"Doveva servire l'emergenza Covid per svelare gli altarini? Davvero vogliamo fare finta di scandalizzarci? Ormai giocare con la dignità di ragazzi che amano questo sport, è diventato un cliché". Domande brucianti, insabbiate spesso sotto il mantello dell'omertà e dell'ignavia intellettuale, che da troppo tempo interrogano un mondo che, se non è sordido, ha spesso preferito tacere, non vedere, e abituarsi persino al puzzo di pratiche illecite, sdoganate addirittura a consuetudine immanente. Posso promettere e non mantenere, posso pagarti oppure no, decido io se e come. Tu in fondo hai visibilità, ti metti in gioco, hai una opportunità, devi rischiare. Perché a rischiare devi essere sempre e solo tu, ma non noi. In fin dei conti, nell'era del precariato, dei diritti che si smantellano e delle identità di classe che svaniscono, cosa è spesso il lavoro se non un'offerta libera interpretata secondo un criterio meramente oblativo?
Dario Odierna, centrocampista 27enne con lunghi trascorsi in serie D, è uno dei tanti che ha sperimentato questo tipo di violenza psicologica pur essendo stato sempre un valore aggiunto per le squadre per cui ha giocato. Anche a Nocera ha proposto e poi vinto una vertenza per alcune mensilità non corrisposte. La sua recente intemerata sul proprio profilo Facebook ha fatto discutere, ha risvegliato un dibattito autentico, verace. A Battipaglia, la sua città, ci era tornato per amore e senso di appartenenza, con una chiamata del Gladiator - sicuro del ripescaggio in D - alle porte. Mentre il club veniva meno ai propri impegni coi tesserati, qualcuno già immaginava, forse, come produrre giustificazioni e pianificare improbabili exit strategy. Se un suo dirigente societario di primo piano può affermare in una placida intervista che la prossima sarà "la stagione dei rilancio" o che "nel mercato di dicembre sono giunti calciatori che ci hanno arrecato un grave danno facendo richieste economiche spropositate, per questo abbiamo già fatto un esposto alla Procura Federale per tutelare la nostra società", vuol dire che c'è un problema serio. Anzi, ce ne sono una miriade. E coinvolgono chi non è capace di porre a taluni personaggi in cerca d'autore domande adeguate, chi avrebbe doveri e poteri per condannare certe astrusità verbali a uso e consumo dei gonzi, e chi, invece di assumersi responsabilità personali per i propri fallimenti e cercare di capire come armonizzare meglio le risorse tecniche ed economiche della propria società, lascia quasi passare l'idea che un contratto non sia un accordo giuridico patrimoniale firmato liberamente tra due parti, ma un vincolo imposto da chissà quale oscuro potere forte. Ci diranno se sarà stato qualche gruppo malavitoso, o qualche massoneria ancora sconosciuta. Attendiamo impazienti.
"Ritardi su ritardi, ogni volta rincorrere chi ci dovrebbe stipendiare, elemosinare ciò che si è concordato da contratto (non dico sulla parola, perché oggi affidarsi alla “parola” e alle strette di mano è praticamente utopia, pura follia). Cosa ci viene detto? Tanto hai il contratto e puoi fa vertenza". Qui la denuncia di Dario chiama in causa indirettamente l'assenza di un sistema sanzionatorio per le società che, se in Lega Pro è stato faticosamente perfezionato dopo anni e anni di totale incuria e disinteresse, tra i dilettanti è totalmente assente. E fa il gioco di furbi e speculatori in servizio permanente effettivo. Studiare le riforme giuste in grado di tutelare maggiormente i calciatori dilettanti non dovrà essere un semplice pranzo di gala. Ma un'opera dura, quotidiana, tenace. Da qui il contratto economico minimo per i calciatori di Eccellenza e Promozione, e magari l'ipotesi che in D i club rispondano in tempo reale - con penalizzazioni, ammende e mancate iscrizioni al campionato successivo - per eventuali stipendi arretrati non pagati, evitando che determinati magheggi vadano a colpire a cascata altri ignari atleti mentre si prova nello stesso momento ad eseguire quanto previsto da sentenze passate in giudicato. "Poi ci sarebbe anche il problema del vincolo sportivo, del fatto che siamo costretti a legarci ai club fino a 25 anni", la chiosa di Odierna. C'è tanto da fare, anche se le opposizioni saranno molte e i tentativi di boicottaggio infiniti. C'è la piattaforma di Alessandro Renica che, dopo vari confronti con diversi addetti ai lavori, partorirà a breve un programma specifico. E poi ci sono le battaglie dell'AIC, soprattutto al Sud con Antonio Trovato. Associazione che Odierna ha voluto ringraziare, tenendo a precisare che il motivo del suo sfogo sui social era rivolto solo ed esclusivamente verso un nucleo di società dilettantistiche che inquinano il regolare funzionamento del sistema, e ne minano persino la sana competitività tra club.
"Ben venga che chi non è in grado di fare calcio in una determinata maniera, sia debellato, sia emarginato! Certo, può essere deleterio per noi tesserati perché potrebbe incrementare la “disoccupazione”, ma perlomeno apriremo gli occhi e non vagheremo nei 'domani'", nell'incertezza, in una terra di mezzo che non sai dove sta e dove ti porta. Parole di un laureando in Economia all’Università di Fisciano, che la sua alternativa al calcio la sta trovando con schiena dritta e caparbietà. "Adesso sta diventando la mia priorità, sperando di non essere troppo in là con l’età per accedere al mondo del lavoro, visto che la vita non ti aspetta, scorre inesorabile". Una vita da esplorare in tutte le sue sfumature, meglio se lontano da chi usa il tuo corpo e la tua anima per scopi personali.
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