"Mi ha colpito la mancanza di rispetto verso i presidenti dei club, quando si parla di doveri siamo equiparati alle società di A e B, se si tratta di diritti siamo solo la Serie C. Mi auguro prevalga il buonsenso, in caso di decisioni illegittime tuteleremo in ogni sede i nostri diritti".
Questo, in buona sostanza, il pensiero del direttore sportivo del Rimini, Ivano Pastore, l'indomani delle decisioni assunte dal consiglio federale.
Direttore, è rimasto sorpreso da quanto accaduto ieri?
"Più che altro direi che il mancato blocco del campionato, dunque il non aver tenuto conto della richiesta avanzata da tanti presidenti, mi è parso una mancanza di rispetto verso persone che tolgono risorse alle proprie aziende per destinarle al mondo del calcio. In una situazione di particolare difficoltà come è quella che stiamo vivendo il non avere considerato questo aspetto mi ha colpito".
Per quale motivo, a suo avviso, non sono state accettate le proposte emerse nell'ultima assemblea di Lega Pro, almeno quelle votate a larga maggioranza dai club?
"Il nodo cruciale riguardava la quarta promozione in Serie B, dopo che era stato individuato un criterio basato sulla media punti-partite giocate. Tale criterio, giustamente o meno non sta a me giudicarlo, non è stato ritenuto meritevole da alcune società e questo ha fatto nascere un fronte interno che ha avanzato la richiesta di poter disputare i play-off. Il decreto legge che ha dato pieni poteri alla Figc di poter decidere sui format e anche su eventuali cambiamenti in corsa ha fatto sì che la federazione prendesse determinate decisioni".
Uno degli aspetti che ha destato le maggiori perplessità è quello che ha equiparato, di fatto, le società di Lega Pro a quelle di A e B.
"La cosa triste è che quando c'è da adempiere a dei doveri la Lega Pro è considerata come una categoria super professionistica, al pari delle serie superiori. Quando si parla di diritti non siamo invece trattati al pari di A e B. Nello specifico ora dovremmo riprendere come fossimo la Serie A, attenerci allo stesso protocollo sanitario, ma quando poi andiamo a fare una ripartizione economica noi siamo solo la Serie C. Questa, a mio avviso, è l'incongruenza più grande".
Quali scenari si possono prefigurare?
"La soluzione perfetta non esiste, qualsiasi cosa verrà decisa dal consiglio federale scontenterà qualcuno. Probabilmente è una cosa impossibile, forse resterà un sogno, ma per una volta mi piacerebbe non venissero scontentati solo i piccoli e agevolati i grandi. Sono convinto il consiglio debba provare ad avere meno contenziosi possibili, questo credo lo si possa fare attraverso il blocco delle retrocessioni, dando la possibilità anche alle società di Serie D, nel caso si liberassero dei posti, di essere ripescate dopo le 9 promosse di diritto, e dando vita a un format più ampio sul modello di quanto accaduto in Francia con la Ligue 2".
Non dovesse sbloccarsi la situazione, le società potrebbero anche decidere di scioperare?
"Si potrebbe dar vita a una class action, è una ipotesi. Personalmente auspico le decisioni vengano prese usando il buonsenso. Mi rendo conto non sia facile decidere, ma non vorrei nemmeno si scaricasse come sempre tutto sulla parte bassa della piramide".
In attesa degli sviluppi, cosa è stato deciso per la squadra?
"Come sempre fatto in queste settimane, e come chiesto dagli stessi ragazzi, andiamo avanti dando loro un programma di lavoro settimanale. E' chiaro che una cosa è fare un po' di corsa o un po' di forza, altra cosa è lavorare in gruppo. Andiamo avanti così sino al 28 maggio, poi valuteremo in base alle decisioni che verranno prese. Resta inteso, di questo ne ho parlato con il presidente Giorgio Grassi e il direttore generale Marco Mercuri, che se le cose non verranno fatte in maniera legittima il Rimini percorrerà tutte le possibili strade per tutelare i propri interessi".
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