Faranno sicuramente discutere le parole del presidente dell'Avezzano che in un video, diffuso dai canali ufficiali del club, parla del momento che sta vivendo il calcio di Serie D.
Queste le parole di Gianni Paris: «È sempre difficile essere contro corrente rispetto al sistema, rispetto a dove si vive, dove si lavora. Però, sulla questione del coronavirus, alla sospensione totale dei campionati, credo sia stata una scelta saggia. Spero che da qui a qualche settimana esca la medicina, come è stato fatto in Giappone dove sono tornati a vivere normalmente attraverso un antivirale, però al momento la situazione in Italia è abbastanza gravosa. Troppi morti, troppi contagi, gente che comunque guarisce ma parlare di calcio oggi mi diventa un po' difficile. Tuttavia, sono stato chiamato a rendere questa intervista e quindi lo faccio nel mio stile. Ho già detto a tanti giornalisti del perchè il campionato non debba e non possa riprendere. La regola principale è che non ci sono norme di sicurezza e siccome mancano dobbiamo pensare prima alla salute di tutti i tesserati e di tutti gli italiani e poi guardare alla ripartenza, al calcio ed a tutte le discipline che si rispettino. Come deve finire la stagione? Deve finire così, da come è stato deciso dal governo e poi le federazioni sportive hanno seguito gli obblighi imposti dallo Stato. Siamo italiani? Abbiamo questa bandiera stupenda? Però abbiamo anche il compito di tutelare i nostri tesserati e quindi di tutta la gente che naviga intorno ad una società sportiva. E quindi, per me il campionato deve finire qui. Le soluzioni. Prima ipotesi: annullare la stagione e ripartire da zero la stagione 2020-2021. Seconda ipotesi: se la stagione non può essere annullata, fare come accadde in tempi di guerra, nella seconda guerra mondiale furono assegnati le promozioni alle prime classificate e retrocesse quelle squadre che occupavano le posizioni di retrocessione diretta. All'epoca, quindi a metà del secolo scorso, non c'erano play-off e play-out in nessuna categoria. In questa nostra era, con play-off e play-out, non potendosi disputare le otto partite rimanenti non si può condannare una squadra alla retrocessione diretta trovandosi nelle posizioni di play-out proprio perchè mancano otto gare e quindi ventiquattro punti. E quindi, sr la federazione vorrà effettuare promozioni e retrocessioni dovrà applicare questo regolamento a mio modo di vedere. Quindi far salire in C la prima classificata in questo momento, e far retrocedere quei club che occupano in questo momento le posizioni di retrocessione diretta. È chiaro, mi metto nei panni di quelle squadre che sono seconde o terze oppure ultime o penultime ma è chiaro che se la federazione non potrà far ripartire il campionato nè a maggio, nè a giugno, o addirittura sforare il termine della stagione del 30 giugno, ciò significherà che la posizione più plausibile sia questa. Questione poi rimborsi. La federazione ha stabilito che le società nei mesi in cui non si gioca sono esentate dai pagamenti nei confronti dei propri tesserati, questo per quanto riguarda il calcio dilettantistico in particolare il calcio quasi, o semiprofessionistico, della Serie D. Questa è stata una decisione saggia da parte della Lega Nazionale Dilettanti. È anche vero che oggi i nostri tesserati ed i nostri collaboratori, delle società sportive appunto, possono presentare una richiesta ad un fondo che si chiama Sport e Salute Spa, una società compartecipata con la federazione, che consentirà loro di avere un contributo una tantum. Detto questo, spero che la situazione possa tornare alla normalità per la stagione 2020-2021. Se la federazione ci costringerà a riprendere i campionati, ripartiremo. Lo faremo. Facciamo parte del sistema ed il sistema lo rispettiamo. Da parte però del presidente Gianni Paris c'è una chiara presa di posizione che questa stagione debba essere da insegnamento. E non credo che possa essere un buon insegnamento quello di dimenticare questi mesi tragici che stiamo vivendo e far finta che nulla sia accaduto e che tutto possa passare velocemente. Soprattutto perchè il sottoscritto non è in grado di assicurare, come credo tutti i presidenti di calcio e tutti i presidenti di società sportive italiane di qualsiasi disciplina, la sicurezza fra un mese, ma anche due, ai propri tesserati che tutto si faccia in ambienti salubri e che diano la garanzia al cento percento di tutela della salute di ognuno. Spero che questa idea possa essere accolta dalla gran parte dei presidenti. Ripartiremo più forti di prima».
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