Un percorso di rinascita che parte da lontano, da momenti bui fatti di sale operatorie e dubbi sul futuro. Matteo Motti, attaccante classe 1998 oggi in forza al Ravenna, ha ripercorso in un'intervista a lacasadic.com l'esperienza vissuta al Tau Altopascio, definendola la tappa decisiva della sua carriera. Un'annata, quella disputata in Serie D nel girone D, che ha rappresentato molto più di una semplice parentesi sportiva: è stata la chiave per ritrovare se stesso dopo un biennio da incubo.
Due interventi chirurgici al ginocchio in due stagioni consecutive avevano minato le certezze di un giovane calciatore con ambizioni importanti. La strada verso il recupero della forma fisica e, soprattutto, della tranquillità mentale sembrava lunga e tortuosa. Eppure, proprio quando tutto appariva compromesso, è arrivata l'opportunità giusta al momento giusto.
Il Tau Altopascio ha creduto in Motti quando molti avrebbero potuto nutrire legittime perplessità. La società toscana ha deciso di puntare su di lui nonostante il bagaglio di problemi fisici, leggendo oltre i referti medici e individuando il potenziale inespresso di un attaccante che aveva bisogno soprattutto di una cosa: fiducia.
"Devo ringraziare il Tau perché mi ha sempre dato fiducia, nonostante venissi da due anni difficili, con due operazioni al ginocchio. Mi hanno preso come una scommessa, come un giocatore che poteva ancora esplodere, e mi hanno trasmesso serenità, mi hanno sempre aspettato senza farmi alcuna pressione. Senza di loro non avrei potuto fare quei numeri. Anche quando capitava la partita storta, loro mi hanno sempre spronato e sostenuto", ha dichiarato l'attaccante.
Parole che restituiscono il quadro di un ambiente protetto, dove la pressione del risultato non ha mai schiacciato la necessità di ricostruire prima l'uomo e poi il calciatore. Un approccio che ha fatto la differenza, permettendo a Motti di lavorare con serenità e continuità, elementi indispensabili dopo le difficoltà vissute.
I risultati non si sono fatti attendere. Motti ha chiuso la stagione con un bottino impressionante: 20 reti complessive tra campionato e Coppa Italia Serie D, di cui 19 nel girone D che gli sono valse il titolo di capocannoniere. Numeri che testimoniano non solo il recupero della condizione fisica, ma anche la ritrovata lucidità sotto porta e la capacità di incidere con costanza.
Il suo contributo è stato determinante per la squadra toscana, che ha concluso il campionato al quarto posto, conquistando l'accesso ai playoff. Quattro doppiette – realizzate contro Sasso Marconi, San Marino, Imolese e Prato – hanno dimostrato la sua abilità nel risolvere le partite più complicate, confermandosi punto di riferimento offensivo per i compagni.
L'avventura si è conclusa nella finale playoff, persa proprio contro il Ravenna, club che di lì a poco sarebbe diventato la sua nuova destinazione. Un epilogo che racchiude in sé tutto il senso del percorso compiuto: dalla Serie D ai professionisti, con una consapevolezza maturata sul campo e fuori.
Nonostante l'opportunità di fare il salto di categoria, Motti non ha dimenticato chi gli ha permesso di tornare a brillare. Quando a dicembre è arrivata l'offerta del Ravenna, l'attaccante ha gestito la situazione con grande maturità, rispettando chi lo aveva accolto nel momento più delicato.
"Quando a dicembre arrivò l'offerta del Ravenna, dissi subito che non avrei mai fatto la guerra alla società, non sarebbe stato rispettoso: al Tau hanno sempre messo la persona prima del giocatore. Era una famiglia", ha spiegato.
Una dichiarazione che racconta molto del rapporto costruito con il club toscano, basato su valori che vanno oltre il campo da calcio. Il rispetto reciproco, la centralità dell'aspetto umano, la capacità di vedere oltre le prestazioni domenicali: ingredienti che hanno reso possibile quella che Motti stesso definisce una vera e propria rinascita.
La vicenda di Matteo Motti rappresenta un esempio significativo di come, nel calcio come nella vita, il contesto possa fare la differenza. La scelta del Tau di investire su un giocatore reduce da gravi problemi fisici si è rivelata vincente per entrambe le parti: la società ha trovato un trascinatore capace di portare la squadra ai playoff, mentre l'attaccante ha ritrovato la strada per esprimere il proprio talento.
"Senza di loro non sarei ciò che sono oggi", ha sottolineato Motti, sintetizzando in una frase il valore di quell'esperienza. Un riconoscimento che va oltre la retorica e che testimonia quanto sia stato importante quel periodo per la sua carriera.
Oggi, nel campionato professionistico con la maglia del Ravenna, Motti porta con sé non solo i gol segnati in Serie D, ma soprattutto la consapevolezza acquisita attraverso un percorso difficile. La storia di un attaccante che ha saputo rialzarsi, supportato da chi ha avuto il coraggio di credere in lui quando le sue gambe avevano ancora il segno del bisturi. E che ora può guardare avanti con la certezza di aver ritrovato se stesso, costruendo le fondamenta per una carriera che, dopo aver toccato il fondo, può finalmente spiccare il volo.
Autore: Redazione NotiziarioCalcio.com / Twitter: @NotiziarioC
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