In occasione dell'inaugurazione della nuova sede del Club Corrente Bianconera, Stefano Osti, ex segretario generale del Siena, ha condiviso le sue riflessioni sul passato, presente e futuro del club toscano, invitando a un approccio realista ma fiducioso.
«I giovani di oggi hanno visto solo la Serie A», ha esordito Osti, «ma chi è più grandicello ricorda che il Siena ha giocato nelle massime categorie solo qualche stagione, rispetto ai suoi 121 anni di storia. Ci sarà un motivo se per più di un secolo ha disputato la C1, la C2 o la D. Ci dobbiamo adeguare alla realtà, pur tenendo a mente i ricordi straordinari vissuti. Immagini bellissime che sono però l'eccezione».
L'ex dirigente, come ripreso da La Nazione, ha poi analizzato la situazione attuale del club: «Il Siena adesso è in Serie D e deve augurarsi che la dirigenza attuale abbia la voglia, l'affetto, l'attaccamento ai colori, per poter lavorare e salire di categoria. Con il tempo e con la passione degli sportivi, che a Siena non è mai venuta meno. La scorsa stagione sono stati sottoscritti 1350 abbonamenti, numero non abituale in D: nella vicina Grosseto, dove le ambizioni erano stralunari, ne sono stati fatto 349... Il passato ci deve solamente far apprezzare che il Siena esiste ancora, il rischio che non succedesse è stato corso».
Riguardo alla stagione appena conclusa, Osti ha offerto un'analisi lucida: «Il campionato è stato drogato dal Livorno che ha impedito una lotta equilibrata come in quasi tutti gli altri gironi. Il livello non è stato eccellente, ma si sono messi in mostra diversi giovani, anche nel Siena. Ma per vincere un campionato non servono solo giovani bravi, ma anche giocatori di categoria. La Robur, probabilmente, venendo da un campionato stravinto in Eccellenza, ha pensato che con poco potesse ripetersi. Ma ogni categoria ha i suoi valori, una sua espressione della tecnica. Comunque, come ho detto, quando negli anni '80 facevamo l'altalena tra la C1 e la C2, non pensavamo ad andare in Serie B, ma a salvarci: essere stati più o meno sempre tra le prime cinque è già un grande risultato».
Osti ha poi lanciato un appello all'unità e al sostegno verso l'attuale dirigenza: «Dobbiamo essere ragionevoli, dobbiamo vedere il bicchiere mezzo pieno e, soprattutto, vista la difficoltà di trovare dirigenze stabili, dare appoggio alla nuova società: sono stranieri, non hanno esperienza del calcio italiano, magari abbiamo noi da imparare da loro su certe cose, come la cultura sportiva o la pazienza. Bisogna far sì che il Siena possa durare a lungo, molto a lungo, con la speranza di una risalita in vista anche delle riforme dei campionati».
Infine, l'ex segretario ha commentato le possibili riforme del sistema calcistico italiano: «Il presidente federale punta a un girone di élite di Serie C, con 20 squadre. Verrebbero a crearsi tre aree professionistiche, la A, la B e la C, poi un cuscino tra la C e l'attuale D. Ma serve l'accordo di tutte le componenti. La riforma del lavoratore sportivo ha già determinato un nuovo essere tra il dilettante e il professionista: un ritorno al passato, al semiprofessionismo, uno status ritenuto all'epoca inadeguato, ma che oggi, dopo 40 anni, è riconosciuto giusto. Il Siena si deve muovere anche in quest'ottica, le infrastrutture e il settore giovanile sono aspetti che deve essere bravo a curare, senza dimenticare i rapporti con la tifoseria, con la città e con l'ambiente tutto».
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