Il ritorno a Modena, a dieci anni di distanza dalla sua esperienza in campo, ha il sapore di una sfida professionale che Daniele Galloppa ha scelto di affrontare con grande maturità e ambizione. «Fa strano, ma è anche bello, ritrovarmi qui dopo dieci anni» ha esordito il neoallenatore, ripercorrendo le tappe che lo hanno condotto verso questa nuova panchina.
Il tecnico ha voluto anzitutto tracciare un bilancio del suo percorso formativo: «Voglio partire dai ringraziamenti. Ho avuto la fortuna di lavorare sei anni alla Fiorentina: un’esperienza che mi ha fatto crescere tantissimo, sia come allenatore che come persona. Lì ho costruito relazioni importanti e lasciato qualcosa di significativo. Per questo voglio ringraziare tutte le persone che hanno condiviso quel percorso con me».
Il legame con la nuova proprietà è stato determinante per chiudere l'accordo: «Un altro ringraziamento va alla famiglia Rivetti per avermi dato la possibilità di tornare in un contesto che conosco, in cui mi sono trovato bene anche se, calcisticamente, non andò benissimo. Oggi però mi sento orgoglioso e pronto: darò tutto quello che ho, perché sento forte la responsabilità di questo percorso».
Passando agli aspetti tattici e alle richieste ricevute dal club, Galloppa ha le idee chiare: «La società mi ha chiesto una cosa molto chiara: essere me stesso. E io questo voglio fare. Sento una grande responsabilità, soprattutto perché il passaggio dalla Primavera alla Serie B è enorme. Sono stato scelto e ho detto sì per tanti motivi: la serietà delle persone, l’ambizione della piazza e anche aspetti personali e familiari. Vivo vicino a Modena e questo penso faccia allenare meglio».
Il cuore del suo progetto tecnico è una filosofia orientata al comando del gioco: «Sto lavorando insieme alla società per costruire una squadra con caratteristiche chiare. Nel mio modo di vedere il calcio parto sempre dai giocatori più forti, cercando di trovare il sistema migliore per valorizzarli. Nel corso della mia carriera ho utilizzato moduli diversi proprio per questo: mettere i calciatori nelle condizioni ideali per esprimersi».
Il neoallenatore spinge per un atteggiamento coraggioso: «Non voglio far decidere agli altri l’andamento della partita. Ci saranno momenti in cui dovremo difendere ma dobbiamo essere protagonisti e propositivi, dobbiamo scrivere noi la storia con la penna in mano. Anche qui proverò a portare questa filosofia di gioco».
Il tecnico ha riflettuto anche sul suo passato, segnato da infortuni severi: «Non mi sono mai sentito in debito con il calcio, nonostante i quattro infortuni al crociato. La vita prende direzioni che non possiamo controllare, ma oggi mi sento una persona più ricca sotto tanti aspetti. Forse senza quel percorso non sarei pronto ad affrontare questa sfida. Il sogno è di chi è sveglio: bisogna andarselo a prendere».
La Serie B imporrà nuovi parametri di lavoro: «Le difficoltà più grandi saranno la gestione della pressione, che in Primavera non esiste, e il rapporto con giocatori già strutturati. Con lo staff dovremo essere bravi a creare empatia e trasmettere subito i nostri messaggi. Metodologia e identità di squadra sono chiare e non mi spaventano».
Sul piano operativo, il lavoro è già entrato nel vivo: «Ho già visto diverse partite del Modena. Non ho ancora parlato con i ragazzi, ma lo farò individualmente prima del ritiro. In questi giorni stiamo anche completando il mercato per capire chi resterà e chi arriverà. La base della squadra è comunque importante».
L'obiettivo è creare una sinergia forte con l'ambiente: «Modena è una piazza che si è unita molto alla squadra negli ultimi anni, anche grazie al lavoro fatto recentemente. Il mio obiettivo è costruire un gruppo con più soluzioni possibili, capace di essere propositivo ma anche concreto quando servirà “mettere l’elmetto”».
Infine, un pensiero al nuovo centro sportivo: «Il “Nido” è una cosa di cui il Modena aveva bisogno. Quando giocavo qui, ricordo bene questa difficoltà: non solo per me, ma in generale. C’è bisogno di centri sportivi strutturati. Essendo passato da niente a tanto, sono convinto che la differenza la facciano le persone: i giocatori forti vengono comunque fuori, ma con il centro sportivo ci sarà la possibilità di lavorare meglio e alzare il livello».
Il legame con la città è profondo e arricchito dai ricordi: «Ho ricevuto messaggi da compagni che non sentivo da anni e questo mi ha fatto sentire di aver vinto. Rispetto a quando ero qui da giocatore vedo differenze abissali. Ai tempi la situazione non era gestibile. Ero arrivato per ultimo e parlai alla squadra perchè ero arrabbiato per alcuni atteggiamenti. Volevo supportare Crespo, chiusi lo spogliatoio parlando a cuore aperto, poi poco dopo mi sono fatto male e molti ragazzi videro quel momento mio come un loro momento di defaillance e questo me lo porto dietro come aspetto bello».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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