Il calcio dà, il calcio prende. E a volte, proprio quando conta di più, restituisce tutto con gli interessi. È la favola a lieto fine di Nicola Sforza, centrocampista dell'Orvietana, che con un suo colpo di testa ha steso il Poggibonsi nella drammatica sfida dei play-out del girone E di Serie D, regalando ai biancorossi una salvezza tanto sofferta quanto meritata.
Una gioia incontenibile per il ragazzo, arrivata peraltro al culmine di un periodo non facile, condizionato da un infortunio che lo aveva tenuto lontano dal rettangolo verde nelle ultime, decisive, settimane. Ma il destino aveva in serbo per lui il palcoscenico più importante.
Nella sala stampa, con gli occhi ancora lucidi di adrenalina e felicità, Sforza ha ripercorso i momenti chiave di una giornata indimenticabile, partendo proprio dall'attimo che ha deciso la stagione: la rete della vittoria.
"Com'è andata? Ho sfruttato questo colpo di testa – racconta il centrocampista con il sorriso sulle labbra – e sinceramente l'azione in sé non me la ricordo neanche in modo nitido, ma la palla è entrata ed è l'unica cosa che conta. Subito dopo volevo correre a esultare, ma i miei compagni mi hanno fermato sommergendomi. Sono davvero molto contento".
Un gol che sa di redenzione. In passato la sfortuna si era accanita su di lui, come in quell'occasione in cui una sua deviazione di testa era finita sul palo, rischiando di compromettere la rincorsa della squadra. La ruota, però, ha girato dalla parte giusta.
"Sì, alla fine ha girato tutto come doveva – conferma Sforza –. Secondo me il 'Dio del calcio' ci ha premiati per tutto il lavoro che abbiamo fatto insieme al mister. È stato l'ultimo a non mollare mai, ci ha creduto sempre e ci ha trasmesso questa forza d'animo veramente bene. Ci tengo a ringraziarlo pubblicamente. Ora ci godiamo questa salvezza".
Dietro al calciatore c'è però il ragazzo, e nei momenti di massima gioia il pensiero vola sempre a chi ci ha sostenuto nei momenti bui. La dedica per questo gol, il più pesante della sua carriera finora, è tutta per gli affetti più cari: "Dedico questo traguardo a tutta la mia famiglia, ma soprattutto a mio nonno. Purtroppo oggi non è potuto essere qui ed è costretto a casa sul divano... ma sicuramente, con il cuore, è stato qui al nostro fianco".
Questa stagione segna per Sforza anche un passaggio cruciale a livello anagrafico e sportivo. È il suo ultimo anno nello status di "under", un'etichetta che spesso mette pressione ai giovani calciatori, ma che lui ha saputo gestire con maturità, raccogliendo i frutti di un percorso iniziato proprio a Orvieto fin da ragazzino.
"Nonostante sia il mio ultimo anno da under, sto vivendo la situazione in modo sereno – spiega il centrocampista –. Non sono il tipo che va a guardare ossessivamente le statistiche, quante presenze ho accumulato o quanti gol ho fatto".
Eppure, la crescita in campo è evidente, soprattutto nella lucidità nei momenti decisivi. "Se c'è stato un miglioramento? Assolutamente sì. Forse l'anno scorso non sarei riuscito a tirare in porta quel pallone in quel modo, ma quest'anno è andata così. Si è chiuso un cerchio, per me, e ne sono felice".
Un cerchio che si chiude proprio lì dove tutto è iniziato, nella squadra che lo ha cresciuto calcisticamente. "Questo risultato è frutto di tante esperienze, sia negative che positive, vissute durante questa stagione e in quelle passate – conclude Sforza –. È tutto questo bagaglio che mi ha formato e mi ha permesso, oggi, di farmi trovare pronto per fare gol".
L'Orvietana resta in Serie D. E da oggi, la storia della società biancorossa ha un nuovo, giovane, eroe da celebrare.
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