Al termine della semifinale playoff che ha visto l’Ancona capitolare contro il Notaresco, il tecnico Agenore Maurizi si presenta in sala stampa con un volto che tradisce tutta l'amarezza per un obiettivo sfumato in modo quasi inspiegabile. Il tecnico non cerca scuse, ma analizza con una lucidità quasi chirurgica il crollo mentale e fisico di una squadra che sembra aver perso il suo smalto proprio nel momento decisivo.
«Quello che non è andato in una gara è sempre difficile stabilirlo con certezza, di sicuro negli ultimi tempi la squadra ha mollato troppo a mio avviso. Abbiamo mollato dal punto di vista mentale. Già dalla partita di Senigallia c’erano avvisaglie che la condizione, non proprio fisica ma legata agli infortuni, fosse seria. Forse abbiamo pensato di gestire troppo alcune situazioni in campo, ma noi siamo una squadra che ha fatto della pressione a tutto campo il proprio cavallo di battaglia».
Secondo il mister, l’Ancona non è strutturata per amministrare il vantaggio, e proprio il tentativo di gestire il match ha portato alla sconfitta. «Quando andiamo in gestione fatichiamo a rimanere concentrati per tutta la partita. Eravamo in totale controllo, poi è bastato un fallo laterale, ci siamo persi l'uomo, questo ha crossato ed è arrivato il gol. Dalla panchina mi sembrava che la squadra fosse in totale gestione, ma il calcio è fatto di episodi e se non siamo attenti rischiamo quello che è successo oggi».
L'analisi di Maurizi si sposta poi sul rendimento dell'ultimo mese, evidenziando come i segnali di crisi fossero già presenti. «Nelle ultime cinque partite di campionato abbiamo fatto otto punti, eravamo la settima o ottava squadra per rendimento, e questo era già un campanello d'allarme. Non è stata una sconfitta meritata sul piano del gioco, ma è stata una vittoria buttata, un passaggio del turno regalato perché in superiorità numerica dovevamo gestire meglio la partita senza subire».
Il tecnico respinge l'idea che la pressione della piazza abbia giocato un ruolo chiave, puntando invece sulle caratteristiche tecniche del gruppo. «Non penso sia un problema di pressione, ma di caratteristiche. Siamo una squadra che gioca un determinato tipo di calcio e quando proviamo a fare altro fatichiamo. Se avessimo giocato così tutto l’anno non avremmo fatto settantasei punti. Le assenze pesanti e le direzioni arbitrali spigolose ci hanno condizionato, ma non deve essere un alibi».
C’è spazio anche per un’autocritica severa sulla gestione dei cambi e sulla costruzione della rosa. «Durante la partita si sono aggiunti gli infortuni di Gerbaudo e Petito, e c'è stato l'errore fatto sul cambio: volevo far entrare Teraschi ma non è stato possibile per una questione di slot. È andata così, bisogna farne tesoro, ma fa male uscire contro una squadra che ha fatto venticinque punti meno di noi in campionato. È una partita nata male durante la settimana e proseguita male sul campo».
Uno dei punti chiave è stato il calo dell'aggressività, un dato statistico che Maurizi cita con preoccupazione. «Eravamo la squadra che recuperava più palle nella metà campo avversaria, ma nelle ultime sei partite questa percentuale si è abbassata drasticamente. L’indice di aggressività è crollato da 5.8 a 4.2 nel giro di poche gare, una roba che non si può perdere. Avevamo bisogno di interpretare la gara con uomini diversi che non avevamo, e questa è una responsabilità mia».
Sulle prospettive future e sulla sua permanenza sulla panchina dorica, Maurizi preferisce non sbilanciarsi troppo, pur lasciando intendere quali siano le condizioni per ripartire. «È prematuro parlarne, sono abbastanza amareggiato. Ho un altro anno di contratto e mi sono trovato benissimo con società e piazza, ma devo fare delle valutazioni. Ancona merita una squadra che stia prima in classifica dalla prima giornata all'ultima. Se si resta qui, bisogna avere questa forza».
Infine, un pensiero ai giocatori che sono mancati e all'impatto che hanno avuto sull'economia del gioco. «L'infortunio di Proromo ci ha privato di uno dei calciatori più forti in circolazione per palloni recuperati e intensità. Mi è mancato tantissimo perché contavo su di lui per sostituire Gerbaudo o Gironese. Il calcio premia chi non si arrende, e oggi ha premiato il Notaresco che è venuto qui col coltello tra i denti, mentre noi siamo stati puniti da episodi sfavorevoli».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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