Calaiò: «Basta pagare per giocare. E su Catania, Palermo, Messina e Trapani...»

11.07.2024 13:45 di  Andrea Villa   vedi letture
Fonte: https://news.superscommesse.it/
Calaiò: «Basta pagare per giocare. E su Catania, Palermo, Messina e Trapani...»

La redazione di news.superscommesse.it ha intervistato in esclusiva Umberto Calaiò, fratello dell'ex attaccante del Napoli Emanuele e profondo conoscitore del calcio italiano. Umberto ha accumulato esperienza in vari ruoli: agente FIFA, osservatore, consulente di mercato e direttore sportivo. Durante l'intervista, Calaiò ha parlato delle squadre siciliane che parteciperanno al campionato di Serie C: Catania, Messina e Trapani ed anche del Palermo in B.

Flop Italia agli Europei: “Troppa tattica nei settori giovanili”, “Troppi stranieri” e "Non si gioca più per strada". C'è anche un problema di scouting?

«Non ritengo che il tema scouting sia vincolante. Non è corretto neppure sostenere che manchino i talenti. Da ex agente e avendo lavorato nei settori giovanili dico che il fatto che non si giochi più per strada non è un luogo comune. Purtroppo è vero e ha il suo peso. In generale bisogna avere un modello di sviluppo guardando a tre macro aree. La prima riguarda l’accesso al calcio. Sono d’accordo con Marotta quando dice che il nostro sport sta diventando per ricchi. Bisogna smetterla con l’idea che per giocare bisogna pagare. Anche perché l’accesso al calcio oggi è già molto complicato per la presenza di tanti stranieri.

Viviamo in un mondo globalizzato, i club sono società per azioni che prendono giovani dall’estero a basso costo. Molti ragazzi iniziano pensando sia facile arrivare in alto, poi ci si accorge che c’è poco spazio e facciamo i conti con il drop out. Poi c’è l’aspetto tecnico-formativo che spetta alle scuole calcio e ai tecnici. La tecnica quando si inizia a giocare deve essere messa al centro rispetto alla tattica. Infine, nei ragazzi bisogna crederci. Ci sono club come Atalanta e Empoli che hanno sempre avuto la politica di valorizzazione dei propri giovani e non bisogna smettere di farlo. Un tempo la filiera prevedeva che la A pescasse dalla B e la B dalla C.

Oggi è diverso, molte società si sostengono con le plusvalenze, ma se si vuole crescere il talento va cercato nei nostri settori giovanili, perché ce n’è, come c’è in Serie C. È un problema di sistema, ma su due di queste aree si può lavorare a livello di Legge Melandri, rivedendo le percentuali dei diritti tv da destinare alle aree di sviluppo e ricerca. Detto questo, la decadenza del nostro calcio è relativa. I risultati a livello di Under 17 e Under 19 parlano chiaro. Il problema è che poi un ragazzo che vince un Europeo giovanile deve andare a giocare in prestito in Serie B dove magari non essendo di proprietà non viene valorizzato».

Palermo candidata al grande salto?

«Non ho dubbi sul fatto che il Palermo, prima o poi, andrà in Serie A. La proprietà è solida e ambiziosa e sarà solo una questione di tempo. Sarebbe già potuto accadere lo scorso anno, ma bisogna guardare avanti e va detto che in Italia non siamo abituati a progetti di questo tipo. City Group è una realtà consolidata in tutto il mondo, ma a livello di comunicazione hanno la propria strategia che può risultare difficilmente digeribile in particolare in una piazza del sud, dove c’è un’esigenza quasi “carnale” di sentire la voce della società e dei calciatori. I tifosi vanno “educati” affinché questo diventi un valore aggiunto.

Per quanto riguarda la rosa che sta nascendo sono fiducioso. Dionisi è un allenatore propositivo e di valore, come molti toscani. Si è presentato bene, mi ricorda il primo Baldini. Ritengo sia il profilo giusto per valorizzare i giocatori che già c’erano e quelli che arriveranno. Vedremo cosa riuscirà a fare il ds De Sanctis, che è di fatto alla seconda vera esperienza in questo ruolo. Non avrà carta bianca assoluta perché ogni operazione deve essere condivisa con Bigon, ma ormai questo è un modus operandi di molte società».

