L’uomo del derby. Assist e gol. Decisivo al tirar delle somme. L’oro dei tre punti cola dai suoi corner. Piedi magici al servizio della squadra. Il primo: traiettoria maligna a pescare il tap-in di Diallo. Il secondo è una magia balistica: parabola arcuata e palla in rete direttamente dalla bandierina. Il successo per 2-1 della Clivense sul Caldiero è opera collettiva ma emerge nitido l’autografo di Nicola Danieli. Un fattore il suo destro da piazzato. Da giocatore vero la prestazione fatta di quanto richiedeva la partita: ardore, gamba, spirito pugnace a contrasto e sulle seconde palle. Virtù che tutta la Clivense sta imparando a tradurre nella prestazione corale. Tra le colonne clivensi Nicola figura di diritto. Scuola Chievo, con l’accordo siglato in estate ha chiuso un cerchio: da adolescente, quando capitava l’occasione di allenarsi con la Serie A, correva fianco a fianco con Sergio Pellissier, ai tempi icona del Chievo; oggi è il suo presidente, testimone di uno spirito Chievo che non è morto tra le carte bollate. Danieli è l’architetto della mediana clivense. Non sempre ha potuto sciorinare il suo calcio metodico e ragionato ma ha mostrato capacità di adattamento degne di un curriculum che annovera oltre cento gettoni nei professionisti in maglia Virtus. Non un passato qualsiasi. Anzi, un bel pedigree per il geometra clivense.
Nicola, suoi i due corner decisivi per portare a casa il derby col Caldiero. Riviviamo l’emozione del gol direttamente dalla bandierina? Sono situazioni provate in allenamento: lo scopo è calciare forte e teso verso il portiere disturbato da molti uomini. Poi la palla che termina diretta in rete è un misto di traiettoria della palla, fortuna, movimenti in area. Non mi era mai successo di segnare da corner. Grandissima emozione, soprattutto perché ha concretamente aiutato a conquistare tre punti per noi fondamentali.
Si può dire che è arrivata nella partita più difficile la reazione giusta dopo il brutto passo falso di Carate Brianza?
Era fondamentale dimostrare a noi stessi di essere sul pezzo. Soprattutto: giocare da squadra vera. Il Caldiero ha qualità, non è davanti per caso. Noi ci abbiamo messo grinta, compattezza, malizia. In una parola: spirito. Quello che spesso ci è mancato. Ora occorre continuità: tra di noi ce lo ripetiamo spesso.
Il trend di risultati della Clivense è sinusoidale. La ragione?
Se subisci gol per un difetto d’approccio alla partita è dura dover sempre rincorrere. Quella difficoltà nell’avvio delle partite spesso di ha creato enormi difficoltà.
Qual è la reale dimensione, quale l’obiettivo realistico di questa Clivense?
L’unica riflessione sensata a mio avviso è questo: prima di parlare di obiettivi a lunga scadenza occorre imparare a pensare partita per partita. È una frase fatta solo per chi non conosce il calcio. A noi serve avere lo spirito di domenica nel derby: difendere d’insieme, giocare con personalità, non disunirci quando prendiamo gol. Ci siamo riusciti col Legnano e col Caldiero di recente. Ancora non basta: dobbiamo essere esigenti con noi stessi.
Flashback: firma con la Clivense in estate dopo l’esperienza all’Adriese e il ciclo virtussino. Quanto peso ha avuto il ricordo della sua formazione nel vecchio Chievo?
Peso rilevante, sicuramente. Il presidente Pellissier e mister Allegretti sono testimoni della famiglia che è stato il Chievo. Ci trasmettono cultura calcistica e del lavoro. Il mio obiettivo qui? Io voglio tornare nei professionisti. Conta avere obiettivi ambiziosi e lottare. Il focus è sul percorso. La meta arriverà solamente se me la saprò meritare.
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