È un traguardo che sa di liberazione, arrivato all'ultimo respiro ma per questo ancora più dolce. Il Manfredonia Calcio 1932 conquista la salvezza nell'ultima giornata di campionato contro l'Acerrana e si garantisce la permanenza in Serie D per il terzo anno consecutivo (quarta volta totale nella storia recente del club). Un risultato sudato, figlio di un'annata complessa ma affrontata con una chiara visione societaria.
A farsi portavoce della gioia dell'intero ambiente biancoceleste è il patron Gianni Rotice, che nel post-partita ha analizzato a caldo le emozioni e i significati di questa impresa, elogiando la compattezza dell'ambiente.
"Sì, il traguardo è stato raggiunto all'ultima giornata, in una partita che come al solito ci ha fatto soffrire – ha esordito Rotice –. Pensavamo di salvarci con qualche giornata di anticipo, ma l'abbiamo fatto oggi. La soddisfazione resta grandissima: un applauso immenso va a questi ragazzi, a tutto lo staff, al mister e a tutti coloro che sono stati intorno alla squadra. Tutta la struttura e tutta la società hanno dimostrato di muoversi all'unisono verso un'unica direzione".
Una direzione tracciata la scorsa estate, quando la dirigenza ha deciso di voltare pagina, puntando su una linea verde e su conti in ordine. "È un percorso iniziato con questo anno calcistico, in cui si è dato vita a un progetto nuovo, in discontinuità col passato. Un progetto che metteva al centro persone e gruppi che hanno amato e dimostrato di amare il Manfredonia. Persone che, di volta in volta, dentro e fuori dal campo, hanno costruito quella bellezza che oggi si chiama 'salvezza'. È logico che recriminiamo qualche punto perso per strada, ma alla fine ci godiamo per il terzo anno consecutivo questa permanenza in D. La bontà di questo progetto è certificata dal fatto che finiamo con più punti rispetto agli anni precedenti. Da qui ripartiamo: bisogna dire bravi a questi ragazzi, che sono cresciuti giorno dopo giorno".
Il patron sipontino rivendica con orgoglio le fondamenta di quello che definisce un vero e proprio "Modello Manfredonia": "A fianco al risultato sportivo c'è anche il dato finanziario, con il mantenimento dell'equilibrio dei conti. Partiamo da una squadra che ha un'età media bassa e che può soltanto crescere. Ragazzi e under che hanno dimostrato di voler bene a questa maglia, e soprattutto i giovani del settore giovanile e della 'Scuola Calcio' che iniziano ad affacciarsi alla prima squadra. Questo è un modello che cresce in maniera forte, ma che, per continuare a farlo, deve essere sostenuto. Ci aspettiamo, da parte delle istituzioni e di tutti, quella vicinanza non solo in termini di procedure, ma per rendere questa società e questa città calcistica sempre più grandi. Deve esserci una sinergia totale che metta sempre al centro la crescita dei nostri giovani".
Fondamentale, in questa rincorsa all'obiettivo, è stato l'apporto incondizionato della piazza e dei tifosi, accorsi numerosi anche in trasferta ad Acerra. "L'importanza del gruppo è stata fondamentale, così come il fare gruppo con i tifosi. La gradinata e i sostenitori che erano qui ad Acerra ci hanno spinto, e questo clima di armonia ha aiutato il progetto a crescere. I tifosi sono stati determinanti, il loro sostegno lo abbiamo avvertito ovunque. Il bello di questo percorso è che sta avvicinando le famiglie, sta avvicinando la gente alla squadra e al brand Manfredonia Calcio".
E dopo la tensione, è finalmente arrivato il momento di sciogliere le righe e lasciarsi andare alla gioia. Rotice ha infatti chiamato a raccolta un'intera città per la serata: "L'invito lo faccio a tutti quelli che ci hanno sostenuto: vi aspetto per stare tutti assieme al Miramare stasera alle ore 20:00, al nostro ritorno, per goderci questo momento con tantissima gioia. Consentitemi, dopo tanta sofferenza per un anno che ci ha visti su tutti i campi lottare, alla fine è logico che ci meritiamo il grande urlo: Forza Manfredonia!"
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