Quali prospettive vede in casa Messina?
«Le confermo che c’è stata la possibilità di andare a Messina. Il mio unico contatto è stato con il dottor Provenzano, con il quale ho lavorato a Marsala e che ha stima nei miei confronti. Se fosse arrivato come direttore generale il mio nome era insieme ad un altro paio per ricoprire il ruolo di direttore sportivo. Io avevo dato la mia disponibilità.

Quanto al futuro del Messina sul possibile passaggio di proprietà so quello che esce sui giornali, ma qualora non si dovesse concretizzare le fortune della società continueranno a dipendere dalla generosità del presidente. La scorsa annata è stata per il Messina è stata la migliore dei tempi recenti, ma ad oggi purtroppo l’epoca d’oro della Serie A è lontana. Detto questo, Sciotto è un patron all’antica, come gli Anconetani e i Rozzi di una volta: pittoresco a volte, ma molto attaccato al club.

Non ha mai fatto mancare l’impegno economico, ha sempre rispettato le scadenze e immagino così sarà anche quest’anno. Sul piano sportivo sarà tutto affidato a Pavone e Modica, che conosco da quando frequentammo insieme il corso di allenatore nel lontano 1999 e che ritrovai poi a Celano e a Cava».

La più attesa tra le siciliane nel girone C della prossima Serie C sarà però il Catania...

«Una piazza come Catania non può fare tornei anonimi. Dopo aver vinto in carrozza il campionato di Serie D si sognava il doppio salto, ma sono state sbagliate troppe scelte a partire dal primo allenatore. Tabbiani aveva fatto bene a Fiorenzuola, ma era alla prima esperienza in una grande piazza. Poi le cose non sono andate bene neppure con Lucarelli e ci sono stati anche problemi organizzativi fin dal ritiro.

Alla fine è inevitabile che ciò che non va fuori dal campo si ripercuota sulla squadra. Poi in Coppa Italia è stato fatto un buon percorso che ha permesso di accedere ai playoff, ma in generale la stagione è stata disastrosa. Ecco, tornando al Messina spendendo il 25% di quello che ha investito il Catania la stagione è stata molto più positiva. Vediamo quest’anno, di sicuro le premesse sono buone. Toscano e Faggiano rappresentano il meglio per la categoria nei rispettivi campi».

Trapani grande anche in Serie C?

«Il Trapani è abbastanza indecifrabile. Il presidente Antonini è una vera "macchina da guerra", nel senso che è attivo su tutti i fronti, non limitandosi a fornire supporto finanziario. Possiamo dire che sia il vero frontman del club, ha già fatto investimenti importanti nelle strutture oltre che nella pallacanestro e possiede anche una tv privata. Sembra avere un’idea più definita rispetto a quanto successo lo scorso anno a Catania circa le modalità del passaggio dalla Serie D alla C.

L’idea è quella di rafforzare la struttura dello scorso anno attraverso alcuni innesti e in questo senso l’arrivo di Fall è già incoraggiante. Tutto dipenderà da come la città risponderà all’entusiasmo del presidente. Antonini ha aspettative molto alte in vari settori, ma la piazza di Trapani non è Palermo e neppure Catania. Stiamo parlando di una città in cui si vive bene, ma dove il numero di spettatori non è mai stato così elevato neppure ai tempi di Morace quando si sfiorò la Serie A».

Cosa c’è nel suo futuro professionale?
«
Ho visto l’attività da opinionista come un’opportunità, anche perché non amo stare fermo e mi piaceva l’idea di lavorare nel calcio con un altro ruolo. Oltre alla Serie B seguiamo anche i tornei di C e D, è una bella esperienza perché è un lavoro che mi dà molta adrenalina unendo le mansioni di scout e di direttore sportivo e mi permette di analizzare le avversarie delle squadre siciliane, lavorando anche su dati e statistiche. C

erto, il campo e lo spogliatoio mi mancano, ma comunque il mio impegno in tv non mi impedirebbe di tornare a lavorare per un un club, qualora ci fosse un’opportunità allettante. Quest’anno intanto lavorerò anche per l’Athletic Club Palermo, quella che è di fatto la seconda squadra cittadina che milita in Eccellenza e disputa le partite casalinghe al Velodromo Borsellino. Ci sarà molto da lavorare anche se la struttura è già a un livello diciamo semi professionistico, ma sarà stimolante».