Ravenna, un tifoso a Terni, zero a Perugia, zero a Livorno. Sono cose che si stanno togliendo all'amore e alla passione della gente".
La sua posizione è improntata alla ricerca di soluzioni alternative: "Entrare nelle dinamiche per me sarebbe troppo facile: credo che bisogna trovare delle strade alternative per portare allo stadio le persone che si sanno comportare. Se c'è qualche scemo è giusto che stia a casa, ma spesso per qualche scemo pagano tutti gli altri che magari con bambini, genitori, nonni, con la maglietta della propria squadra, vorrebbero andare allo stadio e invece devono restare a casa. Credo che dovremmo lavorare per queste persone".
Bucchi è stato interpellato anche sulle novità regolamentari legate al recupero del tempo, che secondo alcuni avrebbero contribuito al fatto che in questo campionato non sia ancora maturato alcun 0-0. Il tecnico si è detto favorevole: "Queste nuove regole hanno svegliato un po' tante cose. Mi trovo perfettamente d'accordo su un punto: prima le perdite di tempo erano diventate il mestiere del calciatore, sparivano i palloni, ci si buttava a terra fingendo. Questo è stato un recupero di tempo buttato incredibile: quei minuti in più di tempo effettivo che oggi ci sono sono all'insegna dello spettacolo, perché in quei minuti non puoi perdere tempo, devi giocare".
E ha proseguito sul piano tattico: "Se prima con una partita di difesa riuscivi a fare venti minuti di tempo effettivo, adesso che ne devi fare sessanta è più difficile metterti lì per sessanta minuti: le squadre devono giocare di più, non puoi speculare e basta. Tantissime gare sono state all'insegna dell'equilibrio, in bilico sugli episodi fino alla fine: credo sia migliorato lo spettacolo". Non ha escluso qualche assestamento necessario, anche sul fronte VAR: "È normale che in qualche situazione bisogna ancora prendere le misure, anche per il VAR, ma fa parte di un percorso, e all'inizio di un percorso bisogna saper accettare anche gli errori, quando ti penalizzano o quando magari ti favoriscono".
Guardando oltre la partita con il Sudtirol, Bucchi ha illustrato come intende gestire le due settimane di sosta del campionato. L'idea è quella di ricorrere ad amichevoli di livello: "Credo che faremo delle amichevoli: stiamo parlando con la società per capire se si riescono a trovare delle partite di buon livello, che possono essere allenanti per tutti, sia per chi ha giocato meno sia per chi sta giocando e ha bisogno di non perdere la continuità. È una sosta un po' particolare: venti giorni senza giocare non siamo abituati, quindi queste amichevoli possono darci continuità".
Il programma prevede anche una fase di riposo: "Sicuramente daremo qualche giorno libero nel post gara e poi decideremo in base alle opportunità che stiamo vagliando quando riprendere: l'idea è quella di fare una o due amichevoli di livello".
Nel congedarsi dai giornalisti, Bucchi ha invitato a guardare al momento della squadra con serenità, ricordando lo spirito con cui il gruppo ha affrontato la settimana: "Martedì e lunedì abbiamo ripreso, abbiamo analizzato la partita di Empoli prendendo le cose positive e quelle su cui migliorare, e poi ci siamo messi un bel sorriso addosso, ci siamo fatti dei bei allenamenti e ci siamo divertiti, perché questo deve essere il nostro spirito. Noi dobbiamo essere una squadra serena, che sappia valutare le cose da migliorare, che sono tantissime, ma anche le cose belle che ci stanno capitando: questa settimana dobbiamo pensare che arriviamo a giocare una partita bella contro un avversario forte, davanti a uno stadio spettacolare. Che vogliamo di più?"
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