Francesco Tomei non nasconde la soddisfazione, ma sceglie le parole con la stessa cura con cui ha costruito la sua Ascoli nel corso di una stagione tutt'altro che scontata. Intervistato dal quotidiano Tuttosport, il tecnico bianconero ripercorre il cammino che ha portato il club marchigiano a conquistare la Serie B attraverso i playoff, un traguardo inseguito a lungo e finalmente centrato.

«Siamo riusciti a conquistare un traguardo meritato, ma che non arrivava mai», esordisce Tomei, che individua nella coesione dello spogliatoio la chiave del successo. «A fare la differenza è stato il gruppo formatosi in una squadra ricostruita da zero la scorsa estate. C'è stata anche un briciolo di fortuna perché in questi casi devono incastrarsi diversi fattori tra cui l'aspetto umano».

Una rosa assemblata dall'inizio, dunque, su cui il tecnico ha impresso sin da subito una precisa impronta di gioco. E proprio quella identità tattica sarà il punto di partenza per affrontare la categoria superiore, senza stravolgere il modello che ha funzionato. «Se hai un'identità di gioco la mantieni in tutte le categorie», afferma con convinzione. «La Serie B è un campionato molto duro, ma possiamo ripetere il nostro modo di giocare. Partiremo con un profilo basso, ci vorrà molta umiltà e un cambio di passo a livello fisico perché il campionato cadetto è più atletico».

Parole che delineano un approccio pragmatico alla nuova avventura: consapevolezza dei propri mezzi, rispetto per un torneo più esigente sul piano fisico, ma nessuna intenzione di rinnegare i princìpi che hanno guidato l'Ascoli lungo tutto il percorso.

Nel corso dell'intervista, Tomei riflette anche sulla propria formazione come allenatore, citando i tecnici che più lo hanno segnato. Dai maestri di una generazione passata — il compianto Giovanni Galeone e il boemo Zdenek Zeman — a figure con cui ha collaborato direttamente come Eusebio Di Francesco, oltre a Fabio Grosso e Roberto D'Aversa. Un pantheon eterogeneo, accomunato dalla capacità di proporre un calcio riconoscibile e propositivo. Vedere un bel gioco, spiega Tomei, stimola naturalmente il desiderio di replicarlo.

Sul dibattito che periodicamente divide il mondo del calcio tra i cosiddetti «giochisti» e i «risultatisti», il tecnico ascolano preferisce uscire dagli schemi. «Qualsiasi persona nel suo lavoro deve fare ciò che gli piace», ragiona. «A me piace un tipo di lavoro che mi renda soddisfatto, dando personalità alla squadra, occorre però avere la fortuna di trovare ragazzi disponibili e io li ho avuti. Ho chiesto di condividere il voler dominare le partite, di essere aggressivi e li ho visti divertirsi».

Un calcio che diverte chi lo pratica, prima ancora che chi lo osserva: questa, in sintesi, la filosofia di un allenatore che ora si prepara ad affrontare la sfida della cadetteria con la stessa identità che ha portato l'Ascoli a festeggiare la promozione.

Sezione: Serie B / Data: Lun 15 giugno 2026 alle 16:45
Autore: Mariachiara Amabile
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