Se Nicola Sforza è stato l'uomo della provvidenza per aver siglato il gol decisivo, Jacopo Formiconi è stato senza ombra di dubbio il guardiano silenzioso e insuperabile dell'Orvietana per tutta la stagione. Una salvezza, quella conquistata nel play-out contro il Poggibonsi, costruita anche e soprattutto sulle fondamenta solide del proprio estremo difensore, capace di giocare tutte le partite dell'anno dal primo all'ultimo minuto.
Statistiche alla mano, il bilancio del portiere biancorosso è impressionante: 38 presenze totali (34 in campionato, una ai play-out e tre in coppa) e ben 16 clean sheet, ovvero partite chiuse con la rete inviolata. Ma dietro ai numeri c'è un ragazzo che ha saputo soffrire, sognare e guidare la difesa nei momenti di massima tensione.
Nella sala stampa, visibilmente sollevato dopo l'agonismo alle stelle della sfida decisiva, Formiconi ha riavvolto il nastro di una partita vissuta sul filo del rasoio, specialmente in occasione dei due legni colpiti dagli avversari.
"Diciamo che c'è stato un po' di terrore – ammette candidamente il portiere –. Ma il calcio in realtà è anche questo, come dicevamo prima. Durante l'anno abbiamo colpito noi pali, traverse, sfiorato gol e fatto tante parate. Magari oggi qualcuno lassù ha deciso di ridarci qualcosa indietro. Sul momento quei palloni sui legni ci hanno dato una botta di paura, ma poi la squadra in campo si è data da fare e ha dimostrato ciò che vale. Questa è la cosa più importante".
Un traguardo sudato che per Formiconi rappresenta una rivincita personale, dopo un'annata precedente passata spesso nelle retrovie. "Questa stagione era un po' il mio sogno. L'anno scorso avevo fatto molti sacrifici, giocando comunque nove partite, che sono abbastanza, ma avevo dato tanto. Quest'anno volevo cercare di riprendere in mano la situazione e far fruttare tutti gli sforzi fatti. Spero di esserci riuscito, sono molto contento. Sicuramente quello che ho provato oggi, e in tutto il campionato, è qualcosa che non si può minimamente spiegare a parole".
Nonostante i numeri da record per un "esordiente" nel ruolo da titolare inamovibile, il numero uno biancorosso sceglie la via dell'umiltà, dividendo i meriti dei suoi 16 clean sheet con l'intero ambiente: "È una soddisfazione grandissima, ma non solo personale. Bisogna dare i meriti ovviamente a Giulio[l'allenatore dei portieri, ndr] e soprattutto alla squadra. Da quando è arrivato il mister, il gruppo si è ricompattato e da quel momento abbiamo subito davvero pochi tiri in porta. Molti di questi 'cliché', come li chiamate voi, vanno in realtà a tutti loro".
Tra le innumerevoli parate che hanno puntellato la stagione, c'è un intervento in particolare che Formiconi porta nel cuore e che ritiene fondamentale per l'inerzia dell'intero campionato biancorosso: "Se devo sceglierne una, riconfermo quella fatta contro il Foligno. Penso che abbia dato una vera e propria svolta al nostro campionato, che non era partito al massimo. Scelgo assolutamente quella".
La chiacchierata si sposta poi sulle emozioni dello spogliatoio al fischio finale, dopo una settimana vissuta in trincea. "Il ritorno negli spogliatoi? Bellissimo. Come ho detto, non sono emozioni che si possono raccontare facilmente, solo chi le ha vissute può capire davvero. C'è stata una settimana di forte tensione, sapevamo che questa era a tutti gli effetti una finale, e come in ogni finale la tensione era altissima. Ma alla fine penso che l'abbiamo gestita abbastanza bene". E c'è stato anche tempo per festeggiare il match-winner Sforza, con un aneddoto simpatico: "A Nicola negli spogliatoi abbiamo detto, un po' scherzosamente, che questo è stato il suo 'anno sabbatico', perché ha deciso di concentrarsi solo ed esclusivamente sul calcio... e alla fine ha dato i suoi frutti!".
E ora? Con una stagione da incorniciare alle spalle, le voci di mercato iniziano inevitabilmente a farsi sentire intorno al suo nome. Formiconi, però, per il momento preferisce godersi l'attimo: "Adesso vediamo un attimo. Abbiamo un po' di tempo per decidere cosa fare... ci penseremo".
Qualunque sia il futuro, il presente dice che l'Orvietana è salva. E buona parte del merito è di quelle mani, capaci di abbassare la saracinesca per ben sedici volte in una stagione da ricordare.
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