Il Follonica Gavorrano mette il sigillo sulla propria permanenza in categoria al termine di una finale play-out contro il Camaiore che ha regalato emozioni e tensioni fino all'ultimo secondo, chiudendosi sul punteggio di 3-2. Una vittoria che sancisce la fine di un incubo per i biancorossoblù e, soprattutto, per il tecnico Lucio Brando, apparso visibilmente provato ma sollevato dopo una gara vissuta lontano dalla panchina a causa di una squalifica.
«Oggi è stata una sofferenza, non lo auguro neanche al mio peggior nemico. È finita anche una squalifica che reputo assurda e immeritata perché so benissimo cosa ho detto e fatto, quindi mi è toccato fare le ultime cinque partite non vicinissimo ai ragazzi. Nella partita di oggi è stata una sofferenza come è giusto che sia, adesso mi devo anche impegnare a sorridere perché dicono che non sorrido mai, ma la stanchezza c'è».
Il tecnico ha voluto dedicare immediatamente il traguardo raggiunto alla proprietà, sottolineando il legame profondo che si è creato con la dirigenza maremmana. «In primis dedico questa vittoria alla famiglia Manzi perché se lo merita. È una famiglia che non ci fa mancare nulla e che sentiamo sempre molto presente. Questa è una società magnifica che non può concedersi di non fare almeno questa categoria per tutti gli impegni che ci mette».
Il bilancio di Brando sulla stagione appena conclusa è quasi un racconto epico, fatto di ostacoli imprevisti e una pressione costante che ha reso il tempo dilatato. «È stata un’annata pazzesca, mi sembra di essere qua da cinque o sei anni. Sono successe delle cose che chi non ha vissuto il nostro ambiente non può sapere e non può capire. Ci sono state tante difficoltà, tanti imprevisti e molti episodi negativi dettati dal fato che sembravano segnare l'annata».
Nonostante la percezione di una stagione quasi "stregata", l'allenatore rivendica con forza il merito del gruppo nel ribaltare un destino che sembrava già scritto. «Siamo stati bravi ad andarcela a prendere. Sono sicuro che questo è un risultato dettato dal grandissimo lavoro che abbiamo fatto durante le settimane. Chi ci è stato vicino sa quanto questi ragazzi hanno lavorato e quante energie abbiamo messo per arrivare a questo traguardo meritato».
Le parole di Brando descrivono un ambiente che ha saputo soffrire in silenzio, compattandosi nel momento del bisogno senza cercare scuse esterne. «Bisogna darci delle gran pacche sulle spalle perché siamo andati oltre a tantissime difficoltà. Quasi mai siamo arrivati ad esternare quelle che erano le difficoltà oggettive e abbiamo mandato giù tanti bocconi, però siamo stati sempre sul pezzo e non abbiamo mollato mai».
Un passaggio fondamentale dell'intervista è dedicato al rapporto umano con i propri calciatori, definiti esemplari sotto ogni punto di vista. «Devo fare un grandissimo abbraccio ai ragazzi perché sono stati stupendi, non hanno mollato mai. È stato bello allenarli, è un gruppo sano dove hanno fatto tutto quello che gli veniva chiesto. Meritato, è davvero meritato, adesso però abbiamo bisogno di staccare e di riposare».
Il tecnico non nasconde quanto sia stato gravoso il percorso psicologico affrontato da quando si è seduto sulla panchina del Follonica Gavorrano. «Sono state settimane e mesi tremendi. Quando sono arrivato speravo di fare un percorso diverso e poi siamo incappati in una serie di difficoltà mai viste. Qualche anno di Serie D l’ho fatto, ma una cosa del genere non mi era mai capitata. È stato un grosso insegnamento che mi porto dietro e dentro».
Guardando al futuro, Brando si dice fiducioso per la forza imprenditoriale e progettuale della società, che ha già dimostrato di voler guardare avanti con ambizione. «Sono strasicuro perché conosco la famiglia e l'ingegnere Lorenzo, sono certo che avranno grandi cose già in testa dal punto di vista progettuale. Nel calcio bisogna essere bravi, ma avere a che fare con imprenditori capaci mi rende tranquillo».
In chiusura, un riferimento alla sua promessa personale fatta alla dirigenza al momento dell'incarico, in un anno calcistico che definisce "nefasto" ma concluso con il sorriso. «Glielo avevo promesso personalmente e sono contento di aver mantenuto questa promessa. Adesso sono quelle sensazioni di liberazione che fanno parte del nostro mondo. L’essenza del calcio è questa: l’adrenalina, la gioia e il sale del nostro lavoro. Ora godiamoci questa festa».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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