L'eco dell'aggressione subita dal giovane estremo difensore del Volpiano continua a suscitare indignazione nel mondo del calcio. A intervenire sulla vicenda che ha visto un genitore aggredire violentemente un portiere tredicenne al termine di una partita è ora Dino Zoff, leggenda del calcio italiano e campione del mondo nel 1982.
L'ottantatreenne portiere, simbolo indiscusso della storia calcistica nazionale, ha voluto rivolgere un messaggio diretto al ragazzo aggredito, definendolo con evidente affetto "giovane collega". Le parole dell'ex estremo difensore di Juventus e Nazionale rivelano tutta la sua preoccupazione per un episodio che segna profondamente il panorama del calcio giovanile.
Il consiglio di un campione
«Cosa posso dire al giovane collega portiere 13enne del Volpiano, picchiato dal papà di un avversario al termine della partita? Che deve considerare questo episodio come una uscita sui piedi. Non può fare altro per allentare il peso di quello che è successo», ha dichiarato Zoff, scegliendo una metafora calcistica per aiutare il ragazzo a elaborare il trauma subito.
Il veterano del calcio italiano ha proseguito spiegando la sua filosofia: «Deve considerarlo un brutto episodio di gioco, appunto, un'uscita sui piedi. Altrimenti un fatto simile non se lo scrollerà più di dosso. Piuttosto penso a cosa si potrebbe dire al figlio del papà violento».
Proprio sul figlio dell'aggressore, Zoff ha mostrato una riflessione profonda: «Non lo so. Difficile trovare le parole. Immaginiamo cosa possa provare in queste ore».
L'incomprensibilità della violenza
L'ex portiere non nasconde il proprio sgomento di fronte alla brutalità dell'episodio. Interrogato sulla possibilità che simili comportamenti possano scaturire dalla tensione agonistica, la sua risposta è categorica: «No, non è concepibile. Un raptus ti può venire in una lite per un parcheggio. E non dovrebbe accadere. Ma non è pensabile usare quella violenza nei confronti di un ragazzino, un bambino in fondo. Davvero non so cosa pensare».
Il problema dei genitori invadenti
L'analisi di Zoff si estende al fenomeno più ampio dell'eccessivo coinvolgimento genitoriale nel calcio giovanile: «I genitori partecipano molto, ma spesso sono al di fuori da ogni regola sportiva e di educazione. Spesso riversano sui figli le loro ambizioni, la voglia di emergere. A volte la loro partecipazione è deleteria. Non è un caso che ci siano sempre meno bambini che giocano: la pressione è troppa, anche nelle squadrette».
Il campione del mondo identifica chiaramente il nucleo del problema: «Quello che non capiscono è che i ragazzi si vanno a divertire. Se poi uno è bravo emergerà, verrà fuori, diventerà famoso».
Un confronto generazionale
Ripensando alla propria infanzia calcistica, Zoff evidenzia un netto cambiamento rispetto al passato: «No, non ricordo episodi simili. I genitori non intervenivano. A volte non intervenivano neanche nella scuola, figurarsi. I miei mi dissero: "Se sudi e studi facciamo i sacrifici, altrimenti vai a lavorare". E io andavo anche a giocare».
L'esperienza personale dell'ex portiere con il proprio nipote sedicenne, anch'egli portiere, conferma la sua visione del calcio giovanile: «Ha 16 anni, gioca a calcio e fa il portiere. Lui si va a divertire. Ed è quello che dovrebbero fare tutti i ragazzi che giocano a calcio. E anche i loro genitori».
Il messaggio finale
Concludendo la sua riflessione, Zoff torna al giovane portiere del Volpiano con un messaggio di speranza e resilienza: «Quello che dicevo prima: lo consideri un brutto episodio di gioco, una uscita finita male. Se vuole continuare a giocare, questo giovane collega dovrà superare tutto questo, magari ci vorrà del tempo, ma può farcela. Così tornerà tra i pali e continuerà a divertirsi. Perché questo è quello che si deve fare su un campetto di calcio: divertirsi».
Le parole del leggendario portiere risuonano come un monito per tutti gli adulti che gravitano attorno al mondo del calcio giovanile, ricordando che l'obiettivo principale deve rimanere sempre il divertimento e la crescita sana dei ragazzi, lontano da pressioni eccessive e, soprattutto, da ogni forma di violenza.
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